E la Marchesa del Gusto morì con un felafel in mano

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Mi ha sempre divertita il titolo di questo libro. Sarà perchè le cose serie preferisco prenderle con ironia e le faccende ironiche molto seriamente. Sarà perchè quando è uscito avevo 18 anni e mi preparavo a lasciare il nido e mangiarmi il mondo, a condividere stanze, serate, aule studio e dispense con tanta gente diversa. E il racconto un po di questo parla.

E morì con un felafel in mano è un’autobiografia dell’autore, John Birmingham, il quale ha veramente coabitato con 89 persone diverse, annotandone tick, abitudini e follie varie. Ne è venuto fuori un romanzo tragicomico dal tono vagamente esistenzialista, a metà tra le Metamorfosi kafkiane e Melrose Place”.

Da allora il felafel, piatto arabo così esotico ma non così tanto lontano, nel mio immaginario, dalle polpette fritte italiane, è diventato uno dei miei comfort food.

Colonna sonora del film tratto dal libro: eccezionale. Per me, leitmotiv del mio primo anno all’università, per cui impagabile.

Ma veniamo a noi e prepariamo la cena. Come al solito, vi ricordo che i miei consigli culinari non sono mai dotati di esatti pesi e misure, rientra nel mio carattere e nella mia discutibile creatività. Questo certamente mi banna da qualsiasi scuola professionale, lo so, ma del resto cucino per passione e per scaldare le serate, per condividere spunti e giocare, giocare, giocare.

Allora, i miei “felafel letali” sono cucinati con la lenticchia coltivata a Serra de Conti, tenera, di piccole dimensioni e piuttosto veloce da trattare. Per rendere questa deliziosa materia prima digeribile anche per gli stomaci più delicati, l’ho tenuta in ammollo un paio d’ore, dopo di che l’ho sciaquata bene e cotta a fuoco medio in un pentolone con sedano, carota, patata, cipolla per farla insaporire per bene.

Sarebbero bastati 40 minuti a partire dall’ebollizione ma, dovendola poi frullare, ho preferito che si macerasse naturalmente con il brodo odoroso.

Mentre accendevo il forno a 200° (oggi facciamo quelli attenti alla linea e non friggiamo), ho preparato poi il mio fedele wok, che userei anche per scaldare il latte la mattina tanto lo trovo versatile e bello da vedere, e ho girato il mio composto di lenticchia e odori a fuoco alto con aglio appena soffritto in olio EVO, sale, pepe, limone e un po di cumino biologico già macerato. Ho assaggiato un paio di volte per assicurarmi che i profumi avessero penetrato i chicchi. Tolti gli spicchi d’aglio, che a casa mia purtroppo non possiamo mangiare, pena una notte insonne e un respiro antisociale, siamo pronti a tuffare tutto nel frullatore. Chiaramente, anche un mini-pimer va benissimo.

Il risultato deve avere l’aspetto dell’hummus ma più consistente, in modo da formare comodamente delle mini-polpettine che restino morbide ma compatte. Se questo non accade, basta aggiungere un po di farina, se volete unita a del pan grattato. Con le ricette “quanto basta” che amo tanto, bisogna sempre avere un piano B in tasca…oltre quello di ordinare una pizza, ovvio.

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Il passo successivo è presto detto, ho formato le polpettine, schiacciandole leggermente per renderle più fruibili dentro al panino e infornato. Sono bastati 20/25 minuti, durante i quali ho preparato una salsa con yogurt (metà greco, metà biologico al naturale), menta, sale, pepe e un non so che di limone, frullando semplicemente tutto insieme.

Poi ho pensato che al mio felafel letale servisse una verdura d’accompagnamento, così ho lavato e passato in padella per appena due minuti i freschissimi spinaci che avevo comprato la mattina.

E ora, rullo di tamburi… mettetevi comodi e imbottite il tutto per creare un succulento panino: prendete il pane arabo, tipico della ricetta, oppure un qualsiasi pane casereccio come ho fatto io, avendolo bello fresco a disposizione. Cospargete di salsa allo yogurt le pareti interne del pane e poi spinaci strascinati alternati ai mini-felafel.

Mangiato caldo è uno spettacolo, specialmente se avete una bella birra da abbinarci, come quelle che tempo fa scoprì la nostra bella amica Ramona.

Un consiglio che sembrerà scontato: tagliate le foglie di spinacio “a misura di bocca”, mi raccomando…non vorrete rovinarvi il rossetto con dei filamenti verdi, suvvia. Era scontato? Allora succede solo a me, che frana!

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Ultima cosa, poi vi lascio mangiare in pace…questa è una delle mie ricette preferite, non solo perchè comfort, ma perchè non mi annoia mai. Può cambiare veste a seconda delle spezie e dei legumi adoperati, dell’intingolo con cui condire le polpettine o degli ingredienti usati per il brodo di cottura del legume.

A proposito di questo, un giorno in cui il frigo era particolarmente povero ma il balcone particolarmente aromatico, ho cotto i ceci, ingrediente originale del felafel, in un brodo di rosmarino, salvia, timo e menta, così balsamico da farmici i fumenti sopra!

Il risultato fu così delicato da poterlo proporre anche ad una grande cuoca come mamma Laura.

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