La confettura di Mele rosa dei Sibillini – Le Spiazzette – Amandola

Ci siamo ormai.
I giorni che ci separano dal nostro aperitivo milanese sono sempre meno ed è tempo di presentare uno a uno i produttori che vogliamo sostenere il 10 marzo.
Siamo partite con un concetto ben preciso, la semplicità, ossia quella parola che sposa in pieno il territorio e lo stile di vita marchigiano.

E se parliamo di semplicità cosa vi viene in mente?
A noi ingredienti naturali, ricette chiare che non nascondono magheggi ma sono testimoni della genuinità del territorio di appartenenza.
Proprio come la confettura di mele rosa dei Sibillini dell’azienda agricola Le Spiazzette di Amandola (anche nella versione piccante con peperoncino)
Gli ingredienti?
mele rosa dei Sibillini
zucchero
succo di limone
Niente di più, come fatta in casa per la colazione con pane e burro.

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I Fratelli Angeli di Pieve Torina

Fratelli Angeli Pieve TorinaCi sono articoli difficili da comporre.
Non per mancanza di contenuto ma, al contrario, per le troppe cose da dire.
Quando incroci persone speciali, che ti lasciano addosso tante emozioni, poi devi trovare il modo di incanalarle, trasmetterle, comunicarle poco per volta, in modo da creare non solo pathos ma, quasi, innamoramento.

Dopo le scosse sismiche degli ultimi mesi tante aziende dei vari comuni dei Sibillini sono state messe in ginocchio e numerose sono state le iniziative a sostegno delle Marche colpite dal sisma.
Noi facciamo comunicazione, raccontiamo il territorio e i prodotti, che sono il punto di incontro tra uomo e natura. Abbiamo quindi deciso di dare il nostro piccolo contributo proprio così: continuando a raccontare, prendendo la macchina e spostandoci verso quei luoghi che sono stati epicentro, descrivendo il dopo e lasciandoci sedurre dalla speranza di chi, quei luoghi, li vive e non vuole abbandonarli per nulla al mondo.

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Anisetta Rosati e le Marchese in farmacia

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Maltignano, Ascoli Piceno.
Correva l’anno 1861 quando nacque Umberto Rosati, da un’antica e nobile famiglia di lontane origini lombarde. Insomma, come le migliori storie, partiamo con il C’era una volta che tanto ci piace, narrando di una personalità dalle spiccate doti chimiche ed imprenditoriali.
Umberto, infatti, si laureò in Farmacia presso la Regia Università degli Studi di Camerino, diventando ben presto il proprietario dell’ Antica Farmacia Morganti in Piazza Arringo ad Ascoli Piceno, rendendola in poco tempo un luogo di riferimento, dallo spiccato buon gusto.

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Il museo del cappello di Montappone

Il museo del cappello di montappone

Ah, la vanità femminile!
Che bella cosa poterla esprimere attraverso gli accessori, potersi raccontare ma anche nascondere e diventare misteriose.
E chi racconta una donna meglio del suo cappello?
Un accessorio che si sta riprendendo il giusto posto nel guardaroba femminile, un po’ troppo trascurato negli anni passati o, erroneamente, utilizzato solo per proteggere dal sole cocente della campagna nei pomeriggi di lavoro.

Le Marchese del Gusto

Ma noi Marchese ben sappiamo che dietro la leggerezza si cela sempre qualcosa di più profondo e siamo andate al Museo del Cappello di Montappone (FM) ad approfondire il discorso.
Insieme ad Amerino Clementi abbiamo fatto un bellissimo viaggio partendo da una fascina di iervicella.
Orgoglio del fermano questo grano ha la peculiarità di avere un gambo lungo e flessuoso; la parte commestibile viene utilizzata per fare i maccheroncini di Campofilone mentre il resto viene raccolto, selezionato e intrecciato da mani esperte fino al risultato finale: il cappello fatto e finito.

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La storica Cantina Quaresima e i suoi eterni ragazzi in vigna

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Sono stati miei fedeli alleati durante la Festa dell’Uva di quest’anno, sarà un po’ per la vicinanza dello stand al portone di casa Federici, un po’ per il sorriso coinvolgente di chi pensa “Mi sembra di conoscerti ma non sono sicuro, nel dubbio saluto… e pure due volte”, un po’ perché la loro bollicina ha saputo intervallare ore di agonismo a suon di Verdicchi ruspanti, che solo una buona percentuale di sangue cuprense riesce a sostenere.
Se sono viva e vegeta, insomma, lo devo anche un po’ a Fabrizio Quaresima, volto scanzonato di un eterno ragazzo innamorato delle poesie in vigna, fedele alle storie di casa, di quelle contadine e sincere.

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Iervicella: un grano da Marchese

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Quando si parla di grano ci si immagina una dorata campagna marchigiana appena mossa dal vento caldo; le giornate lunghe e piene di luce, quando le mietitrebbie tagliano le fronde alte come tanti motoscafi in un mare prezioso e si lavora fino a che non arriva l’umidità della notte.
Si da il caso, però, che nel nostro girovagare degli ultimi mesi, periodo accattivante tanto per gli incontri che siamo riuscite a fare, quanto per le nostre vite al singolare sempre più in evoluzione, il grano è sempre tornato a farla da padrone. Sia per la ricerca costante di prodotti genuini, che per le battaglie sul prezzo di vendita, ora ai minimi storici, che per un certo museo che abbiamo visitato, quasi per caso, durante uno dei nostri fruttuosissimi tour enogastronomici.
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Signore te ne ringrazi: la sinfonia di Michele Biagiola

Signore te ne ringrazi

Si dice che ogni ristorante sia un teatro e, aperte le porte agli ospiti, lo spettacolo vada in scena.
Il ristorante di Michele Biagiola a Montecosaro, al contrario, è una sala da concerto.
Sedetevi comodi, e guardate in direzione del palco.
Qualche borbottio, qualche sorrisetto, poi il silenzio.
La cucina a vista permette di scorgere ogni singolo movimento ed espressione del volto.
Lo chef Biagiola guarda in sala, poi si volta e il concerto ha inizio.

Maurizio Paradisi

Quell’aria romantica svanisce, scompare la sensibilità ed entra in scena la potenza, il controllo, la tenacia.
Ed eccolo, il Maestro.
Se dovessimo sceglierne uno a paragone, sarebbe di certo Vivaldi.
Provate, intanto che leggete, ad accendere di sottofondo “L’Autunno”.
Le mani scorrono a fornire indicazione agli altri componenti del gruppo: padelle, mestoli, fruste prendono il posto di fiati, violini e arpe.
Ed è sinfonia, allegria, malinconia, sussulto.
Perché non è un assolo ma un insieme di emozioni, di mani, di esperienze, di menti e Biagiola non smette mai di sottolineare l’importanza di questa unione profonda tra lui e il suo gruppo.

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