Moreno e il caffè: il lato gustoso della dipendenza

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Non c’è niente di più conviviale del caffè, forse soltanto il vino unisce e accoglie con la stessa intensità. Tuttavia il caffè ha dalla sua l’essere trasversale e radicato profondamente da generazioni e generazioni. “Ci vediamo per un caffè” ormai equivale ad un invito ad uscire, tanto quanto rimmel è diventato un sinonimo di mascara, perdonate la digressione femminile.

E’ per questo che, all’interno del congresso di cucina più famoso d’Italia, una sala dedicata non poteva proprio mancare. E se all’atmosfera festosa e caotica, piena di abbracci e di incontri, ricca di curiosità, brindisi, rimpatriate e interventi innovativi di Identità Golose, ci uniamo il tocco di marchigianità che non può mai mancare, il gioco è fatto.

Il lunedì, io Dorina e il nostro amico Jacopo ci siamo accaparrati tre posti in sala blu e ci siamo goduti uno show di un successo garantito: quando si parla di Moreno, affabulatore divertente e artista generoso, non ci sono dubbi.

E, se siete già a conoscenza della mia fede cedroniana al limite del religioso, potete avvicinarvi a capire cosa abbiano provato le mie papille danzerine di fronte ai suoi abbinamenti al gusto di caffè.

Come al solito, niente è mai banale, specie quando, come in questo caso, il confine tra il dolce e il salato si fa labile. Come al solito non sembra di mangiare, ma piuttosto ci si fa prendere per mano per andare a giocare. Come al solito, chiudendo gli occhi al primo boccone, sembra di cadere nel Paese delle Meraviglie, a testa all’ingiù, precipitando insieme a tutti i preconcetti culinari.

Chi lo dice che il tiramisù è un dolce? Alga Nori, polvere di cacao o polvere di stelle? Posso avere un pre-dessert al carciofo? E improvvisamente, non sai più come ti chiami.

Siete pronti? Allacciate le cinture.

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Innanzitutto c’è un fungo. Si sa, nel Paese delle Meraviglie è pieno e ti fanno diventare alto o basso quanto vuoi. Carrol deve aver avuto una premonizione, quando scriveva il capitolo del Brucaliffo. Si perchè il fungo, di nome Konbucha, viene lasciato fermentare in ben quattro diverse miscele di caffè, a conferire l’inebriante tocco alcolico che regala un particolare brio.

Un caffè corretto dall’indole esotica e delicata, tanto per capirci.

E questa è solo la prima contaminazione, poi c’è il resto del viaggio. Proprio così, perchè il ragazzo si è inventato un tiramisù così perfettamente salato da sembrare dolce…

Mousse di carote, avvolte nella pellicola e poi cotte nel microonde, unite a crema inglese e panna; biscotto di alga per la parte solida della struttura; una capasanta nel ruolo della consueta gelatina al Borghetti, elemento storico del suo classico tiramisù; a chiudere, una salsa thai e la polvere di alga nori, che fa il verso al cacao.

Non è da tutti pensarlo, tantomeno realizzarlo. Assagiarlo è stato un privilegio, visto come sgomitavano in sala per accaparrarsene un pezzetto. Ma se per caso, alla festa di Non-Compleanno del Cappellaio Matto, volessimo portare un pre-dessert, Moreno consiglia il Carciofo centrifugato, accompagnato da gelato alle arachidi e cremoso al caffè.

Datemi un pizzicotto e ditemi che non sto sognando: nuove frontiere del caffè, arriviamo!

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