Il vino pecorino di Arquata del Tronto

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Vi abbiamo già raccontato della nostra visita ad Arquata del Tronto, di come l’abbiamo trovata dopo il terremoto che l’ha distrutta ad agosto e della grande volontà di guardare positivamente al futuro.

Oggi vi portiamo nuovamente tra i Sibillini con una delle risorse agroalimentari del territorio: il vino pecorino.
Un prodotto che noi Marchese amiamo particolarmente e che desideriamo farvi conoscere attraverso un excursus storico che parte dai monaci benedettini e arriva alle tavole apparecchiate per il pranzo.

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Arquata del Tronto: il coraggio non trema

Coraggio: forza d’animo connaturata, o confortata dall’altrui esempio, che permette di affrontare, dominare, subire situazioni scabrose, difficili, avvilenti, e anche la morte, senza rinunciare alla dimostrazione dei più nobili attributi della natura umana.
Sul dizionario questa è la definizione della parola coraggio.
Le voci correlate sono fortezza (è una virtù che assicura, nelle difficoltà, la fermezza e la costanza nella ricerca del bene), speranza e paura.
Serve altro per raccontare Arquata del Tronto?
Noi crediamo di no.

Arquata del Tronto

Siamo state ad Arquata poche settimane fa, invitate dalla Pro Loco e accolte da Maria Cristina Baldassarre che ci ha fatto da cicerone in una delle giornate più significative mai vissute.
Cristina ci ha guidato attraverso la nuova Salaria e poi in quella antica, fino a Borgo, ultimo punto accessibile prima di essere fermati dall’Esercito.
Perché più in là non si può andare; ad Arquata non ci si arriva perché è pericoloso.
Abbiamo conosciuto i ragazzi della Pro Loco e il Sindaco Aleandro Petrucci.
Abbiamo pranzato insieme ai Vigili del Fuoco.
Abbiamo conosciuto Domenico che ci ha raccontato dei tartufi e delle castagne tipiche di queste zone.
Abbiamo chiacchierato con Giacomo e ci ha spiegato la storia del vino Pecorino, che proprio qui è nato.
Abbiamo assistito alla celebrazione dell’inaugurazione del presepe in un momento davvero suggestivo.
Poi, con Maria Cristina abbiamo scoperto Arquata del Tronto partendo con un non voluto “C’era una volta”..
Lei è nata ad Amatrice ma è cresciuta tra i Sibillini.
Ora vive ad Ascoli perché, come tanti, non ha alternative. Ha perso tutto.
O quasi.

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I Fratelli Angeli di Pieve Torina

Fratelli Angeli Pieve TorinaCi sono articoli difficili da comporre.
Non per mancanza di contenuto ma, al contrario, per le troppe cose da dire.
Quando incroci persone speciali, che ti lasciano addosso tante emozioni, poi devi trovare il modo di incanalarle, trasmetterle, comunicarle poco per volta, in modo da creare non solo pathos ma, quasi, innamoramento.

Dopo le scosse sismiche degli ultimi mesi tante aziende dei vari comuni dei Sibillini sono state messe in ginocchio e numerose sono state le iniziative a sostegno delle Marche colpite dal sisma.
Noi facciamo comunicazione, raccontiamo il territorio e i prodotti, che sono il punto di incontro tra uomo e natura. Abbiamo quindi deciso di dare il nostro piccolo contributo proprio così: continuando a raccontare, prendendo la macchina e spostandoci verso quei luoghi che sono stati epicentro, descrivendo il dopo e lasciandoci sedurre dalla speranza di chi, quei luoghi, li vive e non vuole abbandonarli per nulla al mondo.

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Anisetta Rosati e le Marchese in farmacia

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Maltignano, Ascoli Piceno.
Correva l’anno 1861 quando nacque Umberto Rosati, da un’antica e nobile famiglia di lontane origini lombarde. Insomma, come le migliori storie, partiamo con il C’era una volta che tanto ci piace, narrando di una personalità dalle spiccate doti chimiche ed imprenditoriali.
Umberto, infatti, si laureò in Farmacia presso la Regia Università degli Studi di Camerino, diventando ben presto il proprietario dell’ Antica Farmacia Morganti in Piazza Arringo ad Ascoli Piceno, rendendola in poco tempo un luogo di riferimento, dallo spiccato buon gusto.

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Alma tra cucina e territorio

alma-le Marchese del GustoOgnuno di noi ha dei sogni nel cassetto.
I più fortunati hanno anche il coraggio di toglierli da quel cassetto e la tenacia per trasformarli in realtà.
Parlando di gastronomia non potevamo non andare a curiosare tra le aule della più importante scuola internazionale di cucina in Italia: l’Alma di Colorno (Parma)
alma-scuola cucina internazionaleQuello che abbiamo scoperto è la giornata tipo di ogni studente dei vari corsi che si tengono all’interno della scuola: corso superiore di cucina italiana, corso tecniche di cucina, corso superiore di pasticceria, corso tecniche di pasticceria, corso superiore di sala, bar, e sommellerie e corso manager della ristorazione.
Quindi, aspiranti chef e maître siete pronti per scoprire se è la vita che fa per voi?

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Il museo del cappello di Montappone

Il museo del cappello di montappone

Ah, la vanità femminile!
Che bella cosa poterla esprimere attraverso gli accessori, potersi raccontare ma anche nascondere e diventare misteriose.
E chi racconta una donna meglio del suo cappello?
Un accessorio che si sta riprendendo il giusto posto nel guardaroba femminile, un po’ troppo trascurato negli anni passati o, erroneamente, utilizzato solo per proteggere dal sole cocente della campagna nei pomeriggi di lavoro.

Le Marchese del Gusto

Ma noi Marchese ben sappiamo che dietro la leggerezza si cela sempre qualcosa di più profondo e siamo andate al Museo del Cappello di Montappone (FM) ad approfondire il discorso.
Insieme ad Amerino Clementi abbiamo fatto un bellissimo viaggio partendo da una fascina di iervicella.
Orgoglio del fermano questo grano ha la peculiarità di avere un gambo lungo e flessuoso; la parte commestibile viene utilizzata per fare i maccheroncini di Campofilone mentre il resto viene raccolto, selezionato e intrecciato da mani esperte fino al risultato finale: il cappello fatto e finito.

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La storica Cantina Quaresima e i suoi eterni ragazzi in vigna

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Sono stati miei fedeli alleati durante la Festa dell’Uva di quest’anno, sarà un po’ per la vicinanza dello stand al portone di casa Federici, un po’ per il sorriso coinvolgente di chi pensa “Mi sembra di conoscerti ma non sono sicuro, nel dubbio saluto… e pure due volte”, un po’ perché la loro bollicina ha saputo intervallare ore di agonismo a suon di Verdicchi ruspanti, che solo una buona percentuale di sangue cuprense riesce a sostenere.
Se sono viva e vegeta, insomma, lo devo anche un po’ a Fabrizio Quaresima, volto scanzonato di un eterno ragazzo innamorato delle poesie in vigna, fedele alle storie di casa, di quelle contadine e sincere.

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