Sardoncini scottadito

Ci sono piatti che profumano d’estate sempre.
Sono eternamente leggeri, divertenti e spontanei.
Vestono di nostalgia i primi mesi d’autunno.

Proprio come questo ottobre che è caldo ancora un po’ per ricordarci che l’estate è una sensazione che scivola via senza fretta.
Con quella griglia che si accende ancora per i pranzi della domenica.
Con quel maglione che copre un vestito ancora leggero.

 

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L’Osteria dell’Arco e il suo profumo d’autunno

E’ un autunno, questo, che non si sente ancora sottopelle.
Si sta avvicinando con temperature fin troppo clementi, e con fare gentile sembra non voler congedare l’estate per non sembrare maleducato.

Quell’estate che, per noi Marchese, è stata davvero lunga e ci ha troncato il respiro più di una volta.
Un’estate rumorosa, accecante.
Ma ora, finalmente, sta arrivando il morbido autunno, con il suo carico di generosità.
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Orlandi Passion: la perfetta tazzina di caffè.

L’Italia è una repubblica fondata sul caffè.
E’ quel profumo che fa partire la giornata e trasforma chiunque in un vero e proprio homo sapiens, dotandolo addirittura della parola e della simpatia.
E’ quel momento in cui il mondo si ferma e si ha tempo per noi stessi; un tempo che scorre lento e silenzioso prima che la giostra ricominci con il suo moto centrifugo.
E’ quell’attimo carico di abbracci che sancisce ogni volta la reunion di noi Marchese in terra marchigiana (ok, questo momento spalleggia con le bollicine ma dipende sempre dall’ora).
Avendo una dichiarata dipendenza dal caffè siamo andate in torrefazione da Mauro Cipolla, proprietario della Orlandi Passion Happy Lifestyle di San Benedetto del Tronto, a farci raccontare il lavoro che si cela dietro una tazzina di caffè.
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Anguì. Lo street food a miglio zero

Arrivare ad Ancona significa arrivare al porto; sì, pure se arrivi in treno perché finchè il porto non finisce, Ancona non inizia.
E’ il primo segno che ti convince dell’esistenza di una qualche architettura in città, dopo la passeggiata nel quartiere Archi.
Porta Pia.
La Mole Vanvitelliana.
Poi, finalmente eccola, arroccata e in disparte che si affaccia timida e ti sorride con il suo incantevole centro storico.
Ma sono sicura che il porto sarebbe la carta con cui la città si giocherebbe il tutto e per tutto in una sfida a poker tra gentiluomini.
Perché è un luogo vivo e decisamente fruibile, vuoi per una corsa la domenica mattina, vuoi per i diversi locale che, proprio al porto, sorgono da più o meno tempo.

Da un anno, tra i vari punti di ristorazione, spalleggia come un bimbo entusiasta ANGUI’, nato dal sogno di Andrea Brazzini e Guido Capozucca in quella che precedentemente era un’edicola.
Un angolino dedicato allo street food e al cibo da asporto a miglio zero.
Incuriosite dal termine, raramente utilizzato per sottolineare la sostenibilità della pesca e dei prodotti ittici, siamo andate a fare due chiacchiere con i ragazzi di Anguì che ci hanno raccontato come è nato il loro progetto.

Intanto il nome: Anguì è l’acronimo di Andrea e Guido, amici da sempre e soci dalla scorsa estate.
Si sono conosciuti da ragazzini, proprio andando in barca insieme e condividendo questa grande passione per il mare.
Poi Andrea ha iniziato a lavorare in banca mentre Guido ha proseguito il lavoro sul peschereccio di famiglia: il “Maro Grosso” che, in dialetto civitanovese, significa mare mosso.

Certo, i sogni iniziano sempre con un “Pensa se..” ma capita che, correndo per il porto con tua moglie, il destino ti metta davanti un locale sfitto di proprietà delle ferrovie.
Basterebbe vincere il bando..” ti dici.
E poi ti ritrovi con il Maro Grosso che è il tuo fornitore di fiducia, che fa pesca a strascico portando a casa prevalentemente sgombri, seppie, calamari, mazzancolle.
Proprio questa è la filosofia di Anguì: proporre nel localino vista porto il pesce pescato da Guido la notte precedente.
A miglio zero.
Come funziona?
Il peschereccio va in mare, ogni notte intorno alle 2 torna in porto a scaricare le cassette del pescato che vengono portate al mercato ittico all’asta.

Il porto è diventato una sorta di lungomare per Ancona, uno spazio dove passeggiare e con un progetto water front basato sull’idea di eliminare le barriere e accogliere i turisti in città anche attraverso i prodotti tipici del mare e i pesci meno conosciuti o poveri come i moli che fanno parte della classica frittura di paranza.
Oltre allo street food la proposta gastronomica passa anche attraverso burger di pesce e piatti della tradizione studiati insieme allo staff da Massimo Bomprezzi.
Insomma non avete che l’imbarazzo della scelta.

L’estate ha portato una mole di lavoro intensa e soddisfacente ma il mare non si ferma, forse si placa ma non è mai immobile; ecco perchè per l’autunno l’idea è quella di puntare sull’asporto e, per quanto possibile, provare con la consegna a domicilio nella zona centro, nell’attesa della bella stagione.
Ma ora, fino a quando l’autunno regalerà  giornate calde e accoglienti, saprete dove fermarvi nella visita della parte marittima di Ancona.
Dalla Mole all’Arco di Traiano, una pausa ve la meriterete di sicuro!

 

Zuppa inglese

Arrivare a quasi quarant’anni e non aver mai assaggiato la zuppa inglese.
Capire al primo cucchiaio che arriva alla bocca di aver perso tanto.
Sostituire tutti i dolci fatti in casa con la zuppa inglese.

Ecco com’è andato il mio approccio in tre step con questo dolce al cucchiaio profumato di casa, vintage e Alchermes.
Un po’ una donna di una certa età che mantiene fascino e savoir faire.
Un po’ come un foulard di Hermes che sta bene con i jeans e la maglietta.
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Il Tiglio è vivo. Viva il Tiglio!

Dalle pendici dei Sibillini, riecheggia l’eco della cucina del Tiglio, accompagnata da un magico profumo che non si può dimenticare.
Percorre le dolci colline del piceno come un amore osteggiato e, proprio per questo, sempre più potente.
Sbuca sulla costa e risale a ritmo spedito verso nord, quasi non potesse aspettare troppo tempo per sfogarsi, quasi l’urgenza di rinascere fosse incontenibile.
Approda a Porto Recanati, un luogo sicuro dall’aria salmastra e lì trova il mare, la quiete dopo la furia della natura tragicamente sperimentata.
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Verdure ripiene alla marchigiana

La campagna marchigiana è quel luogo in cui mi rifugio quando ho bisogno di purificare la mente.
E’ quella bellezza a cui non mi abituerò mai.
E’ quel tempo che riesce a fermarsi e, quasi, a tornare indietro permettendomi di cogliere le sfumature più belle della vita.

Sono i ricordi di un’infanzia trascorsa nella casa degli zii a Magliano di Tenna, quando mio nonno tornava dai suoi fratelli durante le vacanze.
Le mattine avevano come sveglia il canto del gallo, il sapore indimenticabile del ciambellone di zia Lia, il “buongiorno” di zio Lino di ritorno dai campi.
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