La pasta che va bene: una ricetta “Sabatina”

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Qualche giorno fa si parlava di benessere. Un concetto immediato eppure molto difficile da definire, può assumere diverse costituzioni a seconda della persona e delle situazioni, è una parola trasversale perchè tocca tanti ambiti della nostra vita e specialmente è uno di quei termini, aimè, più usati in commercio, spesso legato allo spaccio di creme, trattamenti o ampolline dall’aura magica.

Nel Marchesato è una parola che immediatamente si associa, ad esempio, al profumo del caffè che arriva dalla Moka domenicale, all’attesa per una cena speciale, come quella di mercoledì prossimo a cui non vediamo l’ora di partecipare, allo stare insieme costruttivo e pieno di risate.

Il senso delle Marchese per il benessere, in sostanza, interseca più dimensioni e si presenta con facce molteplici, ma è puro al cento per cento.

Ecco qui, allora, un piatto salutare, benefico al colpo d’occhio, altamente digeribile, dietetico. Ecco un toccasana che fa bene al cuore e all’apparato digerente, ecco una piccola percentuale di Marche in un piatto.

Ecco, per farla breve, la nostra interpretazione della Pasta di Sabatino, quella che nasce da un grano Saragolla coltivato e trattato ad arte da Sabatino e Bruno, ricordate?

L’idea iniziale era quella di valorizzarla grazie ai Carciofi di Montelupone, altro prodotto che ci rende fieri di essere marchigiani, Presidio Slowfood del maceratese. E’ un prodotto che non conosco ancora, che mi è stato descritto dal sapore intenso, senza peluria e buono anche da friggere. Essendo però un carciofo tardivo, sono andata dal fruttivendolo di fiducia, che mi ha venduto un’ottima alternativa che prende personalmente da un contadino qui nei dintorni.

Tanto per rimanere in tema, gli amanti del carciofo sono fortunati perchè possono riempire la dispensa di un alleato per la linea e per la digestione. Viene considerato, infatti, un tonico naturale, protegge il fegato dai nostri baccanali e stimola la diuresi. Chiaro, non farà miracoli, ma noi Marchese accettiamo qualsiasi aiuto naturale per affrontare la dura vita del Gastronomo ;). Insomma, un vero purificatore degli stravizi… per di più gustoso e versatile.

Al carciofo abbiamo abbinato le Caserecce di Sabatino, e consigliamo la cottura per 8, massimo 9 minuti, in alternativa va benissimo anche il fusillo. Una volta cotto in acqua bollente e salata, l’abbiamo scolato e condito con un po di olio a crudo, comprato a Cartoceto.

Per il sugo, abbiamo messo i carciofi in ammollo con acqua e limone, abbiamo proceduto alla pulizia delle foglie esterne e del cuore poi dritti in padella con uno spicchio d’aglio.

Le foglie esterne e i gambi ci sono serviti per creare una cremina che facesse da base e filo conduttore.

Una volta pronte le parti, l’assemblaggio è presto fatto: base di cremina (o in alternativa può essere piacevole rosolarci direttamente la pasta appena scolata), le Caserecce Sabatine e sopra i nostri carciofi a fette, cotti in padella. A completare il tutto una grattata generosa di ricotta salata o cacioricotta, che vada a completare più che coprire la genuinità del tutto.

La magia del Saragolla non si limita al gusto, ma alla piacevole leggerezza che si accompagna al senso di sazietà: dopo un etto di pasta, via di corsa a preparare un servizio fotografico in agriturismo, con un incredibile energia in corpo!

Verrebbe quasi da dire…buon relax.

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