Sabrina Tuzi e la Degusteria del Gigante di San Benedetto del Tronto

Degusteria del Gigante

Vi ricordate il bellissimo tour eno-gastronomico in compagnia di Anisetta Rosati?
Beh, dovevamo pur mangiare, no?
E da brave Marchese buongustaie, amanti della buona tavola e dell’ancor migliore compagnia, non potevamo capitare in posto migliore se non la Degusteria del Gigante a San Benedetto del Tronto.
Sigismondo Gaetani, poliedrico padrone di casa, dalla chiacchiera coinvolgente e l’amore indiscusso per le nostre terre, ci ha accolte come figlie denutrite che tornano dall’Erasmus.
Insomma, se vi va di essere coccolati e avete bisogno di una serata in grande stile, dall’atmosfera allegra e spensierata, correte in via degli Anelli 19 a San Benedetto del Tronto, non rimarrete delusi.

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Alma tra cucina e territorio

alma-le Marchese del GustoOgnuno di noi ha dei sogni nel cassetto.
I più fortunati hanno anche il coraggio di toglierli da quel cassetto e la tenacia per trasformarli in realtà.
Parlando di gastronomia non potevamo non andare a curiosare tra le aule della più importante scuola internazionale di cucina in Italia: l’Alma di Colorno (Parma)
alma-scuola cucina internazionaleQuello che abbiamo scoperto è la giornata tipo di ogni studente dei vari corsi che si tengono all’interno della scuola: corso superiore di cucina italiana, corso tecniche di cucina, corso superiore di pasticceria, corso tecniche di pasticceria, corso superiore di sala, bar, e sommellerie e corso manager della ristorazione.
Quindi, aspiranti chef e maître siete pronti per scoprire se è la vita che fa per voi?

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Signore te ne ringrazi: la sinfonia di Michele Biagiola

Signore te ne ringrazi

Si dice che ogni ristorante sia un teatro e, aperte le porte agli ospiti, lo spettacolo vada in scena.
Il ristorante di Michele Biagiola a Montecosaro, al contrario, è una sala da concerto.
Sedetevi comodi, e guardate in direzione del palco.
Qualche borbottio, qualche sorrisetto, poi il silenzio.
La cucina a vista permette di scorgere ogni singolo movimento ed espressione del volto.
Lo chef Biagiola guarda in sala, poi si volta e il concerto ha inizio.

Maurizio Paradisi

Quell’aria romantica svanisce, scompare la sensibilità ed entra in scena la potenza, il controllo, la tenacia.
Ed eccolo, il Maestro.
Se dovessimo sceglierne uno a paragone, sarebbe di certo Vivaldi.
Provate, intanto che leggete, ad accendere di sottofondo “L’Autunno”.
Le mani scorrono a fornire indicazione agli altri componenti del gruppo: padelle, mestoli, fruste prendono il posto di fiati, violini e arpe.
Ed è sinfonia, allegria, malinconia, sussulto.
Perché non è un assolo ma un insieme di emozioni, di mani, di esperienze, di menti e Biagiola non smette mai di sottolineare l’importanza di questa unione profonda tra lui e il suo gruppo.

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Oggi vi raccontiamo una storia…

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Oggi vogliamo raccontarvi di un nostro piccolo successo, di un’occasione meravigliosa in cui Le Marchese del Gusto hanno fatto parte di una squadra importante, parte di un percorso iniziato spontaneamente mesi fa.

Si da il caso che, durante uno degli eventi più elettrizzanti ai quali abbiamo partecipato come protagoniste attive, Il Sarto in Cantina, si sia creata un’alchimia con una persona che, come noi, è innamorata del suo lavoro e vive le giornate con un grande entusiasmo produttivo. Maurizio Paradisi era il fotografo ufficiale dell’evento, chiamato ad immortalare i volti degli ospiti in bottaia, l’energia di quella domenica pomeriggio e la squadra febbricitante che portava alto il nome dell’artigianato marchigiano. Da allora le Marchese hanno seguito da vicino il suo percorso lavorativo e si sono affidate a lui per cogliere l’essenza di un duo affiatato, composto da donne molto diverse ma profondamente legate tra loro e alla loro terra.

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Si da il caso che Lunedì scorso la CNA di Ancona abbia invitato Maurizio e Letizia a presentare un nuovo tipo di comunicazione legato all’accoglienza, alla cucina, al lusso raccontato  attraverso storie, emozioni, suggestioni. Si presentava Innovation Box, un servizio informativo dedicato agli artigiani che vogliono condividere e scoprire nuove cose all’interno del favoloso e variegato mondo enogastronomico. Con loro professori dell’Università di Ancona, produttori, esperti di legislazione e di etichettatura.

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È stato bello raccontare come la gastronomia stia ritornando alle storie di vita, come la gioia e le tensioni in cucina creino la magia attorno ad un piatto, di come sia bello descrivere a parole e attraverso le immagini la cura del dettaglio, il desiderio di regalare un emozione, la passione di un lavoro che è scelta di vita e di quanto questo possa essere più coinvolgente del cibo perfettamente immortalato nella sua lucidità plastica e perfetta.

Se la leggerezza, il coinvolgimento diretto, l’esperienza vera e la contaminazione tra diversi territori e diversi stili sono sempre stati il motore delle Marchese, da oggi sentiamo di avere un socio speciale, che riesce a visualizzare il nostro scrivere, che lo tonifica e lo amplifica: insieme lavoreremo per trasmettere il nostro punto di vista con leggerezza, tecnica, competenza e un pizzico di follia.

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E’ così che amiamo comunicare il cibo e siamo fiere di poter lavorare a fianco di un professionista che si mette in gioco tutti i giorni, anche lui deliziato da leggende e racconti di vita che si celano sibillini tra le campagne marchigiane, nei ristoranti di mare o nella cacciagione ruspante e goliardica.

Insomma, la valigia è pronta per una nuova avventura e con l’aiuto di Maurizio aggiungeremo colori al nostro Pantone… ne vedrete delle belle!

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Il Four Seasons, il Palagio e Vito Mollica. In una parola: Firenze

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Arrivare a Firenze emoziona sempre.
Scendere dal treno, prendere un taxi al volo e scorgere dal finestrino il Duomo che sbuca da una viuzza come a darti il benvenuto, come a sfogliare distrattamente un libro d’arte.
Respirare l’aria calda di fine settembre che trasporta un profumo buono.
Vedere le botteghe artigiane che si alternano alle gioiellerie, ai ristoranti o ai semplici fruttivendoli e poi sentire quella parlata che fa subito Toscana.
Perché la Toscana è Firenze e, nell’immaginario comune, il vero senso dell’italianità.

Forse la Toscana stessa, così simile alle Marche, racchiude il concetto del Made in Italy: l’operosità e l’arte del “dolce far niente” che è la capacità di dare un tempo al lavoro e uno al piacere, senza privarsi mai dell’uno o dell’altro.

Allora, noi Marchese, ci siamo regalate una giornata dall’altra parte dell’Appennino e siamo fuggite a Firenze per respirare ospitalità e coglierne il senso più sincero.
E dove se non al Four Season Hotel?

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Vacanza come sinonimo di ricarica: a cena da Ruris

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“Fare benzina” in Calabria per tornare carichi e propositivi alle amate terre marchigiane, al grano che quest’anno avrebbe avuto bisogno di una tifoseria intera, dalla semina alla raccolta, alle consulenze sempre più fitte in procinto dell’estate, alle telefonate nei momenti più assurdi con Dorina, per pianificare e andare avanti con i nostri progetti.
Ecco cos’è avvenuto letteralmente un paio di weekend fa: ho fatto benzina da Ruris.

E’ vero, la Calabria è una terra a tratti misteriosa, incompresa ma dotata di grande fascino, sia per gli amanti del mare, che delle zone brulle e suggestive dell’entroterra, sia per chi, come noi, mette sempre cibo e vino al primo posto. Ma credetemi, mai ci fu weekend più rigenerante, pieno di sorrisi sinceri, nuotate infinite in acque cristalline e papille gustative soddisfatte in pieno.

Perché si sa, il mare mette fame e allora, per chi spazia dalla bottega di delizie, al furgone di tipicità locali fino all’alta ristorazione, l’importante è avere una famiglia che, anche quando sei tanto stanca e non hai avuto neanche un secondo per andare a caccia di informazioni e indirizzi speciali, ti prende per mano e ti guida verso una due giorni di freschezza e scoperte.

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Ruris è il ristorante di Natale Pallone, ad Isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone, innamorato della materia prima di qualità e della tradizione della mamma, sua prima maestra, rivisitata e corretta secondo il suo istinto. Natale è genuino e allo stesso tempo attento ricercatore, fiero di impiattare ad arte i prodotti del suo orto e del suo mare, discreto e presente. Lui e la moglie sono gli ospiti di casa che si aprono piano piano, che ti fanno sorridere con una battuta inaspettata, che ti invogliano spontaneamente a fare il bis.

Della favolosa cena, quello che voglio raccontare sono i quattro piatti che mi hanno più colpita, bagnati da un superbo Efeso della cantina Librandi e accompagnati dalle facce dei miei commensali, stupite e sempre più soddisfatte di boccone in boccone.

Rivisitazione della parmigiana di polpo al sugo con guazzetto di pecorino crotonese

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Guai a chi mi tocca la parmigiana! Mio cavallo di battaglia da sempre e comfort food per eccellenza. Ma questa variante ha abbattuto qualsiasi preconcetto, lasciando il passo a nuove idee. Innanzitutto, la presentazione invitava ancor prima dell’aroma, tanto bella appariva la porzione di melanzane dalla buccia rigata. A seguire la consistenza perfetta del polpo al pomodoro, come si faceva una volta, avvolta dalla melanzana coltivata dallo chef e la crema di pecorino locale. Piatto sapido, divertente, giusto nella porzione e nelle proporzioni.

Spaghetto cacio e pepe e gamberetto

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Essendomi imbucata ad una cena di soli Romani, non potevamo che sfidare lo chef con dei palati più che critici in fatto di cacio e pepe. Il commento più azzeccato? Quello di Augusto: “De questo me ne magnerei ‘na scodella intera”. Superata la prova, quindi, del resto non solo il condimento era perfetto nelle dosi e nessun sapore aggrediva l’altro, ma, ad ingentilire il tutto, c’era lui, uno dei Re del Mare Nostrum, il Gambero Rosso di Mazara, rigorosamente a crudo. Una poesia.

Risotto Carnaroli Gran Riserva con fior di zucca, gamberi, sentore di liquirizia

Risotto fiore di zucca gamberi e liquirizia_Ruris_LeMarchesedelGusto

E’ uno di quei casi in cui la fama precede la ricetta. La rinomata Fabbrica Amarelli, attiva sin dal 1700, è un mito per chi ama la liquirizia e risiede proprio in Calabria, non lontana da Crotone. Uno di quei gusti che conferiscono potenza alla carne, che possono dare un tocco in più alle marinature ma che, abbinate al pesce, possono diventare un’arma a doppio taglio. Beh, l’abbinamento con il retrogusto un po’ selvatico del fiore di zucca e il gambero crudo ha stimolato la mia voglia di sperimentare. Che poi, alla fine, è proprio questa una delle cose più belle del girare per ristoranti.

Rivisitazione del cannolo

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Questa è senza dubbio la punta di diamante del lato dolce di Ruris. Un piatto esplosivo nei colori, leggero, colorato e ben amalgamato. Il dessert, si sa, è la parte più difficile, ci si arriva sazi e pieni di sapori in bocca, per cui deve essere forse il piatto più pensato e attento. Bene, vi presento l’unico cannolo che ogni donna riuscirebbe a spazzolare anche dopo numerose portate: innanzitutto via i canditi, che lo rendono una scelta impopolare, e benvenuta frutta disidratata, di cui io, lo ammetto, vado pazza. Ma non solo, Natale ha ben pensato di correggere l’apporto calorico affidandosi alla ricotta di bufala, lasciando da parte quella di pecora, sicuramente più tenace e rustica. E poi cioccolato e pistacchi, immancabili per un vero e proprio big bang di gusto.

 

Diamo spazio ai giovani: Casalfarneto lo fa davvero

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Si parla spesso di come poter dare spazio ai giovani, di incentivarli a scoprire il territorio di appartenenza e cercare di trattenere le fughe dei migliori potenziali. E’ un discorso, questo, che ascoltiamo ripetutamente dai telegiornali, dalle istituzioni e dalle autorità politiche: creare nuove leve migliori di chi le ha precedute, all’insegna del progresso e del recupero delle tradizioni in chiave dinamica, per respirare il territorio in ogni sua forma. Credo che la nostra regione inizi ad investire in questo senso, specie grazie a qualche azienda illuminata, che impegna le proprie risorse per il futuro della comunità.

Casalfarneto, che noi ben conosciamo, l’ha detto e l’ha fatto, realizzando un’iniziativa unica nel suo genere dal nome Il Vino nel Piatto.

45 studenti delle quinte classi dell’Istituto Panzini di Senigallia, provenienti dagli indirizzi Servizi di sala e di vendita e Cucina, hanno lavorato per tutto l’anno scolastico all’elaborazione di due menù, uno di carne e uno di pesce, in abbinamento ai principali vini dell’azienda, Crisio, Cimaio e Grancasale. A guidarli, i docenti Luigino Bruni, Alessandro Rosselli e Massimo Castignani, supportati dal Gruppo Togni, dallo staff in cantina, a partire dal prezioso enologo Danilo Solustri, e dal loro ufficio stampa capitanato da Donatella Vici, che si dimostra ogni volta più lungimirante.

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Lo scorso 31 Maggio si è tenuto l’evento conclusivo, dove i ragazzi hanno servito tutta l’esperienza incamerata nei mesi di ricerca, dando prova di grande coinvolgimento e maturità. Qualche esempio? Vincisgrassi al ragù bianco del cortile con pecorino e spinaci e Alici gratinate ripiene di ricotta e pecorino. Oltre alle creazioni dei giovani, una ricetta di Mauro Uliassi, uno degli orgogli regionali in fatto di alta cucina, che ha dato il buon esempio con il suo Loaker di fegato grasso di anitra e nocciole, con shot di kir royal.

Paolo Togni, presente ed entusiasta, si è detto fiero di aver contribuito a creare dei veri e propri ambasciatori della nostra enogastronomia, consapevoli dei prodotti da lavorare, veri sperimentatori della materia prima. L’obiettivo, ha dichiarato alle telecamere di TV Centro Marche, è aiutare i giovani nella loro personale evoluzione, perché diventino non meri esecutori, ma fieri consiglieri, perché possano comunicare e testimoniare ai loro futuri clienti la passione, il lavoro, i successi delle filiere agricole marchigiane.

Non solo, aggiungerei che un ragazzo entusiasta di ciò che ha saputo rielaborare dagli insegnamenti ricevuti vale più di uno spot pubblicitario in prima serata: è così che nasce il giusto passaparola, quello dettato dall’adrenalina, quello che brilla di orgoglio per il territorio di appartenenza.

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Una nuova idea di accoglienza, quindi, un piccolo passo in più verso un’agricoltura che si apre ai servizi, che educa senza mettersi in cattedra ma condivide la conoscenza, che insegna senza riserve. In un mondo in cui le generazioni affermate sembrano intimorite degli astri nascenti e il passaggio di nozioni pare sempre avvenire in maniera tetra o pressapochista, 10 punti a questa cantina che ha saputo aprire le porte ad una diversa prospettiva di apprendimento.

Confesso, solo quando mi imbatto in occasioni del genere, mi viene davvero voglia di tornare a scuola!