Il Carnevale nelle Marche: Fano, Ascoli e Offida

di Dorina Palombi

Le Marchese del Gusto

Dai una maschera a un uomo e vi dirà la verità, diceva Oscar Wilde.
Forse, è tutto più semplice quando il nostro volto è protetto da uno scudo. E forse, la vita è più leggera se, per qualche giorno, la si prende come una buffonata.

Proprio così è nato il carnevale; un po’ per togliere la carne e avvicinarsi alla Pasqua e un po’ per ridere sulle disgrazie che ogni tempo porta con sè; siano guerre, siano pestilenze o nuove tasse, tutto il male veniva riversato sul fantoccio, poi bruciato dando inizio a un”era nuova”.

Nelle Marche vengono celebrati principalmente tre carnevali: a Fano, ad Ascoli Piceno e a Offida

Carnevale di fano

Il Carnevale di Fano è uno dei più antichi d’Italia -insieme a quello di Venezia- e riporta documenti datati 1347. Pare essere nato dopo la riappacificazione di due famiglie fanesi dell’epoca, i Dal Cassero e i Da Carignano. Il primo comitato che si occupò del carnevale venne fondato nel 1872 ed è attivo ancora oggi.
Gli elementi distintivi del Carnevale di Fano sono il getto (ossia il lancio di dolciumi dai carri allegorici alla folla), la musica arabita (un gruppo che mixa strumenti musicali e oggetti di vario genere per creare una melodia) e i carri che percorrono viale Gramsci per tre volte preceduti dal carro con il Vulon, il pupo a cui vengono scaricate tutte le colpe della permissività del carnevale. La sera, all’ultimo giro dei carri, dopo la presentazione e il lancio dei dolci, la parata si illumina, regalando uno spettacolo davvero suggestivo.

Carnevale di Ascoli

Il Carnevale di Ascoli Piceno inizia dopo la giornata di Sant’Antonio, il 17 gennaio  fino al martedì grasso.
Cuore dell’evento diventa l’area cittadina di piazza del Popolo che, abbellita da eleganti lampadari fin de siecle, si trasforma in una grande sala da ballo pronta ad accogliere ed ospitare tutti gli intervenuti. Tutta la zona che circonda la piazza e le strade del centro storico sono, inoltre, addobbate con altri lampadari policromi che, illuminando le vie, creano l’atmosfera di un fastoso teatro all’aperto. Ad Ascoli, il carnevale trova nel suo spirito giocoso la particolarità di coinvolgere tutti i presenti, sia mascherati o sia semplici spettatori. La città si popola di gruppi mascherati e di tante maschere singole, comunemente dette macchiette, che, con pochi mezzi e tanta inventiva, riescono a far vivere con ironia, arguzia e sagacia l’anima e l’essenza surreale della manifestazione, coinvolgendo nelle loro storie, nelle loro rappresentazioni e nei loro racconti anche i presenti che diventano parte integrante della loro mascherata.

Carnevale di Offida

Il Carnevale di Offida è, insieme a quello di Ascoli e Castignano, il Carnevale del Piceno, festività molto sentita nel cuore dei cittadini
Il Carnevale offidano si svolge ogni anno secondo un rituale fissato dalla tradizione: inizia ufficialmente il giorno di Sant’Antonio Abate, e termina il giorno delle Ceneri.
Il giorno della “Domenica degli Amici“, che precede di due settimane il carnevale, la fanfara della “Congrega del Ciorpento” esce rumorosa dal portone del cinquecentesco palazzo Mercolini per annunciare che si è entrati in pieno clima carnevalesco.
Le Congreghe, che hanno lo scopo di aggregare, tra loro, in genere parenti e amici, desiderose di partecipare alla baldoria carnevalesca, iniziano il giro del paese a ritmo di musica sempre più incalzante in prossimità del clou della festa.
Esse hanno un ruolo fondamentale nello svolgimento dell’evento, la mattina del Giovedì Grasso ricevono in consegna, dal Sindaco, le chiavi della città e, da quel momento, il paese è simbolicamente nelle loro mani, così che tra allegria ed euforia le congreghe si impossessano della città.
Seguono i “veglionissimi” del sabato, domenica e lunedì presso Il Teatro Serpente Aureo, la mascherata dei bambini del giovedì grasso, la caccia a “Lu Bov Fint” (il bove finto) del venerdì, la festa in piazza che dura tutto il pomeriggio del martedì grasso che si conclude con la fantasmagorica sfilata dei “Vlurd”(fasci di canne imbottiti di paglia, di lunghezza variabile, che vengono accesi e portati a spalla da centinaia di uomini e donne mascherati con i guazzarò, lungo le vie del paese).

COSA MANGIARE IN QUESTO PERIODO?

Se siete di passaggio a Fano potrebbero bastarvi i dolcetti raccolti durante la giornata ma, da buone Marchese, vi facciamo una lista di tre cose da assaggiare assolutamente se decidete di concedervi un week end tutto marchigiano nel mese di febbraio (abbiamo tralasciato le sfrappe e le castagnole non perchè meno buone ma perchè riscontrabili in tutte le tavole italiane anche se con nomi diversi):

  • Gli scroccafusi: palline morbide e nel contempo croccanti e insaporite con Alchermes.
    Tipiche del maceratese sono portatrici di superstizione: se mentre la massaia li sta preparando entra un estraneo in cucina, gli scroccafusi non riusciranno
  • La cicerchiata: ok, imparata a fare la cicerchiata sarete delle maghe anche con gli struffoli. Il nome deriva dal legume presidio Slow Food a cui i bocconcini assomigliano molto. Sono palline di frolla fritte e poi dorate con miele, mandorle o frutta secca e disposte a forma di ciambella.
    Miele, frutta secca, frolla fritta. Serve altro?!?!?
  • Gli arancini ( o fichette). Si chiamano proprio così nella valle del Metauro e sono una sfoglia non troppo sottile di pasta lievitata condita con scorza di limone o arancio e zucchero, arrotolata e fritta.

Avete usanze o particolarità da raccontarci lungo tutto il territorio marchigiano? Dolci tipici della vostra famiglia che non possono mancare sulla tavola?
Raccontateceli nei commenti!!

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