Azienda vinicola Coppacchioli – Cupi di Visso

Non smetteremmo mai di raccontarlo, il vino pecorino.
Diversi sono stati gli articoli sul nostro sito e diversi i risultati in bottiglia con un comune denominatore: la freschezza.
Eccolo di nuovo, il nostro principe azzurro dei territori tra Ascoli e Macerata, con la sua tenacia e l’attaccamento alle radici.
Un vino coraggioso, quasi dimenticato e ora orgoglio della terra che dall’Adriatico va ad abbracciare i Sibillini.

Oggi vi parliamo di chi, il vino pecorino, lo produce a 1000 metri di altezza a Cupi di Visso (il vino pecorino più alto delle Marche).
3 lettere racchiudono il simbolo dell’azienda vinicola Coppacchioli: GLG ossia Gaia, Lucio e Ginevra, ultima generazione di una famiglia legata al territorio e alle tradizioni che ha deciso di riscoprire una viticoltura eroica e recuperare le vecchie viti ancora esistenti, lasciarle modellare dalle stagioni, protette dai venti freddi di montagna, consegnando poi il Primodicupi alla nostra tavola in una elegante bottiglia fregiata dal bassorilievo del santuario di Macereto “Offerta dell’Uva”

Nel comune di Visso, uno tra i 100 borghi più belli d’Italia, all’interno della frazione di Cupi  è stato impiantato un vigneto ad un’altitudine di 1000m s.l.m con uve autoctone di pecorino, chardonnay e pinot nero.
La vigna è circondata dal meraviglioso territorio del Parco dei Monti Sibillini, dove regna ancora sovrano l’allevamento ovino della pecora sopravissana.  Anche se questa iniziativa può sembrare peculiare, dobbiamo dire che sin dal 1700 nel catasto topografico queste aree erano denominate “le vigne”.
Il ritrovamento di viti centenarie ancora produttive, sebbene lasciate incolte per decenni, sopravvissute alle condizioni climatiche tipiche dell’alta montagna, ha portato la famiglia Coppacchioli  a credere che la località godesse di un microclima perfettamente favorevole alla vinificazione.
Inutile dire che avevano ragione!

Le uve chardonnay, pinot noir, vissanello e pecorino della nostra vigna vengono vendemmiate a mano e in pochissimo tempo raggiungono la cantina per essere pressate dolcemente e conservate in silos d’acciaio per la fermentazione a temperatura controllata.
Il vino PRIMODICUPI è lasciato riposare per affinarsi in botti d’acciaio e in bottiglia per almeno un anno.
Per lo spumante vengono usati lieviti selezionati di alta gamma unitamente con zucchero di canna per la rifermentazione in bottiglia come richiesto dal metodo classico.

Ed ora, davanti a un calice di Primodicupi, è tempo di chiacchierare con Ginevra Coppacchioli di vino, speranze e personaggi famosi 🙂

1)La vostra azienda è giovanissima e a conduzione familiare. Come nasce il desiderio di fare vino?
Nella zona di Cupi, dove si trova la nostra vigna, esiste un’antica tradizione di viticultura che abbiamo voluto riprendere e ricreare.
Anticamente infatti, questi terreni nel catasto erano denominati “le vigne”.
E’ stata una sfida perché non c’era nessuna sicurezza del risultato che avremmo raggiunto e già alla prima vendemmia siamo tutti rimasti felicemente sorpresi dal meraviglioso, quanto insperato, risultato.

2) Come sono i vini che producete? Prova a paragonarli a dei personaggi famosi
Sia il nostro vino Primodicupi sia i nostri due tipi di spumante sono concepiti nel modo più organico possibile, senza utilizzo di concimi o anticrittogamici, privilegiando i lieviti naturali. Rispolvererei il termine “genuino”, spesso adottato impropriamente!
Il personaggio famoso a cui mi sentirei di ricollegare Primodicupi è Gigi Proietti. Un personaggio a tutto tondo, “grande giovane-vecchio”, che unisce alla complessità dell’attore di cultura classica la vena spontanea, giovane, ironica e moderna.
Questo lo rende estremamente attuale e amato da tutti.
Lo Spumante Rosè è sofisticato e sensuale come Charlize Theron, mentre lo Spumante Chardonnay è una bomba come Lady Gaga.

3) Quali peculiarità dona al prodotto il territorio e il fatto di essere a 1000 metri?
Il nostro vigneto è circondato da alberi di mandorlo, cespugli di ginestra e rosa canina, menta di montagna e ginepro. Il tutto contribuisce a trasmettere una perfetta coesistenza di odori ed essenze che sono riscontrabili nel nostro vino.
Inoltre, il clima rigido della montagna conferisce un carattere forte ed essenziale.

4)Cos’è successo all’azienda dopo il terremoto dello scorso anno e quali sono le difficoltà maggiori?
Il terremoto e la forte nevicata hanno praticamente paralizzato il funzionamento della nostra azienda, che per molto tempo è stata irraggiungibile, e quindi l’attività commerciale ne ha sofferto moltissimo.
Per questo ritardo, il vino, che non è filtrato o pastorizzato, presenta un leggero residuo. Anche lo spumante ha subito ritardi nella commercializzazione, che era prevista per le festività natalizie, danneggiando in maniera tangibile l’azienda.
Inoltre, avremmo dovuto già dare il via alla costruzione di una nuova cantina più grande, ma gli enormi danni provocati dal terremoto alla viabilità e a tutto il territorio in generale hanno creato una paralisi e una serie di danni logistici non ancora risolti.

5)Cosa serve ora per ricominciare?
Nonostante contro questo tipo di calamità naturali l’uomo possa fare ben poco, l’unica cosa importante che possa fare è infonderci nuova fiducia e voglia di andare avanti.
Avere fiducia nel territorio soprattutto, continuando ad investirvi, sensibilizzando l’opinione pubblica, supportando i piccoli produttori e artigiani della zona che sono molto numerosi e non permettendo che le persone che abitano questi meravigliosi territori da noi tanto amati siano costretti ad abbandonarli per mancata sicurezza.

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