Iervicella: un grano da Marchese

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Quando si parla di grano ci si immagina una dorata campagna marchigiana appena mossa dal vento caldo; le giornate lunghe e piene di luce, quando le mietitrebbie tagliano le fronde alte come tanti motoscafi in un mare prezioso e si lavora fino a che non arriva l’umidità della notte.
Si da il caso, però, che nel nostro girovagare degli ultimi mesi, periodo accattivante tanto per gli incontri che siamo riuscite a fare, quanto per le nostre vite al singolare sempre più in evoluzione, il grano è sempre tornato a farla da padrone. Sia per la ricerca costante di prodotti genuini, che per le battaglie sul prezzo di vendita, ora ai minimi storici, che per un certo museo che abbiamo visitato, quasi per caso, durante uno dei nostri fruttuosissimi tour enogastronomici.

Parliamo, in particolare, della varietà conosciuta sotto il nome di Iervicella, noto ai più per essere un grano “con stile”, del quale non si butta via nulla, come nelle migliori tradizioni artigianali.
Innanzitutto, è uno di quei grani antichi che sembra avere lo stesso DNA di noi marchigiani tante sono le caratteristiche ricorrenti in entrambe le “varietà autoctone”.

Entrambi tenaci ma al tempo stesso bisognosi di cure e spesso schiacciati dagli agenti esterni -quel bel grano è così slanciato e longilineo da essere esposto a tempeste e venti avversi-, poco conosciuti nonostante l’elevatissima qualità della materia, restii alla coltivazione e alle leggi del grande mercato, quasi rustici nel loro essere genuini e, soprattutto, fonte di buone proprietà nutritive nonché dotati di gran fascino.

Lo stelo del grano Iervicella, infatti, rappresenta niente di meno che la base dei famosi cappelli di Montappone, località nel fermano famosa per questa lunga tradizione e centro nevralgico per l’esportazione di copricapi di altissima qualità.
Era un pomeriggio di poche settimane fa quando ci siamo imbattute nel Museo del Cappello, di cui parleremo prestissimo, ed è stato uno stimolo a tutto tondo.

Parlare dei tempi andati, della tradizione che arranca ma si perpetua, a guardare vecchie foto di mondi antichi, dove si “sferruzzava” paglia in continuazione, quasi fosse un atto naturale come il respirare… Vedere, scoprire, collegare, stupirsi, gustarsi il tempo insieme imparando dal passato… Mai ci fu istruzione più efficace e suggestiva.

E la cosa più bella per me, da sempre molto più attratta dal cibo che dalla moda, è stata collegare tutti i meravigliosi cappelli indossati ai famosi e succulenti Maccheroncini di Campofilone, prodotti con lo stesso Signor Grano, uno degli orgogli regionali più conosciuti e consumati.
Ci siamo innamorate definitivamente di lui, quasi fosse un vecchio prozio, così ritroso eppure così di cuore, tenace, dal portamento fiero e nobile pur vivendo in una nicchia.
Ci siamo innamorate di un prodotto della natura che si concede a più ruoli, con una versatilità di gran classe.

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