Di vino, uomini e generazioni: Le Canà

Davore Le Canà pecorino

Si può partire da un oggetto per raccontare una storia?
Noi Marchese crediamo proprio di sì.
Se pensiamo alle favole con cui siamo cresciuti c’è sempre di mezzo un oggetto: una mela, uno specchio, una spada, una pentola.
Nella favola di oggi l’oggetto in questione è un recipiente di legno, di quelli usati per pigiare l’uva e raccogliere il mosto. E’ proprio da qui che parte la nostra storia, anzi da un pochino prima. Parte dagli inizi del ‘900, quando Vincenzo Polini torna dall’Argentina, compera le prime terre e inizia a vinificare, arrivando alla quarta generazione e a nuove tecnologie.
E in mezzo?
Un ancora buttata nel mare della memoria, una tradizione portata avanti con orgoglio, cambiamenti, coraggio, tenacia, passione. E una terra raccontata nel modo più naturale possibile, il vino, con un’azienda situata tra le colline del sud delle Marche, con vigneti che si estendono su una superficie di oltre 25 ettari a diverse altitudini e versanti in modo da favorire una maturazione dell’uva naturale ed equilibrata.

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Il vino pecorino di Arquata del Tronto

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Vi abbiamo già raccontato della nostra visita ad Arquata del Tronto, di come l’abbiamo trovata dopo il terremoto che l’ha distrutta ad agosto e della grande volontà di guardare positivamente al futuro.

Oggi vi portiamo nuovamente tra i Sibillini con una delle risorse agroalimentari del territorio: il vino pecorino.
Un prodotto che noi Marchese amiamo particolarmente e che desideriamo farvi conoscere attraverso un excursus storico che parte dai monaci benedettini e arriva alle tavole apparecchiate per il pranzo.

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La statua di Penelope a Senigallia

Penelope di SenigalliaMare, donne e amore sembra vadano a braccetto, ieri come oggi.
A Copenaghen la Sirenetta da il benvenuto ai turisti scrutando il mare malinconica, e sognando di poter camminare sulla terra ferma per condividere la vita con il suo amore.
A Senigallia, sul molo di Levante (sì, sì, appena dopo Uliassi) dal 2004 c’è Penelope a fare da guardiano alla speranza di amori e marinai.

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5 cose da fare a Ripatransone e la ricetta del Ciavarro

RipatransoneRipatransone è una delle Bandiere Arancioni delle Marche, ossia uno di quei borghi premiati perché sono riusciti a conservare e valorizzare le proprie risorse turistiche senza compromettere l’ambiente, il paesaggio e le esigenze delle comunità ospitanti.

E’ bello arrivarci e godere del paesaggio che stagione dopo stagione cambia abito; non c’è infatti un periodo più adatto per visitare il piccolo borgo ma vale la pena inserirlo in un minitour che includa Fermo (18 km), e Offida (9 km).
Dal canto nostro vi suggeriamo 5 cose da fare a Ripatransone, che sia gennaio o agosto 🙂

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Arquata del Tronto: il coraggio non trema

Coraggio: forza d’animo connaturata, o confortata dall’altrui esempio, che permette di affrontare, dominare, subire situazioni scabrose, difficili, avvilenti, e anche la morte, senza rinunciare alla dimostrazione dei più nobili attributi della natura umana.
Sul dizionario questa è la definizione della parola coraggio.
Le voci correlate sono fortezza (è una virtù che assicura, nelle difficoltà, la fermezza e la costanza nella ricerca del bene), speranza e paura.
Serve altro per raccontare Arquata del Tronto?
Noi crediamo di no.

Arquata del Tronto

Siamo state ad Arquata poche settimane fa, invitate dalla Pro Loco e accolte da Maria Cristina Baldassarre che ci ha fatto da cicerone in una delle giornate più significative mai vissute.
Cristina ci ha guidato attraverso la nuova Salaria e poi in quella antica, fino a Borgo, ultimo punto accessibile prima di essere fermati dall’Esercito.
Perché più in là non si può andare; ad Arquata non ci si arriva perché è pericoloso.
Abbiamo conosciuto i ragazzi della Pro Loco e il Sindaco Aleandro Petrucci.
Abbiamo pranzato insieme ai Vigili del Fuoco.
Abbiamo conosciuto Domenico che ci ha raccontato dei tartufi e delle castagne tipiche di queste zone.
Abbiamo chiacchierato con Giacomo e ci ha spiegato la storia del vino Pecorino, che proprio qui è nato.
Abbiamo assistito alla celebrazione dell’inaugurazione del presepe in un momento davvero suggestivo.
Poi, con Maria Cristina abbiamo scoperto Arquata del Tronto partendo con un non voluto “C’era una volta”..
Lei è nata ad Amatrice ma è cresciuta tra i Sibillini.
Ora vive ad Ascoli perché, come tanti, non ha alternative. Ha perso tutto.
O quasi.

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Olio Gregori: non chiamatela solo oliva ascolana

Olio Gregori

Fine novembre.
Interno giorno in un calorosissimo ristorante di San Benedetto del Tronto, la Degusteria del Gigante.
Un pranzo il cui scopo, oltre a godere della cucina di Sabrina Tuzi e dell’accoglienza di Sigismondo Gaetani (e di cui vi parleremo prestissimo), è quello di unire alla stessa tavola prodotti e produttori che raccontano il piceno.
Uno di questi è Stefano Gregori, titolare dell’azienda omonima produttrice di oliva ascolana tenera a Montalto delle Marche

Stefano Gregori

La prima cosa che abbiamo notato dell’olio della famiglia Gregori è stato il packaging accattivante.
Inutile dire che amiamo i prodotti che sposano bontà e bellezza, quei prodotti che puoi sfoggiare in tavola senza bisogno di travasarli in un contenitore migliore.
Ma partiamo prima dalle origini e dalla storia di questa bella realtà Made in Marche

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I Fratelli Angeli di Pieve Torina

Fratelli Angeli Pieve TorinaCi sono articoli difficili da comporre.
Non per mancanza di contenuto ma, al contrario, per le troppe cose da dire.
Quando incroci persone speciali, che ti lasciano addosso tante emozioni, poi devi trovare il modo di incanalarle, trasmetterle, comunicarle poco per volta, in modo da creare non solo pathos ma, quasi, innamoramento.

Dopo le scosse sismiche degli ultimi mesi tante aziende dei vari comuni dei Sibillini sono state messe in ginocchio e numerose sono state le iniziative a sostegno delle Marche colpite dal sisma.
Noi facciamo comunicazione, raccontiamo il territorio e i prodotti, che sono il punto di incontro tra uomo e natura. Abbiamo quindi deciso di dare il nostro piccolo contributo proprio così: continuando a raccontare, prendendo la macchina e spostandoci verso quei luoghi che sono stati epicentro, descrivendo il dopo e lasciandoci sedurre dalla speranza di chi, quei luoghi, li vive e non vuole abbandonarli per nulla al mondo.

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