Il rosa color carattere: maiale con rabarbaro in agrodolce

di Letizia FedericiUno

Sono per i colori forti.
Il rosa di oggi non avrà niente a che fare con pastelli, bon bon e confetti.
Il mio è un rosa determinato, molto vicino al rosso, un fucsia che tende al ciliegia, una tinta scioccante, che vedi anche ad occhi chiusi.
E, così come non sono per le sfumature, così prediligo da sempre i sapori decisi.
E le persone decise.
Grintose.
Con l’occhiaia profonda e l’iride che brilla.

Non è un caso se oggi paragono il rabarbaro a Heather Anderson, l’imprenditrice che guida Whuitmuir, l’ormai nota azienda agricola in cui amo farmi inseguire da maiali affamati (e molto rosa), impacchettare box di frutta e verdura, allietare i clienti del ristorante col mio “intrigante” accento italiano. Tanto per riassumere con un semplice tris le giornate deliranti qui a Lamancha, Scozia.

Due

Heather è come il rabarbaro. O lo ami o lo odi.
Devi cuocerlo dolcemente prima di approcciarlo, altrimenti non ti va giù.
È tenace, dritto, mette allegria. E dolce ma forte. Succoso e sorprendente, ma va saputo gestire.
Se capito, il rabarbaro può diventare uno degli elementi più versatili.
Come lei che mi corre incontro la mattina lanciandomi i tre biberon per i tre agnellini della fattoria, per poi infilarsi le scarpe da donna e fuggire ad una conferenza a Edinburgo sulla sostenibilità del cibo e l’educazione alimentare nelle scuole.
Lei che parla talmente tanto che i primi giorni ero convinta avesse origini italiane. Ma poi ho capito che ha un vulcano al posto della testa, in continua eruzione; e deve sempre fare mente locale perché è lei e solo lei che ha la visione completa del delicato ingranaggio che compone questa oasi organica. Un puzzle molto femminile che si dirama tra la cucina, il negozio di prodotti bio, l’ecommerce, gli animali, le serre, i progetti di implementazione.
Senza contare temi meno “nobili” quali gli stipendi da pagare, la gestione sempre molto delicata del personale, i finanziamenti che non sono mai abbastanza e clienti da seguire e coccolare.

Altro? Questa donna non dorme mai.
Eppure la passione le brucia talmente che se non stai attento, ti scotti pure tu che le stai accanto.
Non è sempre facile capirla e gestirla, ma sa tirare fuori una dolcezza strepitosa se cucinata bene. Come il nostro rabarbaro.
Ecco che, per celebrare la settimana rosa, ho deciso di abbinare questo frutto esotico e tanto usato nelle Highlands con il maiale, una delle carni più pink, succulente e goduriose che ci siano.
E ben si presta al sapore agrodolce, un po’ lascivo un po’ aspro, che io tanto amo.
Il mio maiale fucsia è, tra l’altro, una delle cose più semplici e rapide da mettere in tavola. E ve lo dimostro.

Tre

 

Ore 19.30 Taglio del rabarbaro a cubetti, cottura del rabarbaro in un po’ d’acqua, qualche goccia di salsa di soia, zenzero a listarelle e zucchero grezzo.

Ore 19.35 Mentre il rabarbaro va e inizia a profumarvi di rosa la serata, tagliate a strisce o a tocchetti il maiale, vedete voi la geometria che più vi si addice. Conditelo con una delicata mano di farina, sale e pepe.

Ore 19.40 Tirate fuori il wok (o una pentola antiaderente, ma io sono innamorata del wok e quindi preferisco quello), fate rosolare una spolverata di scalogno e saltate a fuoco alto il maiale, allungandolo con un po di brodino che dovrebbe aver fatto Mister Rabarbaro di là, nell’altra pentola.

Ore 19.48 Accoppiate le due padelle e unite il tutto in una cremosità unica.

Io ho ultimato con una spruzzata di Verdicchio Pievalta.
E’ stato come infrangere un’onda in una spiaggia già cremosa. Una bomba.

Ore 19.55 Rabboccate il calice che è ora di mangiare.
Accendete la musica.

Io, se vi interessa, mentre cucinavo ascoltavo questa:

Se avessi avuto un po più di tempo, ci avrei abbinato il riso basmati integrale che ho comprato proprio oggi, e che avrei profumato con un po di menta, se ce l’avessi avuta.
Ma questo lato molto fresh che caratterizza il mio gusto, va provato e moderato a seconda di quanto si voglia spingere e osare.

Perchè, possiamo dare il colore che vogliamo alle cose, decidere di descriverle con un tono piuttosto che un altro. Ma quello che a me piace, che io concordi o meno con la ricetta o l’abbinamento scarpa-borsa proposti, è la sottile linea che attraversa la nostra interpretazione delle cose.
Della vita , del maiale, del rabarbaro, del rosa.
E’ quello che in ogni caso identifica il nostro carattere e le nostre inclinazioni, che ti mette in luce o alla gogna, che ti rende amato o odiato, che ti rende leader o boarderline.
O banalmente che ti fa, in quel momento, passare inosservato.

Ma è comunque la tua tonalità, è la tua nota musicale, è la tua ricetta per sfangare una giornata no.
E il mio rosa è un rosa rabarbaro, contaminato dal verde e molto vicino al rosso.

Quattro

 

Che piaccia o no, sebbene in tanti dicano che il rabarbaro è rosso, beh… per me è cosi, è rosa contaminato dal verde e tendente al rosso.
E, detto tra noi, lo penso ancora di più mentre, con soddisfazione, guardo Alex, Kitty e Jack che puliscono felici gli avanzi della mia foto. Enjoy!|

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