Il vino pecorino di Arquata del Tronto

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Vi abbiamo già raccontato della nostra visita ad Arquata del Tronto, di come l’abbiamo trovata dopo il terremoto che l’ha distrutta ad agosto e della grande volontà di guardare positivamente al futuro.

Oggi vi portiamo nuovamente tra i Sibillini con una delle risorse agroalimentari del territorio: il vino pecorino.
Un prodotto che noi Marchese amiamo particolarmente e che desideriamo farvi conoscere attraverso un excursus storico che parte dai monaci benedettini e arriva alle tavole apparecchiate per il pranzo.

Maria Cristina, splendida guida tra le stradine di Arquata, cede il posto a Giacomo che ci prende per mano e ci porta a passeggio tra i vigneti storici, raccontandoci le origini del vino pecorino e sfatando qualche mito e qualche diceria più simili a leggenda che alla realtà.
Ha curiosato tra libri quali il “Dossier Arquatano” di Don Alberto Bucciarelli e l’Archivio storico di Norcia con  risultati davvero interessanti.

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Come nasce il vino pecorino di Arquata del Tronto?
Intorno al 1200 i frati benedettini di Borgo (paesino a ridosso di Arquata del Tronto) avevano bisogno di un vitigno che potesse produrre il vino per la messa e non rischiasse di diventare subito aceto, mantenendosi a lungo.
Perfetta quindi questa tipologia che cresceva ad alta quota e manteneva una freschezza e un tasso alcolico gestibile secondo le regole della Chiesa (non più di tre bicchieri al giorno)

Come mai questo nome buffo?
La leggenda lega si il nome alle pecore e alla transumanza ma non perché esse si cibassero dei grappoli. Già nel 1200 c’erano infatti editti che punivano i trasgressori che, con il bestiame, rovinavano i vigneti.
Il pecorino in questione è il formaggio, prodotto in voga anche all’epoca, che con la sua naturale piccantezza ben si sposava con quel vino frizzante che rendeva la pausa un momento decisamente piacevole
La frizzantezza del pecorino di Arquata è dovuta alla doppia fermentazione per via della zona climatica: i primi freddi autunnali ne bloccano la fermentazione che riprende in primavera.

Allevamento di vino pecorino

Approfondiamo il discorso di come viene fatto il pecorino?
Il Vino Pecorino Naturale
si fa in vigna partendo dalla posizione dei vigneti, non forzandone la produzione, stimolando l’equilibrio e la forza delle viti e lavorando per la fertilità del suolo.
Ad ottobre le uve che sono portate in cantina sono sane e pronte a fare nascere un vino naturale, frutto di un processo non interrotto dall’uomo in una fase intermedia del processo spontaneo ma dalle temperature più rigide dei mesi invernali e risvegliato in primavera da quelle più temperate.
Il Vino Pecorino di Arquata del Tronto prevede la sola fermentazione alcolica spontanea. La tradizione offre ancora il miglior equilibrio tra l’azione dell’uomo ed i cicli naturali, poche e semplici fasi unite alla forza di un vitigno autoctono franco piede, vendemmia manuale, fermentazione senza controllo della temperatura, esclusione di ogni azione chiarificante e della filtrazione che ne alteri l’equilibrio biologico e naturale.
Semplice, ecco il giusto  attributo, ma nello stesso tempo un’esperienza felice  come la gioia di ricevere un regalo inaspettato.

botti-di-pecorino

Giacomo raccontaci un’ultima curiosità sul pecorino ossia come veniva venduto?
Il sensale stabiliva il prezzo di vendita del vino, quasi un pubblico ufficiale che agevolava le contrattazioni e cercava di evitare fregature nelle taverne.
L’oste doveva infatti riempire il boccale del cliente fino all’orlo ma ogni scusa era buona per diminuire la dose o allungarla con l’acqua dato che, dal boccale, non si vedeva il contenuto.Nel 1585 Papa Sisto V istituì la tassa sulla Fojetta. Il vecchio boccale venne rimpiazzato con uno in vetro trasparente (e con il sigillo dello Stato Pontificio) che misurava circa mezzo litro. Lo scopo era un maggiore controllo sul consumo di vino e il tentativo di racimolare denaro per le casse pontificie.

vino-frizzante-naturale

Noi Marchese siamo state rapite da questa storia e, ancor di più dal vino che Giacomo ci ha fatto assaggiare.
Un vino di carattere, naturale e generoso, frizzante e ruffiano ma capace di creare dipendenza (senza fermarci a terzo calice).
Un vino che ci piace pensare sempre più presente sulle vostre tavole, come tramite tra quella che era Arquata del Tronto e quella che sarà.

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One thought on “Il vino pecorino di Arquata del Tronto

  1. bisogna però puntualizzare che non è scritto da nessuna parte che nel 1200 i benedettini abbiano impiantato proprio il pecorino. Sicuramente hanno impiantato nuovi vigneti, ma non esiste un’attestazione esplicita che tra di essi vi fosse il pecorino. Non è un mio parere: l’assenza di documenti a riguardo è confermata dallo stesso Bucciarelli, che basa quindi la propria ricerca sulla sulla sola tradizione orale locale. Mancano un po’ di tasselli del puzzle insomma…

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