Ciù Ciù e un calice di territorio: il libro di Natalino Bartolomei

di Dorina Palombi

Milano è meno fredda se so che ci sono le mie Marche ad attendermi più in là di qualche passo.
E quando parlo delle mie Marche, intendo la zona del Piceno, quella che se corri un po’ più in là arrivi in Abruzzo, quella che per me sa di famiglia e mi scalda il cuore ancora di più.
Perché è quella della mia infanzia, al contrario della zona di Ancona che è il mio buen retiro fatto dei ricordi che sto costruendo in questi anni.

Perché vi parlo di memoria e di famiglia?
Perché giovedì sono stata alla presentazione di un libro incantevole, scritto da un uomo che merita di fissare la sua vita tra le parole e non solo tra vigneti e calici tintinnanti: Natalino Bartolomei, fondatore di Ciù Ciù.

Le Marchese del Gusto

L’azienda si trova poco distante da Offida ed è stata fondata nel 1970 da Natalino e dalla moglie Anna.
Sostenendo da sempre che il vino è l’espressione più autentica del territorio, la famiglia Bartolomei ha riscoperto vitigni autoctoni del Piceno, come Pecorino e Passerina, affiancandoli a più noti Sangiovese, Merlot, Barbera, Montepulciano, Pinot e Chardonnay.

I vini Ciù Ciù sono espressione autentica dell’impegno e della tradizione vinicola dell’azienda, frutto di ricerca e qualità sia in vigna che in cantina, ma anche di un ecosistema viticolo naturale di qualità con un “terroir” (microclima, suolo e sottosuolo) unico ed insostituibile.

Ciù Ciù. Una storia di vino nelle Marche

Il libro è una raccolta delle interviste fatte a Natalino Bartolomei e trascritte da Gianluca Vagnarelli.
Natalino si racconta nel tempo, nelle esperienze e nella sua identità. Scopriamo una vita cadenzata da stagioni e lavori nei campi; visitiamo un territorio e una realtà, la mezzadria, simbolo di un’epoca;  vediamo crescere lentamente un’azienda e scopriamo il perché di questo nome buffo.
E poi, attraverso le parole dell’autore, sentiamo il sole caldo sulla pelle mentre viene fatta la prima vendemmia, brindiamo con lui alle nozze e ai festeggiamenti nella stalla con tavolate infinite e sorrisi generosi, respiriamo il futuro, nella tecnologia che avanza rispettando il territorio e nei figli che portano avanti l’impegno paterno in una realtà digitalizzata.

La cultura del bere

Come ci racconta il Signor Bartolomei, il vino è cultura radicata nel territorio marchigiano: oggi momento di convivialità ma prima fedele compagno nella vita dei campi.
Per sostenere lavori pesanti come la mietitura o la trebbiatura, si mangiava diverse volte in modo da poter lavorare tutto il giorno.
E dove c’era un piatto, c’era un bicchiere di vino: da “lu becchierì” della mattina a “lu sdiù” che accompagnava pane e lonza per spezzare il digiuno, fino a pasti più generosi fatti di stoccafisso e di un bicchiere più importante per arrivare ai maccheroncini della trebbiatura tagliati fini e conditi con rigaglie di pollo

Azienda Ciù Ciù

Noi Marchese abbiamo amato questo libro già dalle prime righe.
Perché è un libro sincero e semplice. Poche pagine che si leggono in un lampo ma un viaggio nella cultura marchigiana altrettanto sincera e autentica.
Quella identità fatta di duro lavoro e convivialità che è l’identità marchigiana.
Un libro senza troppi fronzoli ma carico di pathos, proprio come l’autore.
E un terroir, quello piceno, che si ritrova tra le righe di questo libro e nei calici dei vini eccellenti della famiglia Bartolomei.

 

 

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