Viva la Mamma e la sua Crema di ceci, mazzancolle e pancetta

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Ieri ho avuto una giornata terribile. Oddio, non è mica morto nessuno, sia chiaro. Ma, come capita a chiunque, ho avuto decisamente una giornata no.

L’allarme del maggiolone ha suonato ininterrottamente, chissà per quale contatto all’interno del suo meraviglioso mondo meccanico, a me sconosciuto. Con conseguenti risate o sguardi basiti di tutte le persone malaugurate che incrociavo. Tanta attenzione, credetemi, neanche l’arrotino.

E in tutta questa folla, ci fosse stato un baldo giovane col cavallo bianco e la tuta azzurra che arrivasse a disinnescare lo strazio. Io l’ho sempre detto, ce lo raccontano da piccole, ma poi gira e rigira bisogna sempre salvarsi da sole…

A seguire, ho inanellato una serie di contrattempi causa terzi, che mi hanno fatto ricevere insulti a destra e sinistra che neanche tutta la politica della Capitale in questi giorni di fuoco.

Ho il telefono in assistenza da tre settimane, dico tre. E’ vero che sembro avere uno strano rapporto con la tecnologia, una sorta di Re Mida al contrario per capirci; però, per una che con il telefono ci dorme anche, per lavoro, per soddisfare la sua sete di socialità, per comunicare con il santo che le sta accanto e che non vive nelle Marche e, chiaramente, per monitorare le mie Marchese, beh tre settimane sono una vita. Giornate su giornate in cui mi ritrovo a lottare con il telefono sostitutivo, un povero muletto che ha visto tempi migliori e che non vedeva l’ora di morire tra le mie mani.

E intanto l’allarme suonava.

Insomma, niente di grave. Ma, verso metà pomeriggio, avrei voluto vivere dentro Non ci resta che piangere, comunicare tramite piccioni viaggiatori e usare carrozza e cavallo.

Fino a quando, tra gli ultimi spasmi del muletto in agonia, arriva un messaggio della Mamma. Il messaggio dettato dal sesto senso che solo loro sviluppano, a cui io, non essendo a mia volta madre, stento a credere ogni volta.

“Se ti può consolare, per cena ti offro Crema di Ceci con Mazzancolle e Pancetta”

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Per un momento, il mio cinismo ironico ha pensato “Deve aver sentito l’eco dell’allarme, come del resto tutta Jesi” e invece no.

Il mondo ha ripreso sfumature più calde, ho rivisto le mie priorità. Ho rivalutato l’importanza di certe cose e cercato di scacciare, in parte, il fastidio della gente indigesta che decideva di sfogarsi con me, dato che “tanto sorrido sempre”. Avevo un rifugio e sapevo dove andarmi a rannicchiare. Sapevo che da qualche parte, in città, c’era qualcuno dalla mia, la Mamma.

La ricetta è facilissima, a patto che si abbiano gli ingredienti di prima scelta.

I ceci di Serra de Conti (si, la famiglia Federici ha un certo legame con la zona e si fida di quei terreni là), cotti negli odori e tanto rosmarino come piace a me.

Le mazzancolle, congelate freschissime, appena pescate, per poi stanarle in momenti come questi.

La pancetta, tagliata finissima e rifornita da Mirco, il macellaio di fiducia, figlio del macellaio di fiducia della generazione passata.

Per la ricetta basta frullare i ceci con amore materno, lasciando più o meno brodo di cottura a seconda della consistenza più o meno cremosa che vogliamo dare alla base. Unire le mazzancolle, cotte velocemente in padella, giusto il tempo di colorarsi e la pancetta resa croccante a guarnire il tutto, con quel suo crack e quel filo di grasso che non deve mancare mai.

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E comunque da questa giornata ho imparato due cose.

Per quanto il rapporto con la mamma possa essere controverso e tumultuoso, fatto di alti e bassi e di parole uscite male, ci sono dei momenti in cui solo lei sa cosa fare con quel disastro di sua figlia.

E due, sono consapevole del fatto che, visto il prontissimo intervento dei miei concittadini, il futuro ladro della mia macchina… non avrà il minimo problema a darsela a gambe!

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