Contaminazioni Gourmet

La parola della settimana è decisamente contaminazione.
E’ una parola che, oggigiorno, dovrebbe appartenere sia alle società più moderne e multietniche che risiedere benvenuta all’interno delle differenti cucine regionali e nazionali, ma che in realtà, ahimè, spaventa ancora.

Con grande coraggio e spirito di sacrificio, noi Marchese l’abbiamo fatta nostra sin da subito, come sinonimo di conoscenza, arricchimento, coinvolgimento e dialogo. Come spunto per riconoscersi nelle tavole dei vicini, come simbolo di grande rispetto per il passato, per le radici che ci appartengono, anch’esse, a loro tempo, già contaminate. Ricordiamo I preziosi contributi della nostra Eleonora, in diretta da Mantova, l’ indimenticabile cena con Tomei al Gallo Rosso, il DNA un po Veneto e un po Ligure della nostra pur marchigianissima Dorina, la trasferta campana appena conclusa eccetera eccetera.

E così, senza timore alcuno, neanche per l’indice glicemico in vetta dopo Le Strade della Mozzarella, mi sono diretta, appena rientrata da Paestum che ancora profumavo di mare e frittura, a Porto Recanati, dove mi aspettava un salto in Trentino.

Terlano è una delle cantine più riconosciute e pregiate della regione e si distingue per la particolare longevità dei vini, per le fresche sfumature regalate dai terreni minerali, per l’altitudine – le loro vigne sono collocate tra i 250 e i 900 metri di altezza – e i conseguenti sbalzi di temperatura.

Una delle cantine con cui tradisco l’amato Verdicchio senza sentirmi in colpa, tanto per capirci.

E la scappatella questa volta era ben condita perché a cucinare presso l’Hotel Ristorante Miraconero è stato un giovane ragazzo di origini venete, Simone Gottardello, particolarmente legato al nostro territorio. Sarà la passione per il vino, sarà la stessa indole solare e lavorativa, sarà una pura coincidenza… ma con io con i veneti sono sempre andata d’accordo. Anche questa volta, devo dire, sono tornata a casa arricchita e le mie papille sedate con maestria.

Gli abbinamenti, curati in coppia con Matteo, un padrone di casa che meglio non ce n’è, hanno riscosso particolare successo anche per il fatto di aver creato una cena contaminata da più lati e per di più “a distanza”, studiando quindi I sapori da abbinare alle note un po fruttare, un po acide, a volte erbose e in assoluto di una mineralità spiazzante dei vini di Terlano.

Buona la prima, insomma, e grazie all’Ais che si apre anche a queste degustazioni alla portata anche di noi comuni mortali.

Allora vi faccio assaggiare attraverso i miei occhi quello che mi è piaciuto di più, gli abbinamenti perfetti che hanno più degli altri sconfitto il sonno arretrato e mantenuta viva la penna sul foglio.

Cappasanta e Terlaner

L’antipasto, composto da Cappasanta, crumble di basilico, mela verde e granita alla calendula, bagnato da un Terlaner Classico del 2015: una combinazione elegante e particolarmente agrumata come piace a me. Il tocco di classe? La foglia di ostrica adagiata proprio al centro del piatto. Se non avete mai assaggiato questo spettacolo della natura, procuratevene una perché la sensazione è quella di tuffarsi in mare. E fu così che l’abbinamento minerale chiuse il suo cerchio.

Riso e Quarz

La portata più consistente in termini di quantità è uno dei comfort food che più mi coccolano in assoluto: il risotto. O meglio, Riso vialone nano veronese agli Asparagi bianchi, Raguse al finocchietto e Maialino al latte, pardon. Il matrimonio con il Quarz Magnum 2014 sembrava, inizialmente azzardato per poi risultare interessantissimo, prima dal punto di vista olfattivo, poi in bocca. La percentuale alcolica importante avvolta dalla cremosità del riso e la foglia di pomodoro, il peperone, il sapore erbaceo e aromatico a braccetto con raguse e maialino. Come dire, chi non risica, non rosica.

Piccione e Nova Domus

E infine lui, Sir Nova Domus 2009, una riserva ormai disponibile solo per degustazioni di questo genere, vino ampio, caratterizzato da molteplici famiglie di profumi, dalla macedonia alle erbe fino alla speziatura. Per poi trasformarsi, in bocca, con un sapore più dolce rispetto ai vini precedenti, tendente alla frutta secca. L’abbinamento? Petto di piccione, formaggio di capra, lampone e fave di cacao. Perfetto. Audace ma non troppo. Un matrimonio elettrizzante, tanto da chiedere il bis e mangiarlo con le mani e con i gomiti sfacciatamente appoggiati al tavolo. Come si confà alle vere Marchese.

Applausi a Matteo, contaminiamoci più spesso…

 

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