Il Four Seasons, il Palagio e Vito Mollica. In una parola: Firenze

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Arrivare a Firenze emoziona sempre.
Scendere dal treno, prendere un taxi al volo e scorgere dal finestrino il Duomo che sbuca da una viuzza come a darti il benvenuto, come a sfogliare distrattamente un libro d’arte.
Respirare l’aria calda di fine settembre che trasporta un profumo buono.
Vedere le botteghe artigiane che si alternano alle gioiellerie, ai ristoranti o ai semplici fruttivendoli e poi sentire quella parlata che fa subito Toscana.
Perché la Toscana è Firenze e, nell’immaginario comune, il vero senso dell’italianità.

Forse la Toscana stessa, così simile alle Marche, racchiude il concetto del Made in Italy: l’operosità e l’arte del “dolce far niente” che è la capacità di dare un tempo al lavoro e uno al piacere, senza privarsi mai dell’uno o dell’altro.

Allora, noi Marchese, ci siamo regalate una giornata dall’altra parte dell’Appennino e siamo fuggite a Firenze per respirare ospitalità e coglierne il senso più sincero.
E dove se non al Four Season Hotel?

Four Seasons Firenze

Un luogo magico, fuori dal mondo e contemporaneamente ad esso connesso in tutta la sua bellezza; l’arte, l’armonia, lo stile si ritrovano tra le viuzze della città e nelle sale dell’hotel come se fossero divise semplicemente da un sipario: basta scostarlo e lo spettacolo continua.
Al Four Seasons siamo state coccolate come vere nobili: da cocktail dai sapori distinti e creativi preparati a regola d’arte, dall’intuito dello staff nello scegliere il giusto blend a seconda della personalità, dal sorriso spontaneo che non è mai mancato in ogni occasione.

Le Marchese del Gusto

Ci guardavamo attorno tra affreschi, tessuti, statue e fiori, e ci sembrava di essere state catapultate a casa Gatsby in un’altra epoca.
E passeggiare per i giardini, fermarsi nel bar all’esterno e scegliere una canzone dal juke box, sorseggiare ancora il cocktail e lasciarsi inebriare dalla vita in tutte le sue bellissime sfumature.
Al calar della sera poi, il palato ha avuto un sussulto nella cucina del Palagio, ristorante dell’hotel insignito di una stella Michelin alla cui guida c’è il tocco gentile di Vito Mollica e del suo staff.

Four Seasons Firenze

Argenti e porcellane a fare da scrigno a tesori come il carpaccio di capesante e rape con midollo di bue e caviale, i cavatelli cacio e pepe con gamberi rossi marinati e calamaretti spillo, il piccione di “Laura Peri” al vin santo cotto in vescica con frutta caramellata al timo.
E poi i cristalli riempiti con nettari scelti da Walter Meccia, ad accompagnare passo a passo ogni pietanza con fare delicato o deciso a seconda dell’occasione.

Walter Meccia

Abbiamo voluto approfondire un po’ l’argomento ristorazione con qualche domanda a Vito Mollica, executive chef del ristorante Palagio.

Vito Mollica
1)Cosa significa gestire il ristorante di un hotel?
Avere la responsabilità della cucina del ristorante di un hotel, specialmente del Four Seasons di Firenze e Milano, significa confrontarsi ogni giorno con tante diverse esigenze, coccolare i nostri ospiti dalla colazione alla cena, e anche di notte, mettendoci a loro disposizione per rendere unica, e possibilmente indimenticabile, la loro decisione di passare del tempo in nostra compagnia.

Il Palagio Firenze

2)La tua terra d’origine è la Basilicata. Come riesce a fondersi nella cucina toscana?
Credo che la cucina Lucana e quella Toscana abbiano molti punti in comune, con sapori e profumi decisi ed autentici che ben si sposano tra loro e che mi permettono di ritrovare all’interno dei miei piatti quel gusto che mi riporta all’infanzia proiettandomi allo stesso momento nel mondo attuale.

Vito Mollica

3)Descrivi Basilicata e Toscana attraverso tre prodotti enogastronomici più rappresentativi.
Non è facile descrivere una regione attraverso soli tre prodotti, però credo che Basilicata e Toscana siano simili su tanti aspetti.
Ad esempio la Chianina e la Podolica, la varieta di fagioli e legumi, i salumi, il pecorino,le ricette contadine .

Il Palagio Four Seasons Firenze

4)Qual è stato il momento più significativo della tua carriera all’interno del Palagio?
Sarebbe facile rispondere “il 2011, quando abbiamo ricevuto la Stella Michelin“, ed è certamente così, ma ogni anno, ogni stagione e ogni giorno cerco di renderli significativi e motivanti.
Ho un obbligo morale nei confronti del team e degli ospiti che decidono di visitarci.

Le Marchese del Gusto

5) Cosa cerchi di trasmettere allo staff che lavora con te e alla clientela internazionale del ristorante?
I miei collaboratori cerco di farli lavorare in gruppo, punto molto sulla loro capacita’ collaborativa e non individuale.
Cerco di far alzare la testa dalle padelle per non focalizzarsi solo sull’ingrediente ma anche nel rapporto con fornitori, con clienti, con la direzione, con i bilanci.
Cerco di non creare invidie, gelosie e soprattutto provo a far capire loro che il presente e’ un piccolo attimo per costruire il futuro e devono coglierlo.
Alla clientela del ristorante (che mi permetto di ricordare con orgoglio formata da oltre il 50% da italiani) spero di trasmettere quello che ho appena detto:  la passione per quello che faccio e la gioia di lavorare in questo bellissimo hotel, che spero di riuscire a riprodurre nei piatti che proponiamo con i miei collaboratori.

Vito Mollica

 

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