Di vino, uomini e generazioni: Le Canà

Davore Le Canà pecorino

Si può partire da un oggetto per raccontare una storia?
Noi Marchese crediamo proprio di sì.
Se pensiamo alle favole con cui siamo cresciuti c’è sempre di mezzo un oggetto: una mela, uno specchio, una spada, una pentola.
Nella favola di oggi l’oggetto in questione è un recipiente di legno, di quelli usati per pigiare l’uva e raccogliere il mosto. E’ proprio da qui che parte la nostra storia, anzi da un pochino prima. Parte dagli inizi del ‘900, quando Vincenzo Polini torna dall’Argentina, compera le prime terre e inizia a vinificare, arrivando alla quarta generazione e a nuove tecnologie.
E in mezzo?
Un ancora buttata nel mare della memoria, una tradizione portata avanti con orgoglio, cambiamenti, coraggio, tenacia, passione. E una terra raccontata nel modo più naturale possibile, il vino, con un’azienda situata tra le colline del sud delle Marche, con vigneti che si estendono su una superficie di oltre 25 ettari a diverse altitudini e versanti in modo da favorire una maturazione dell’uva naturale ed equilibrata.

famiglia-polini

Siamo andate a trovare la Famiglia Polini e a farci raccontare un po’ la loro storia e la storia di Le Canà. Siamo arrivate a Carassai allontanandoci da tutto, godendoci il viaggio in quella che è l’atmosfera invernale, che tutto avvolge e rende languido. La macchina che corre, la musica di sottofondo, i pensieri a briglia sciolta.
Quasi a metà strada tra l’Adriatico e i Sibillini sorge la cascina, avvolta nella bellezza; che basta fare un giro su se stessi per vedere tutto ma uno di quei “tutto” da riempire il cuore di suggestione e aver paura che scoppi: il mare, i vigneti, le montagne. E intanto ti chiedi quanta brezza marina, quante notti fredde che richiedono abbracci ritroverai ad ogni sorso del loro vino.
La risposta è: tanti, tantissimi.

le-cana-vigneti

Non vorresti più andartene da quella cascina, ed è un bene che funga anche da agriturismo perché è di sicuro uno di quei luoghi in cui riprendere il senso del tempo e collezionare ricordi: sedersi sotto il patio al tramonto con un buon bicchiere di Pecorino accarezzati dalla brezza, oppure ammirare il panorama avvolgente delle colline picene accompagnando il giorno nella notte con un robusto Rosso Piceno Superiore.
A voi la scelta sul come coccolarvi; a noi la fortuna di raccontarvi nuovamente una bella realtà attraverso l’intervista che abbiamo fatto a Paola, Luca e Alessandra.fratelli-polini

1) Ragazzi la vostra azienda parla soprattutto di famiglia. Cosa ricordate della vostra infanzia vissuta tra filari e botti?
Siamo tre fratelli nati in diverse “epoche aziendali”.
Tra me Paola, Alessandra e Luca intercorrono dai quattro ai quattordici anni di differenza, quattordici diverse vendemmie, che a cavallo tra gli anni 80′ e gli anni 90′ hanno delineato qui nel Piceno l’abbandono delle vecchie tradizioni mezzadrili per una conduzione più familiare e contemporanea.
Paola ed Alessandra ricordano un padre giovanissimo, totalmente immerso nelle prime esperienze aziendali, bramoso di innovazione e nuovi progetti.
Ricordano anche un nonno giovane, più cauto e tradizionale, nel pieno della sua vita lavorativa e decisionale.
Le vendemmie erano lunghe e si affidavano alle “squadre”, gruppi di persone che si scambiavano manovalanza facendo una vendemmia itinerante tra i loro vigneti.
Le vendemmie itineranti erano seguite dai pranzi itineranti: case invase dalle “opere”( così venivano chiamate le persone che contribuivano alla vendemmia), lunghe tavolate e pranzi abbondantissimi.
Il ricordo di Luca, il più piccolo dei tre, è sicuramente di una vendemmia più familiare: resta la convivialità della vendemmia, che però non è più itinerante ma organizzata e gestita unicamente dalla singole famiglia.
Luca inoltre ricorda un nonno più anziano, che osserva nostro padre e noi nipoti da lontano, che vive in prima persona tutti gli ammodernamenti tecnologici e culturali in agricoltura, e che non avrebbe mai creduto che tutti e tre i nipoti avrebbero un giorno continuato quel lavoro a volte così “ingrato” (tante le grandinate o le gelate che hanno distrutto totalmente la produzione di uva negli anni, quando ancora non era presente nessuna forma di tutela, come assicurazioni o quant’altro)

2) Paragonate ogni vino prodotto in azienda a un personaggio famoso?
Adorando il cinema la risposta viene da sé: il ROSSO PICENO DOC SUPERIORE DAVORE è Marlon Brando di “Un tram che si chiama desiderio” quello che avrebbe raggiunto la perfezione in “Apocalypse Now” anni dopo; l’OFFIDA PECORINO DOCG DAVORE è Monica vitti: elegante, brillante, di una bellezza ruvida audace ed intensa.

3) Qual è la sfida più grande che state affrontando attualmente?
Quando si gestisce una cantina esclusivamente familiare si è agricoltori, produttori e commercianti allo stesso tempo: tre figure diverse che necessitano di tre velocità ed attitudini diverse
La sfida è quella di trovare un giusto equilibrio tra produzione promozione e commercializzazione. Fare in modo che la cantina resti la prima risorsa della nostra famiglia ma senza perdersi nel caos del Vendersi o dello Svendersi.
Per far questo, soprattutto per un marchio giovane come il nostro, serve un progetto serio, legato a vini autentici e di ottima qualità, strettamente connessi al territorio di produzione e alle sue caratteristiche uniche ed irripetibili.
Questo è quello per cui stiamo lavorando, quello che cerchiamo di non perder mai di vista, nonostante le numerose difficoltà comuni a tutti i produttori vitivinicoli.

4) Carassai, e l’azienda, sorgono “nelle Marche fuori dalle rotte comuni”. Cosa rende speciale questa parte di regione?
Carassai! Molte persone quando ne sentono il nome ci chiedono se non sia un paese sardo!!!!
Carassai è un luogo lontano.
Lontano dai grandi clamori, dal glamour vitivinicolo e dalle più classiche mete turistiche.
Ma è molto vicino ai due cardini del nostro territorio: i Sibillini ed il mare Adriatico e volgendo lo sguardo per pochi secondi dalle montagne al mare, dal bianco della neve al blu del acqua si può scoprire l’unicità morfologica del Piceno, la stessa che si ritrova nei vini.
Carassai è li nel mezzo, a godersi tutti gli scambi tra la montagna e il mare, la brezza che diventa vento, la pioggia che diventa neve, i falchi che si incrociano con i gabbiani quando il mare è in burrasca e loro volgono verso l’interno.
Una unicità che si palesa ogni giorno nei tanti segnali della natura
Una terra ancora costantemente coltivata che convive con un ecosistema ricco di animali e vegetazione tipica
Una lunga storia che rivive nei suoi vicoli e nei suoi edifici storici del centro

5) Quali sono le 3 caratteristiche fondamentali che deve avere un vigneron?
Preparazione, costanza, cura
Prima della cantina è la terra che decide di una annata, della qualità di un vino. Saperla ascoltare e comprenderne i segnali è già gran parte del lavoro.

LE CANA’
Via Molino Vecchio,4
Carassai, AP 63063
T: 0734 930054
T: 333 21 27 474
info@lecana.it

È possibile visitare la cantina e degustare i vini dal lunedì al sabato 9-13 14-18

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