La confettura di Mele rosa dei Sibillini – Le Spiazzette – Amandola

Ci siamo ormai.
I giorni che ci separano dal nostro aperitivo milanese sono sempre meno ed è tempo di presentare uno a uno i produttori che vogliamo sostenere il 10 marzo.
Siamo partite con un concetto ben preciso, la semplicità, ossia quella parola che sposa in pieno il territorio e lo stile di vita marchigiano.

E se parliamo di semplicità cosa vi viene in mente?
A noi ingredienti naturali, ricette chiare che non nascondono magheggi ma sono testimoni della genuinità del territorio di appartenenza.
Proprio come la confettura di mele rosa dei Sibillini dell’azienda agricola Le Spiazzette di Amandola (anche nella versione piccante con peperoncino)
Gli ingredienti?
mele rosa dei Sibillini
zucchero
succo di limone
Niente di più, come fatta in casa per la colazione con pane e burro.


Un prodotto sano, naturale, controllato, vero e genuino.
Fatto in un ambiente incontaminato, a stretto contatto con la natura che lo protegge e lo rende ancora più buono.
Questi sono i prodotti dell’azienda, situata ai confini del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, composta da 70 ettari di cui quasi metà tra boschi e calanchi.
Le Spiazzette sono anche il luogo della memoria storica.
Il nome deriva infatti dalla leggenda che narra la discesa delle fate Sibille per ballare con i giovani del posto.
Ballavano nei campi e con le loro danze formavano “gli spiazzi”.

Il presidio delle mele rosa dei Monti Sibillini nasce per volontà di Slow Food nel 2000 grazie al sostegno della regione Marche e al lavoro svolto dalla comunità montana che fin dal 1994 ha cominciato a recuperare gli ecotipi locali impedendo la perdita del germoplasma delle antiche varietà ormai abbandonate in alberi sparsi nelle campagne.
I presidi sono progetti di Slow Food nati per tutelare i piccoli produttori e salvaguardare prodotti tradizionali di qualità, promuovendoli e valorizzando i sapori e i territori.
Le mele rosa sono un’antica tipologia di mele coltivata da sempre nelle Marche, in particolare tra i 450 e i 500 metri di altitudine ossia l’area individuata dal disciplinare che stabilisce i requisiti per ottenere il marchio di qualità garantito da Slow Food.
Un tempo, la mela rosa, era preziosa per la sua conservabilità in ambiente naturale fino alla primavera successiva.
Per l’alto contenuto di antiossidanti, microelementi utili e vitamine, la mela rosa dà sicuramente forza al detto popolare ”una mela (rosa) al giorno (ora anche una cucchiaiata di confettura) toglie il medico di torno”.

Ed ora la nostra intervista in stile Marchese a Massimo Gravucci che ci racconta la sua azienda, i prodotti e le conseguenze del sisma.

1) Come nasce la vostra azienda?
Nel 1965 la famiglia Gravucci si è trasferita a “Le Spiazzette” a lavorare la terra come mezzadri.
Negli anni 80 con grossi sacrifici è riuscita ad acquistare il terreno e a diventare proprietari.
Negli anni 90 sentendo parlare i più anziani con nostalgia delle numerose piante di mela rosa diffuse sul territorio, ormai praticamente scomparse per far posto all’agricoltura estensiva, è nata la scommessa di impiantare un frutteto per ricominciare a produrre la storica mela rosa dei Monti Sibillini.

2) La marmellata è l’emblema della semplicità. Tra i vostri prodotti ci sono però abbinamenti decisi e seducenti. Come nasce l’ispirazione per creare ogni blend?
L’ispirazione è data dalla ricchezza del nostro territorio ancora intatto e dotato di una biodiversità notevole; con continue sperimentazioni si cerca di utilizzare questi prodotti per creare composte che stuzzichino i palati e la fantasia e nello stesso tempo contribuiscano a preservare l’integrità della natura.

3) Se la mela rosa dei Sibillini fosse un personaggio storico, chi sarebbe?
Galileo Galilei, perché testimone di un tempo che gli ha dato ragione.
Proprio come la nostra perseveranza nel credere nella mela rosa e come la pazienza che serve ad ogni stagione che passa dal fiore al frutto maturo.

4) Quali sono i danni provocati dal terremoto dello scorso anno?
Purtroppo il terremoto ha colpito anche il nostro paese portandoci via la casa, il laboratorio e le stalle

5) Cosa serve ora per ricominciare?
Tenacia, fiducia nel futuro ma anche un contributo da parte delle autorità ricordando che per far sopravvivere il territorio sono necessari investimenti così da far tornare gli abitanti a vivere là dove sono nati e i turisti a visitare questi posti meravigliosi che l’Appennino ci offre.

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