Regaliamoci del tempo

Il Natale è alle porte, che scoperta. E la vita caotica ci porta a correre fino alle 20 della Vigilia per trovare un pensiero speciale da infilare sotto l’albero. Sarebbe bello poter avere più tempo per coccolare i nostri cari e studiare, di negozietto in negozietto o di sito in sito, la proposta più speciale e più giusta, anche per le nostre tasche. Ma, come ogni anno, il mese di dicembre scorre via alla velocità della luce e puntualmente ci troviamo nel panico, correndo a più non posso tra la folla e le luci sfavillanti, munite di guanti, cappello e sciarpone per non beccarci il consueto raffreddore prefestivo, alla ricerca di un po’ di tempo perduto.
Alzi la mano chi non ha mai provato questa sensazione. Senza paternalismi sul vero significato del Natale, senza condannare un consumismo in cui spesso siamo immersi, vedere un amico o il compagno che scarta proprio quello che tanto desiderava da tempo…non ha prezzo.
Noi due, quest’anno, ritardatarie come tutti, abbiamo deciso di regalarci del benessere, la cosa più preziosa che si possa ottenere e pensando a cosa desidereremmo tanto ricevere, vi confidiamo le nostre idee. Nulla di trascendentale, nulla di nuovo sul mercato, per carità…ma una lista della spesa che potrebbe far comodo a tutti, in questi ultimi giorni travolgenti.

Relax e prodotti

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Le contratture dovute alla cattiva postura o allo stress della vita cittadina chiamano la parola “massaggio”. Sicuramente il vostro centro estetico di fiducia saprà consigliarvi un pacchetto regalo ad hoc per mamma o sorella. Noi, in grande stile Marchese, abbiamo adocchiato tre Spa-con-trasferta, come piace a noi, per un regalo super lusso da sfruttare in due. Date un occhio qui , qui  e qui e diteci se non vi piacerebbe trascorrere due giorni in perfetta armonia dopo i bagordi in famiglia. Noi siamo invogliate già da un po’ e speriamo di poterne beneficiare prestissimo.

Relax significa anche prendersi cura di noi stessi e durante quest’anno al termine, ci siamo avvicinate ad un’azienda favolosa, che concentra naturalità, etica e funzionalità. Parliamo di Davines, di cui ci siamo innamorate anche per la sua linea a base di presidi Slowfood. Oltre ai consueti prodotti per la cura di ogni tipo di cute, abbiamo scoperto un delizioso profumo per capelli in edizione limitata. Se girovagate tra Jesi e i paraggi, Giammarco è il nostro fornitore ufficiale.

Infine, non c’è dono più prezioso che rientrare a casa carichi di nebbia e trovare il forno e qualche candela accesa, la tavola apparecchiata e un calice pronto accanto alla poltrona. Regalare il proprio tempo per fare la spesa e cucinare qualcosa di caldo è senz’altro un gesto nobile, uno dei migliori abbracci che si possano ricevere. Non sapete cosa cucinare? Date un occhio qui e qui.

Poesia, prosa e affini

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Benessere significa anche migliorare se stessi, conoscere, investire sulla propria persona arricchendo mente e sapere. Che sia prosa, poesia o narrativa, un libro è un grande classico che non tramonta mai. Allora ci siamo consultate e abbiamo pensato che le Poesie di Pablo Neruda siano uno dei pensieri più passionali si possano dedicare e che l’antologia Poesie di una vita possa essere un buon inizio per conoscere l’autore.
Oppure, per chi ama la montagna, un giallo tascabile dal fascino crudo porta il nome di Neve, cane, piede; se invece la salsedine non vi si stacca di dosso nemmeno a basse temperature, scegliete Isole minori e vi porterà via con se. Volete una storia di vita vissuta, volete l’avventura di una donna ironica e intraprendente? Siamo Liberi fa per voi, racconta il viaggio di una barcalinga. Barcache? Si avete capito bene… l’autrice la conosciamo, è una bomba di vitalità, vi farà divertire.
Per rimanere sempre in tema food, ci siamo imbattute di recente in una serie di ritratti raccolti sotto il titolo Giovani e audaci, racconta la biografia di nuove leve promettenti, tra cui ci sono anche due nomi regionali. Divertente e scorrevole, ben scritto.
Oppure, perché no, c’è sempre il caro vecchio abbonamento alle riviste del cuore, come ad esempio il Gambero Rosso, bibbia storica del buon gusto o Italia Squisita, ottima guida per promettenti gastronomi.

A cena fuori

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In assoluto il nostro regalo preferito. Salva dalle corse all’ultimo minuto, è un elisir di lunga vita, crea emozioni, affina il palato, promette grandi chiacchierate magari con quell’amica che non riuscite mai a vedere. E qui abbiamo l’imbarazzo della scelta, certo, ma abbiamo scelto tre luoghi che per motivi differenti avremo sempre nel cuore.
Ristorante Andreina a Loreto. Perché c’è lo spiedo a farla da padrone, perché Errico Recanati è un caposaldo della tradizione ma anche grande ricercatore, mai fermo. Perché l’atmosfera è sempre elegante e accogliente, perché in sala c’è Ramona, che ci ha accompagnate per un po’ nella nostra avventura di Marchese e per questo le vorremo sempre bene. Perché uscirete di li con la voglia di tornare il prima possibile. Fa quest’effetto Andreina, crea dipendenza.
Degusteria del Gigante a San Benedetto del Tronto, di cui parleremo tra poco in un articolo dedicato. Sigismondo all’accoglienza e Sabrina Tuzi ai fornelli. Sono travolgenti, simpatici, alla mano e molto professionali. Sanno consigliare e stupire. Sanno essere complici e mattacchioni al punto giusto, lavorano sodo ogni giorno a favore del territorio e sempre col sorriso acceso.
Signore te ne ringrazi a Montecosaro. Perché Michele Biagiola tratta le erbe aromatiche come fossero belle donne, rendendole protagoniste, avvalorando il loro profumo e le peculiarità che nascondono. Perché la cantina è di tutto rispetto, perché potete anche mangiare una semplice pizza ma creata da mani sapienti che utilizzano solo materie prime di elevatissimo pregio. Perché ci è piaciuto da matti e qui spieghiamo esattamente perché.

Enogastronomia buona e solidale

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Ricordiamoci sempre dei meno fortunati, non solo a Natale. E in particolar modo ricordiamocelo aiutandoli nel modo migliore, acquistando i loro prodotti locali. Il terremoto è un evento mediatico già passato di moda, invece noi siamo state proprio ad Arquata del Tronto qualche giorno fa, luogo tra i più abbattuti, e la voglia di ricominciare che ci hanno trasmesso gli abitanti del luogo valeva più di mille presepi e di mille preghiere. Era un inno alla vita. Allora qui potete acquistare i prodotti provenienti dalle zone colpite, buon appetito…

 

Birra Lancetta. Sambenedettese doc

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Il profumo della battigia all’alba.
Il viso “schiaffeggiato” dal vento.
La pelle salata ad ogni bacio.
La tavola ricca di fritture e pesci al forno, risultato delle barche dei pescatori di ritorno da un mare generoso.
E poi, soprattutto, i tramonti, la musica, gli amici, le risate davanti a una buona bottiglia di birra.

Perché d’estate tutto è più semplice.
Anche ora che settembre è iniziato e le giornate hanno ripreso la loro routine, basta lo scoccare delle 18 per abbandonare i pensieri e vedersi nuovamente tutti al bar, dando il giusto tempo a dovere e piacere.
Noi Marchese abbiamo scelto di salutare l’estate raccontandovi di un’eccellenza marchigiana che ci ha conquistato fin da subito per la sostanza ma anche per il packaging: la Birra Lancetta

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Cosa vuol dire essere Sextainable

di Dorina Palombi

Sextainable

Sextainable è un concetto nuovo (magari meno per chi ci segue dagli esordi) ma che subito mi è entrato sottopelle.
Eravamo a Identità Golose, io e Letizia, davanti ad un bicchiere di Berlucchi, appena conosciute ma già con mille idee per la testa e un progetto nuovo che riempiva gli occhi e gonfiava il cuore.
Proprio lì, un anno fa, sono nate le Marchese del Gusto.

“Saremo Sextainable” mi disse. E io le credetti immediatamente.
Perché tra tutte e due, sexy, davvero non ci sentiamo.
Ma Sextainable sì,  un sacco!
Ma che significa, vi chiederete?
Dividendo questa parola in due, avrete sexy e sustainable: seducente e sostenibile.
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Pasta Luzi, i legumi come non li avete mai visti

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Ci si chiede spesso quale pasta sia meglio acquistare e ogni volta che si ha in mano la lista della spesa il dubbio ci assale: ad oggi, infatti, il problema dei grani che non fanno bene, delle farine eccessivamente raffinate e delle modificazioni genetiche è giunto anche alle orecchie del più distratto.
Quello che manca è spesso una guida, che sia un negoziante di riferimento che sappia ciò che vende e che offra prodotti con una certa filosofia e una certa etica o semplicemente un amico che ne sa di più e che sappia consigliare le alternative buone e sane. Manca, insomma, un’informazione che penetri, perché un messaggio così fondamentale non venga ignorato in mezzo ai volantini pubblicitari.
Allora oggi io ed Eleonora, in visita nelle nostre splendide Marche, facciamo le veci del consigliere e vi proponiamo un’alternativa ancora più diversa, e ancora più intrigante perché non di semplice pasta si tratta.

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Avevamo già parlato di un cereale buono e giusto, materia prima di una pasta che fa bene al palato e al fisco, oggi però pensiamo ad un blend, passatemi il termine. Si perché l’apoteosi del gusto, la sorprendente tenuta e il sapore bilanciato il signor Luzi lo ottiene dal mix di cereali e legumi.

Da generazioni la famiglia Luzi coltiva terreni nel centro Italia, sviluppando produzioni di cereali e legumi locali e seguendo i dettami di un’agricoltura sostenibile, nel rispetto dell’ambiente in cui si inseriscono, con l’obiettivo di produrre alimenti sani, prevalentemente integrali perciò ricchi dei principi nutritivi che la raffinazione dimentica lungo la sua tortuosa strada, nonché legati alla tradizione contadina marchigiana.

E così, dopo averne sentito parlare da Cibio, uno di quei negozi da prendere come punto di riferimento per volersi davvero bene, e dopo aver notato che, rispetto alle campagne di Serra de Conti dove stavamo passeggiando, l’azienda Luzi dista solo una mezz’ora…
Gianluigi Luzi ci ha accolte a braccia aperte, nonostante lo scarso preavviso e, in men che non si dica, ci ha immerse nel racconto delle terre circostanti, al confine tra la Provincia di Ancona e quella di Pesaro-Urbino.
Lo ammetto, ho vissuto un flash back, questo mio andare a “scovare” un prodotto che mi piace mi ha improvvisamente catapultata indietro di due anni, a quando frequentavo il Master dell’Università di Scienze Gastronomiche a Pollenzo, e la mia vita era circondata da persone appassionate, produttori caparbi e frutti della natura gustosi e dai mille benefici.

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E allora li, mentre Gianluigi ci parlava in maniera pacata e consapevole, osservavo i suoi occhi che brillavano, che raccontavano la stessa storia in parallelo, fatta di sacrifici, soddisfazione e passione ardente. Ho pensato, guardando la mia Eleonora uscire felicissima con una campionatura di prodotti Luzi, che ho fatto proprio bene a tornare a casa e trasportare qui lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di scoprire, sebbene sia più difficile, tante persone ancora non mi capiscano e la fatica ancora non sia affatto ripagata.

Quindi, nell’attesa di una ricettina di pasta a tutto legume, consiglio vivamente di dare un occhio al sito Luzi Food e immergersi nella varietà di offerte, dai nomi a volte proprio stuzzicanti. I miei preferiti? Tutto e niente e Solo Legumi…

 

Il presidio del Caffè del Teatro

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Il calice di vino a fine giornata, di quelli accompagnati dal sospirone di stanchezza e sollievo o quello della pausa prima di cena, quando la serata davanti al pc è ancora lunga. Le chiacchierate su problemi da risolvere o quelle frivole da bar, i confronti con gli amici, le risate a squarciagola, il giro che questa volta pago io e il prossimo ci pensi tu.
La certezza di poter passare di la e c’è sempre qualcuno con cui scambiare due parole, il saluto accogliente di Mirko, il proprietario, che senza neanche chiederlo ti prepara un calice di Vigna delle Oche, “il solito”.
Sono sedici anni che questo luogo si prende cura di noi, tanti amici del mio gruppo hanno lavorato dietro questo bancone e tanti barman sono poi diventati amici. Ci si trova sempre li, è l’appuntamento fisso, è quel luogo ormai così parte delle nostre vite, che non c’è neanche bisogno di specificarlo.
Per questo il nostro ritrovarci agli stessi sgabelli di legno accanto all’entrata noi lo chiamiamo Il Presidio: siamo parte dell’arredamento, ci piace dire, e ci piace pensare che la nostra presenza regali un po di colore all’atmosfera. Senza contare poi i compleanni, i capodanni, le vigilie di Natale, i weekend lunghi in cui si decide di restare a casa… sono sempre inaugurati al Caffè del Teatro, in Piazza della Repubblica a Jesi.
Quindi oggi chiudo il becco e apro il mio album dei ricordi, perché ci sono certe cose che solo la fotografia riesce a passare, persino quella dei selfie a tarda ora.

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Il ricordo di una ciliegia

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A volte gli amarcord non si spiegano. Tanti e continui sono i ricordi legati ai profumi, che rimandano all’ infanzia, ad un viaggio, a certe persone. Oggi parliamo del frutto rosso che preferisco, la ciliegia, e di una casa un po’ decadente ma dal fascino intramontabile, in campagna a Serra de Conti.

Avrò avuto 6 anni o giu di li e certamente non era la prima volta che ne assaggiavo una ma, non so perché, la scena di quel film si riproduce ogni volta che ne assaporo il gusto. Era caldo, era un lontano luglio e io e mia sorella eravamo sedute all’ ombra del pergolato, rigoglioso di vite, a coprirci dal sole cocente. Avevamo sete, volevamo giocare, ma l’aria era troppo afosa persino per l’incoscienza di un bambino. Il trattore che trebbiava rumoroso, alle spalle della casa, era stata la nostra attrazione mattutina e per questo ormai già intrattenimento obsoleto.

La frutta che rinfresca e rinfranca, un gelato o un litro di limonata con ghiaccio…forse queste erano le immagini negli occhi desiderosi di abbattere la noia e la calura. E fu proprio nel momento di massimo scoramento che mamma Laura arrivò con un cestino di ciliegie, appena raccolte con la contadina al di la della siepe.

Mi sono sporcata la maglia di quella tinta indelebile e profumata, le fessure delle unghie piene di polpa, i noccioli sparsi ai miei piedi, testimoni dell’ingordigia.

Da quel giorno, non passa volta che io non rimembri quel pomeriggio, come una vecchia fotografia che sbuca fuori di continuo, con tinte sempre più forti, ricca di dettagli e sfumature di volta in volta dettati dalla mia mente, ma dalla trama in fondo sempre uguale. Le sensazioni di calore e affetto familiare, mia sorella bionda e bella, le mie dita colpevoli e la pancia piena. Il gusto al contempo dolce e acidulo, il rosso netto di quelle più mature, che ci rincorrevamo a scegliere per prime, quasi stucchevoli dal tanto zucchero.

Le ciliegie e quella casa sono oramai legate per sempre e tanto è il piacere di tornare dal mercato con un sacchetto di frutti rossi, tanto il cuore si apre ogni volta che, percorrendo l’Arceviese in auto, metto la freccia a sinistra e parcheggio nel piazzale, proprio li di fronte al pergolato oggi anziano e rado, ma dall’ incontenibile allure felliniana.

Bufala&Verdicchio… ed è subito casa!

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I venticinque fedeli lettori de Le Marchese del Gusto oramai lo sanno: non sono la cuoca della ciurma. O meglio: mangio tanto, esploro, faccio tentativi, impiastro mani e faccia senza ritegno ma…no! Non chiedetemi una ricetta con le dosi, non fatemi pesare i cibi o calcolare i tecnicismi degli abbinamenti. Il gioco è comunque facile quando si hanno materie prime eccellenti e si fa presto a dire “E’ pronto in tavola”, soddisfacendo un variegato pantone di palati. Mi piace mangiare, mi piace scoprire, dedico tempo e passione nel trovare i luoghi e le situazioni che più possano far stare bene me, i miei ospiti e anche il vicinato.

Una cosa però è certa: sono un asso nei traslochi! Ad oggi ne conto sulle spalle 15. Credetemi, da tutto s’impara: il primo trasloco, risalente ai 19 anni, è stato travolgente. Il primo corposo, con tanto di mobili, forse è sopraggiunto all’età dei 23, quando, ricordo bene, un carico di furgone era composto da un mobile con qualche bicchiere sopra, tovaglie e maglioni infilati negli angoli e i calici matematicamente già rotti. Il tempo matura gusto e logistica. Ed eccomi qua, a condividere con voi uno dei miei traslochi definitivi, più consapevole, più organizzato, dedicato certamente alla persona più speciale che c’è.

E, tornando alle mie doti di cuoca improvvisata e verace, curiosa e dalle papille sempre più esaltate… non potevo che regalarvi il mio primo pasto qui, nella nuova cuccia che, pur di spaccarmi la schiena, ho deciso di rendere calda in pochissimi giorni.
Torniamo da una settimana di fuoco, io e la mia socia Dorina, fatta di cibo gourmet e conoscenze, di incontri e magiche cene insieme. Ecco perché oggi ho deciso di portare in casa nuova un ingrediente campano, la mozzarella di bufala, e di abbinarla al mio amore ancestrale, Mister Verdicchio.

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Sono stata oculata, stavolta, nella scelta della dimora. Proprio a dieci passi c’è un negozio di prelibatezze più o meno locali, che è diventato il mio spacciatore di fiducia in men che non si dica. Per cui, ecco gli ingredienti per sentirsi subito a proprio agio: dei Tuffoli da urlo, una mozzarella di bufala che ancora muggiva, limone biologico non trattato, alici del Mar Cantabrico e un calice di Superiore a completare il tutto.

Quando le contaminazioni ti fanno sentire a casa, puoi dire di aver raggiunto un bel traguardo…

E con la gioia nel cuore e la pancia piena, vi consiglio un sugo aglio, olio e peperoncino, insaporito dalle alici scaldate a fuoco basso insieme a qualche buccia di limone; vi consiglio di scolare la pasta al dente e finire la cottura saltandola nel miscuglio lì in pentola, dal colore poco invitante, il cui aroma però vi rapirà. Del resto, non sempre la bellezza è visibile agli occhiInfine, per concludere il mio pasto celebrando l’ingrediente della settimana, ho deciso di girare tutto con la signora bufala spezzettata grossolanamente, per scioglierla naturalmente in questo groviglio di piacere.

Questo è il mio personale benvenuto e questa è la casa in cui io e il Marchese iniziamo una nuova entusiasmante avventura. Per ora ricettine sciué sciué, a breve manicaretti!!

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