Le Marche da passeggio. Inizia la settimana dello street food

di Dorina Palombi

Niente è più social del cibo.
Il cibo parla di produttori, di territorio, di storie e di tempo.
E’ qualcosa da condividere, qualcosa per cui “share is care” è il motto più azzeccato.
E condividere il cibo, per noi Marchese, è condividerne non solo le ricette ma, soprattutto, la cultura e l’informazione.

Questa settimana la condivisione enogastronomica toccherà la strada.
Certo, il termine street food è anche fin troppo utilizzato, e ciò che fa moda e tendenza, a noi, non fa impazzire completamente.
Ma vogliamo farvi vivere il cibo da strada in un modo un po’ diverso,  farvi vedere le Marche da passeggio e farvi sorridere notando come le avete ogni giorno sotto gli occhi.

Anikò Cedroni

Dimenticate la camionetta del lurido all’uscita delle discoteche, quello che propone panini di dubbio gusto che hanno sfamato, ammettiamolo, ognuno di noi nei folli momenti di disperazione post bagordi.

Provate invece a immaginare ricette sextainable: ricette da passeggio (ma che andranno benissimo per una cena leggera con gli amici con una birra e un sacco di chiacchiere) che urlano la loro regionalità ma lo fanno in modo accattivante, che parlano delle Marche ma che si racchiudono in una mano e scompaiono in un soffio.

Panino di Porchetta con Porchetta

Il cibo da passeggio è come un bacio rubato in un pomeriggio di luglio.
E’ l’emblema del voyerismo.
E’ il lasciarsi guardare mentre facciamo qualcosa che normalmente rifugge gli sguardi estranei.
Mangiare è un atto che si compie in un luogo chiuso: certo, penserete che i ristoranti tanto chiusi non sono; ognuno di noi però, è completamente dedito a chi ha davanti e poco interessato alla gente intorno. E comunque il pasto si compie intorno a un tavolo.

Lo scopo dello street food è tornare a un livello “primitivo”: niente posate, o comunque ridotte al minimo; un tovagliolo e della carta a contenere il nostro oggetto del desiderio. Niente orpelli, niente arzigogoli o iperbole. Solo il  gusto, le mani..e niente di più. 

Il cibo è il protagonista e il territorio l’ingrediente principale. E’ quel genere di cibo che racconta al 100% un territorio. Se dico lampredotto pensate subito alla Toscana, se dico piadina la vostra mente corre subito a Riccione. C’è poco da fare.

Anche le Marche in questo sanno farsi valere: la crescia farcita con casciotta di Urbino, il pescato del giorno venduto al chiosco di Morena se passate da Ancona; e poi le olive fritte di Ascoli e gli arrosticini quando il confine con l’Abruzzo è quasi impalpabile. Pensiamo anche alle idee super innovative degli chef marchigiani che trasformano i piatti della tradizione per esaltare il gusto o, semplicemente, per giocare e divertirsi.
Ben venga allora lo splendido Anikò di Moreno Cedroni a Senigallia con la sua salumeria ittica, lasciatevi invitare al piacere dal panino di porchetta di Mauro Uliassi o giocate con Errico Recanati e la sua oliva all’ascolana.

Divertitevi allora, sporcatevi le mani, assaporate in un sol boccone la vita.
Fate cadere maschere e tornate primitivi.

Facciamo un'oliva

 

 

 

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