Oggi vi raccontiamo una storia…

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Oggi vogliamo raccontarvi di un nostro piccolo successo, di un’occasione meravigliosa in cui Le Marchese del Gusto hanno fatto parte di una squadra importante, parte di un percorso iniziato spontaneamente mesi fa.

Si da il caso che, durante uno degli eventi più elettrizzanti ai quali abbiamo partecipato come protagoniste attive, Il Sarto in Cantina, si sia creata un’alchimia con una persona che, come noi, è innamorata del suo lavoro e vive le giornate con un grande entusiasmo produttivo. Maurizio Paradisi era il fotografo ufficiale dell’evento, chiamato ad immortalare i volti degli ospiti in bottaia, l’energia di quella domenica pomeriggio e la squadra febbricitante che portava alto il nome dell’artigianato marchigiano. Da allora le Marchese hanno seguito da vicino il suo percorso lavorativo e si sono affidate a lui per cogliere l’essenza di un duo affiatato, composto da donne molto diverse ma profondamente legate tra loro e alla loro terra.

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Si da il caso che Lunedì scorso la CNA di Ancona abbia invitato Maurizio e Letizia a presentare un nuovo tipo di comunicazione legato all’accoglienza, alla cucina, al lusso raccontato  attraverso storie, emozioni, suggestioni. Si presentava Innovation Box, un servizio informativo dedicato agli artigiani che vogliono condividere e scoprire nuove cose all’interno del favoloso e variegato mondo enogastronomico. Con loro professori dell’Università di Ancona, produttori, esperti di legislazione e di etichettatura.

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È stato bello raccontare come la gastronomia stia ritornando alle storie di vita, come la gioia e le tensioni in cucina creino la magia attorno ad un piatto, di come sia bello descrivere a parole e attraverso le immagini la cura del dettaglio, il desiderio di regalare un emozione, la passione di un lavoro che è scelta di vita e di quanto questo possa essere più coinvolgente del cibo perfettamente immortalato nella sua lucidità plastica e perfetta.

Se la leggerezza, il coinvolgimento diretto, l’esperienza vera e la contaminazione tra diversi territori e diversi stili sono sempre stati il motore delle Marchese, da oggi sentiamo di avere un socio speciale, che riesce a visualizzare il nostro scrivere, che lo tonifica e lo amplifica: insieme lavoreremo per trasmettere il nostro punto di vista con leggerezza, tecnica, competenza e un pizzico di follia.

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E’ così che amiamo comunicare il cibo e siamo fiere di poter lavorare a fianco di un professionista che si mette in gioco tutti i giorni, anche lui deliziato da leggende e racconti di vita che si celano sibillini tra le campagne marchigiane, nei ristoranti di mare o nella cacciagione ruspante e goliardica.

Insomma, la valigia è pronta per una nuova avventura e con l’aiuto di Maurizio aggiungeremo colori al nostro Pantone… ne vedrete delle belle!

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Vacanza come sinonimo di ricarica: a cena da Ruris

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“Fare benzina” in Calabria per tornare carichi e propositivi alle amate terre marchigiane, al grano che quest’anno avrebbe avuto bisogno di una tifoseria intera, dalla semina alla raccolta, alle consulenze sempre più fitte in procinto dell’estate, alle telefonate nei momenti più assurdi con Dorina, per pianificare e andare avanti con i nostri progetti.
Ecco cos’è avvenuto letteralmente un paio di weekend fa: ho fatto benzina da Ruris.

E’ vero, la Calabria è una terra a tratti misteriosa, incompresa ma dotata di grande fascino, sia per gli amanti del mare, che delle zone brulle e suggestive dell’entroterra, sia per chi, come noi, mette sempre cibo e vino al primo posto. Ma credetemi, mai ci fu weekend più rigenerante, pieno di sorrisi sinceri, nuotate infinite in acque cristalline e papille gustative soddisfatte in pieno.

Perché si sa, il mare mette fame e allora, per chi spazia dalla bottega di delizie, al furgone di tipicità locali fino all’alta ristorazione, l’importante è avere una famiglia che, anche quando sei tanto stanca e non hai avuto neanche un secondo per andare a caccia di informazioni e indirizzi speciali, ti prende per mano e ti guida verso una due giorni di freschezza e scoperte.

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Ruris è il ristorante di Natale Pallone, ad Isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone, innamorato della materia prima di qualità e della tradizione della mamma, sua prima maestra, rivisitata e corretta secondo il suo istinto. Natale è genuino e allo stesso tempo attento ricercatore, fiero di impiattare ad arte i prodotti del suo orto e del suo mare, discreto e presente. Lui e la moglie sono gli ospiti di casa che si aprono piano piano, che ti fanno sorridere con una battuta inaspettata, che ti invogliano spontaneamente a fare il bis.

Della favolosa cena, quello che voglio raccontare sono i quattro piatti che mi hanno più colpita, bagnati da un superbo Efeso della cantina Librandi e accompagnati dalle facce dei miei commensali, stupite e sempre più soddisfatte di boccone in boccone.

Rivisitazione della parmigiana di polpo al sugo con guazzetto di pecorino crotonese

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Guai a chi mi tocca la parmigiana! Mio cavallo di battaglia da sempre e comfort food per eccellenza. Ma questa variante ha abbattuto qualsiasi preconcetto, lasciando il passo a nuove idee. Innanzitutto, la presentazione invitava ancor prima dell’aroma, tanto bella appariva la porzione di melanzane dalla buccia rigata. A seguire la consistenza perfetta del polpo al pomodoro, come si faceva una volta, avvolta dalla melanzana coltivata dallo chef e la crema di pecorino locale. Piatto sapido, divertente, giusto nella porzione e nelle proporzioni.

Spaghetto cacio e pepe e gamberetto

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Essendomi imbucata ad una cena di soli Romani, non potevamo che sfidare lo chef con dei palati più che critici in fatto di cacio e pepe. Il commento più azzeccato? Quello di Augusto: “De questo me ne magnerei ‘na scodella intera”. Superata la prova, quindi, del resto non solo il condimento era perfetto nelle dosi e nessun sapore aggrediva l’altro, ma, ad ingentilire il tutto, c’era lui, uno dei Re del Mare Nostrum, il Gambero Rosso di Mazara, rigorosamente a crudo. Una poesia.

Risotto Carnaroli Gran Riserva con fior di zucca, gamberi, sentore di liquirizia

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E’ uno di quei casi in cui la fama precede la ricetta. La rinomata Fabbrica Amarelli, attiva sin dal 1700, è un mito per chi ama la liquirizia e risiede proprio in Calabria, non lontana da Crotone. Uno di quei gusti che conferiscono potenza alla carne, che possono dare un tocco in più alle marinature ma che, abbinate al pesce, possono diventare un’arma a doppio taglio. Beh, l’abbinamento con il retrogusto un po’ selvatico del fiore di zucca e il gambero crudo ha stimolato la mia voglia di sperimentare. Che poi, alla fine, è proprio questa una delle cose più belle del girare per ristoranti.

Rivisitazione del cannolo

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Questa è senza dubbio la punta di diamante del lato dolce di Ruris. Un piatto esplosivo nei colori, leggero, colorato e ben amalgamato. Il dessert, si sa, è la parte più difficile, ci si arriva sazi e pieni di sapori in bocca, per cui deve essere forse il piatto più pensato e attento. Bene, vi presento l’unico cannolo che ogni donna riuscirebbe a spazzolare anche dopo numerose portate: innanzitutto via i canditi, che lo rendono una scelta impopolare, e benvenuta frutta disidratata, di cui io, lo ammetto, vado pazza. Ma non solo, Natale ha ben pensato di correggere l’apporto calorico affidandosi alla ricotta di bufala, lasciando da parte quella di pecora, sicuramente più tenace e rustica. E poi cioccolato e pistacchi, immancabili per un vero e proprio big bang di gusto.

 

Bufala&Verdicchio… ed è subito casa!

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I venticinque fedeli lettori de Le Marchese del Gusto oramai lo sanno: non sono la cuoca della ciurma. O meglio: mangio tanto, esploro, faccio tentativi, impiastro mani e faccia senza ritegno ma…no! Non chiedetemi una ricetta con le dosi, non fatemi pesare i cibi o calcolare i tecnicismi degli abbinamenti. Il gioco è comunque facile quando si hanno materie prime eccellenti e si fa presto a dire “E’ pronto in tavola”, soddisfacendo un variegato pantone di palati. Mi piace mangiare, mi piace scoprire, dedico tempo e passione nel trovare i luoghi e le situazioni che più possano far stare bene me, i miei ospiti e anche il vicinato.

Una cosa però è certa: sono un asso nei traslochi! Ad oggi ne conto sulle spalle 15. Credetemi, da tutto s’impara: il primo trasloco, risalente ai 19 anni, è stato travolgente. Il primo corposo, con tanto di mobili, forse è sopraggiunto all’età dei 23, quando, ricordo bene, un carico di furgone era composto da un mobile con qualche bicchiere sopra, tovaglie e maglioni infilati negli angoli e i calici matematicamente già rotti. Il tempo matura gusto e logistica. Ed eccomi qua, a condividere con voi uno dei miei traslochi definitivi, più consapevole, più organizzato, dedicato certamente alla persona più speciale che c’è.

E, tornando alle mie doti di cuoca improvvisata e verace, curiosa e dalle papille sempre più esaltate… non potevo che regalarvi il mio primo pasto qui, nella nuova cuccia che, pur di spaccarmi la schiena, ho deciso di rendere calda in pochissimi giorni.
Torniamo da una settimana di fuoco, io e la mia socia Dorina, fatta di cibo gourmet e conoscenze, di incontri e magiche cene insieme. Ecco perché oggi ho deciso di portare in casa nuova un ingrediente campano, la mozzarella di bufala, e di abbinarla al mio amore ancestrale, Mister Verdicchio.

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Sono stata oculata, stavolta, nella scelta della dimora. Proprio a dieci passi c’è un negozio di prelibatezze più o meno locali, che è diventato il mio spacciatore di fiducia in men che non si dica. Per cui, ecco gli ingredienti per sentirsi subito a proprio agio: dei Tuffoli da urlo, una mozzarella di bufala che ancora muggiva, limone biologico non trattato, alici del Mar Cantabrico e un calice di Superiore a completare il tutto.

Quando le contaminazioni ti fanno sentire a casa, puoi dire di aver raggiunto un bel traguardo…

E con la gioia nel cuore e la pancia piena, vi consiglio un sugo aglio, olio e peperoncino, insaporito dalle alici scaldate a fuoco basso insieme a qualche buccia di limone; vi consiglio di scolare la pasta al dente e finire la cottura saltandola nel miscuglio lì in pentola, dal colore poco invitante, il cui aroma però vi rapirà. Del resto, non sempre la bellezza è visibile agli occhiInfine, per concludere il mio pasto celebrando l’ingrediente della settimana, ho deciso di girare tutto con la signora bufala spezzettata grossolanamente, per scioglierla naturalmente in questo groviglio di piacere.

Questo è il mio personale benvenuto e questa è la casa in cui io e il Marchese iniziamo una nuova entusiasmante avventura. Per ora ricettine sciué sciué, a breve manicaretti!!

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Ravioli di mozzarella di bufala e carciofi

di Eleonora de Marchi
I ravioli di mozzarella bufala e carciofi sono un primo piatto ideale per i giorni di festa e si sa che nel Marchesato ogni motivo è buono per festeggiare.
Ma partiamo dai protagonisti di oggi e conosciamoli meglio

Carciofi

I carciofi
Ortaggio di cui l’Italia vanta il primato produttivo, il carciofo si può trovare sui banchi degli ortofrutta tra ottobre e aprile. Molto amato e dal gusto gentile, il ruvido carciofo dal cuore tenero e gustoso si presta a ispirare tante ricette. È anche ricco di proprietà digestive e diuretiche e ha capacità protettive del fegato.
Esistono essenzialmente due varietà di carciofi: quelli con le spine e quelli senza. Mille sono i modi per prepararli: cotti al vapore per poi farcirli e dorarli al forno, oppure fritti, saltali in padella.

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Contaminazioni Gourmet

La parola della settimana è decisamente contaminazione.
E’ una parola che, oggigiorno, dovrebbe appartenere sia alle società più moderne e multietniche che risiedere benvenuta all’interno delle differenti cucine regionali e nazionali, ma che in realtà, ahimè, spaventa ancora.

Con grande coraggio e spirito di sacrificio, noi Marchese l’abbiamo fatta nostra sin da subito, come sinonimo di conoscenza, arricchimento, coinvolgimento e dialogo. Come spunto per riconoscersi nelle tavole dei vicini, come simbolo di grande rispetto per il passato, per le radici che ci appartengono, anch’esse, a loro tempo, già contaminate. Ricordiamo I preziosi contributi della nostra Eleonora, in diretta da Mantova, l’ indimenticabile cena con Tomei al Gallo Rosso, il DNA un po Veneto e un po Ligure della nostra pur marchigianissima Dorina, la trasferta campana appena conclusa eccetera eccetera.

E così, senza timore alcuno, neanche per l’indice glicemico in vetta dopo Le Strade della Mozzarella, mi sono diretta, appena rientrata da Paestum che ancora profumavo di mare e frittura, a Porto Recanati, dove mi aspettava un salto in Trentino.

Terlano è una delle cantine più riconosciute e pregiate della regione e si distingue per la particolare longevità dei vini, per le fresche sfumature regalate dai terreni minerali, per l’altitudine – le loro vigne sono collocate tra i 250 e i 900 metri di altezza – e i conseguenti sbalzi di temperatura.

Una delle cantine con cui tradisco l’amato Verdicchio senza sentirmi in colpa, tanto per capirci.

E la scappatella questa volta era ben condita perché a cucinare presso l’Hotel Ristorante Miraconero è stato un giovane ragazzo di origini venete, Simone Gottardello, particolarmente legato al nostro territorio. Sarà la passione per il vino, sarà la stessa indole solare e lavorativa, sarà una pura coincidenza… ma con io con i veneti sono sempre andata d’accordo. Anche questa volta, devo dire, sono tornata a casa arricchita e le mie papille sedate con maestria.

Gli abbinamenti, curati in coppia con Matteo, un padrone di casa che meglio non ce n’è, hanno riscosso particolare successo anche per il fatto di aver creato una cena contaminata da più lati e per di più “a distanza”, studiando quindi I sapori da abbinare alle note un po fruttare, un po acide, a volte erbose e in assoluto di una mineralità spiazzante dei vini di Terlano.

Buona la prima, insomma, e grazie all’Ais che si apre anche a queste degustazioni alla portata anche di noi comuni mortali.

Allora vi faccio assaggiare attraverso i miei occhi quello che mi è piaciuto di più, gli abbinamenti perfetti che hanno più degli altri sconfitto il sonno arretrato e mantenuta viva la penna sul foglio.

Cappasanta e Terlaner

L’antipasto, composto da Cappasanta, crumble di basilico, mela verde e granita alla calendula, bagnato da un Terlaner Classico del 2015: una combinazione elegante e particolarmente agrumata come piace a me. Il tocco di classe? La foglia di ostrica adagiata proprio al centro del piatto. Se non avete mai assaggiato questo spettacolo della natura, procuratevene una perché la sensazione è quella di tuffarsi in mare. E fu così che l’abbinamento minerale chiuse il suo cerchio.

Riso e Quarz

La portata più consistente in termini di quantità è uno dei comfort food che più mi coccolano in assoluto: il risotto. O meglio, Riso vialone nano veronese agli Asparagi bianchi, Raguse al finocchietto e Maialino al latte, pardon. Il matrimonio con il Quarz Magnum 2014 sembrava, inizialmente azzardato per poi risultare interessantissimo, prima dal punto di vista olfattivo, poi in bocca. La percentuale alcolica importante avvolta dalla cremosità del riso e la foglia di pomodoro, il peperone, il sapore erbaceo e aromatico a braccetto con raguse e maialino. Come dire, chi non risica, non rosica.

Piccione e Nova Domus

E infine lui, Sir Nova Domus 2009, una riserva ormai disponibile solo per degustazioni di questo genere, vino ampio, caratterizzato da molteplici famiglie di profumi, dalla macedonia alle erbe fino alla speziatura. Per poi trasformarsi, in bocca, con un sapore più dolce rispetto ai vini precedenti, tendente alla frutta secca. L’abbinamento? Petto di piccione, formaggio di capra, lampone e fave di cacao. Perfetto. Audace ma non troppo. Un matrimonio elettrizzante, tanto da chiedere il bis e mangiarlo con le mani e con i gomiti sfacciatamente appoggiati al tavolo. Come si confà alle vere Marchese.

Applausi a Matteo, contaminiamoci più spesso…

 

Urbino. Nice to eat you

di Dorina Palombi

Le Marchese del Gusto

Vi capita mai di immaginare città che vorreste vedere in completa solitudine? Talmente piccole che vi basterebbe anche solo un giorno?
Ecco, insieme a Lucca, Urbino è una delle mete da fuga in solitaria.
Preparo virtualmente la valigia e programmo la mia giornata libera nella prima delle provincie marchigiane.
Non è semplice da raggiungere, quindi perfetta per scomparire 24 ore.
Arrivando in treno a Pesaro o Fano dovrete prendere il bus per raggiungere la città (partono ogni ora davanti alla stazione).
Quindi borsone comodo, poche cose dentro e pure comodo e via che si parte.
Immaginate la bellezza del viaggio lento e meraviglioso nell’entroterra marchigiano per arrivare alla culla del rinascimento? Dovreste perchè quando si inizia a prendere la vita con più calma, il corpo ne trae beneficio e inizia a rilassarsi. Occhi fuori dal finestrino e canticchiate le vostre canzoni preferite.
Quale playlist scegliereste?

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Nella botte piccola c’è… una Marchesa! Cronache di una due giorni Sibillina.

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Nella botte piccola c’è il vino buono, questo si sa da generazioni. E da generazioni è la risposta al proverbio Altezza mezza bellezza, nella gara ancestrale tra donne minute e spilungone. Ogni uomo che si rispetti, poi, vorrebbe la botte piena e la moglie ubriaca, anche perchè se le donne sono Marchese, hai voglia a spendere per farle ubriacare… I più mediatori, invece, danno un colpo al cerchio e uno alla botte, detto tipico di quell’ italianità un po ruffiana, un po democristiana, un po paciera.

Mai nessuno però si era messo in testa di dormirci dentro. O meglio, di installare due confortevoli botti nel cortile di casa e trasformarle in un soggiorno romantico, goliardico, suggestivo, mangereccio e comodo. Mai nessuno prima di Norma Piconi, alias la bella Signora che a Roccafluvione possiede il Rifugio dei Marsi, B&B ai piedi dei Monti Sibillini: stanze arredate in stile rustico-chic, bagno turco… e due botti per le coppie più originali, una adibita a giaciglio, l’altra a salottino+servizi. 

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