Un Bucci tira l’altro

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Le campagne tagliate dall’Arceviese, la famosa via che collega l’entroterra al mare di Senigallia, è tempestata di pietre preziose. Una delle più luminose di sempre, con i suoi 400 ettari di fertilità, è l’azienda Agricola Fratelli Bucci, che molti conoscono come Cantina Bucci.

Ampelio Bucci, la colonna portante della famiglia, il Professore, pietra miliare della vite qui in zona e la cui fama è diffusa ben oltre le Marche, è un mito vivente. Un uomo aperto, di mondo, morbido come le sue colline, come disse un giorno Farinetti, e allo stesso tempo solido, che difende la biodiversità delle sue terre e le conosce. Uno che ti guarda dall’alto della sua statura e dritto negli occhi, dicendoti di dargli del tu. In quel modo fermo e delizioso, che non ammette repliche.

E’ proprio così che l’ho conosciuto, a Milano, durante Identità Golose di qualche anno fa. Tramite un amico comune, ci siamo ritrovati a dividere un piatto di risotto gourmet con in mano una bollicina. Era la pausa pranzo e io l’ho divisa con il Professore, mio vicino di terreni, personaggio imprescindibile di quel meraviglioso mondo racchiuso sotto il nome di Verdicchio. Che occasione e che orgoglio.

Il suo vino, lo so, ha imparato da lui la capacità d’invecchiare. E, citando Scanzi, “proprio la capacità d’invecchiare, teoricamente un ossimoro per i bianchi, è spesso ciò che distingue un vino normale da un altro ambizioso”. A mio avviso, lo stesso avviene per donne e uomini speciali, che danno il meglio di loro stessi in età matura e consapevole, sapendo sfruttare le stagioni che scorrono.

Si chiama Ampelio come suo padre, anarchico anticlericale, il quale era convinto non esistesse un Sant’Ampelio e quindi il nome potesse essere tramandato al figlio, assieme alla libertà di pensiero. Insomma Nomen Omen, anche se Ampelio non nasce come agronomo ma come uomo di marketing legato perlopiù alla moda.

“Curioso partire dalla moda – quanto di più glamour- per concepirne un vino – quanto di più contadino- ma è così che a volte accade.” [Scanzi]. Come dire: le strade del Verdicchio sono infinite, ed è una fortuna che quest’uomo abbia deciso di dire la sua in proposito.

E’ un uomo concreto, dal raffinato intelletto, sapientemente accompagnato dalla robustezza di carattere e dal buon senso mezzadrile. E’ il prodotto delle sue origini e delle sue scelte, è la rappresentazione delle strade percorse, come ognuno di noi. A differenza del fatto che, una delle strade da lui percorse, ha creato uno dei prodotti più fieri e premiati dell’entroterra marchigiano.

AmpelioBucciQuando Bucci padre decise di acquistare i terreni, la cantina era già presente, risalente agli anni 30 e così, in sostanza, è rimasta, a sostegno dell’efficienza più che del lustro.

Ecco qui il Marchigiano, originale al 100%, un poeta che realizza, niente voli pindarici.

Cantina che, ad oggi, produce 4 vini: Bucci, Verdicchio Classico dei Castelli di Jesi, un Signor prodotto; Villa Bucci Riserva, il mio primo Verdicchio serio, elegante, il mio primo amore, raro perchè prodotto solo in annate particolarmente positive; Pongelli, Rosso Piceno beverino e facile, ma non per questo da sottovalutare e infine Villa Bucci Rosso, anch’esso prodotto in annate favorevoli, un Rosso Piceno giustamente ambizioso.

C’è gente a cui succede con le ciliegie. A me con i Villa Bucci.

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