Di saponi, lavanda e…tapénade

Oggi, in perfetto stile americano, possiamo giocarci un throwback thursday e perché non tornare indietro per rivivere l’atmosfera provenzale respirata solo qualche settimana fa.

Le piccole piazze di paese e i romantici viali alberati, i mercatini di antiquariato e le boulangerie di antica data, le fabbriche di sapone che ridotto a cubotti e accatastato in piramidi vertiginose è divenuto, tanto quanto il sacchettino di lavanda, cimelio irrinunciabile per il turista alla scoperta dei luoghi che hanno stregato Van Gaugh e Cézanneprovenza1

provenza2Il mistral che soffia da nord-ovest, le distese di viti basse e di frutteti, i filari di pioppi allineati lungo i bordi dei fiumi.

L’ingegno del Popolo Romano che, assediate le terre dei Galli, costruisce a Pont du Gard l’acquedotto più grande d’Europa e ad Arles un anfiteatro bomboniera, copia del più maestoso Colosseo.

provenza5provenza pont du gardprovenzaUn aroma intenso e penetrante di macchia mediterranea…rosmarino, ginepro, mirto, timo, alloro, origano che abilmente essiccati al sole sono diventati il condimento per eccellenza di tutte le ricette provençales.

Se avete avuto anche voi il piacere di spingervi oltre il Rodano avrete di certo acquistato un vasetto delle famose erbe perfette per condire un ruspante pollo arrosto o una frittata  oppure  per preparare al volo una aglio, olio e peperoncino alternativa.tapenade ricetta provenzale

A me della Provenza resta nel cuore la tapénade, una crema di olive ottenuta frullando insieme drupe denocciolate (verdi o nere), capperi, acciughe sotto sale e olio extravergine di oliva. Qualche fettina di baguette abbrustolita ed il vostro stuzzichino è pronto.

tapenade ricetta provenzale

La crescia, il vero street food delle Marche

di Donatella Bartolomei

Quando dici crescia, nelle Marche, dici veramente tanto…

crescia
Praticamente si tratta di una focaccia che  cambia forma, sapore e ingredienti a seconda della zona in cui ci troviamo.

Per tradizione veniva cotta nel forno a legna quando si faceva il pane, oppure sulla griglia o ancora meglio sotto la brace.
Si puliva bene bene il pavimento del focolare, ci si metteva la crescia, poi sopra un vecchio coperchio di ferro e sopra a questo la brace.
Ammettiamolo,  con questo metodo si ottiene un risultato straordinario.

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Il rosa color carattere: maiale con rabarbaro in agrodolce

di Letizia FedericiUno

Sono per i colori forti.
Il rosa di oggi non avrà niente a che fare con pastelli, bon bon e confetti.
Il mio è un rosa determinato, molto vicino al rosso, un fucsia che tende al ciliegia, una tinta scioccante, che vedi anche ad occhi chiusi.
E, così come non sono per le sfumature, così prediligo da sempre i sapori decisi.
E le persone decise.
Grintose.
Con l’occhiaia profonda e l’iride che brilla.

Non è un caso se oggi paragono il rabarbaro a Heather Anderson, l’imprenditrice che guida Whuitmuir, l’ormai nota azienda agricola in cui amo farmi inseguire da maiali affamati (e molto rosa), impacchettare box di frutta e verdura, allietare i clienti del ristorante col mio “intrigante” accento italiano. Tanto per riassumere con un semplice tris le giornate deliranti qui a Lamancha, Scozia.

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Fabriano si colora di rosa: Magnalonga e biscottini all’anice

 

di Donatella Bartolomei

Il mio rosa parla della mia città, della sua gente, dei suoi profumi.
E’ il rosa delle magliette e del maialino sponsor ufficiale della Magnalonga fabrianese appena conclusasi, che si è svolta il 2 giugno lungo l’Antica Via Romea della Marca.

MAGNALONGA-2015

Che si combina durante questa giornata che potrebbe essere immagine profilo dell’hashtag  #tranquillamentemarche? 
Si passeggia lungo il percorso tracciato dai pellegrini, armati di stomaco vivace e animo votato alla bellezza.
Si parte con un numero e un bicchiere appeso al collo.
Si cammina dimenticando la fretta (perchè sarà la lentezza la filosofia della giornata) godendo della natura, facendo tappe enogastronomiche e scoprendo un po’ di più i prodotti tipici.
Si respira.
Si beve.
Si mangia.
Si riporta anima e cuore alla giusta musica.

Protagonisti di questa magnifica giornata  un cielo che più azzurro non si può, prati verdi, rotoloni di fieno, tanti cappellini colorati, chiacchiere e canti allegri, birra , panini con la braciola, gnocchi alla papera, gelato e biscotteria secca.

La magnalonga fabrianese

Una giornata lunghissima e impegnativa (prima e durante) ma piena di soddisfazioni quando alla fine del percorso, i partecipanti ormai sazi, trovano i biscottini della Fabrica del Gusto, li assaporano e chiedono pure il bis.
Le marchese in rosa

Pochi ingredienti per realizzare dei biscottini che sono tipici della cucina delle nonne, sempre attente all’economia domestica e che, con solo farina, vino e olio, riuscivano a fare cose spettacolari.
Una particolarità di questi biscotti è la totale assenza di uova e latticini, che li rende perfetti per intolleranti al lattosio e vegani.

Io ho utilizzato delle eccellenze marchigiane:

A parte il profumo che vi sorprenderà, questi biscottini sono molto friabili, si conservano a lungo se tenuti in un barattolo o scatola di latta a chiusura ermetica….
Ogni volta che li preparo mi viene in mente il mio nonno paterno che si chiamava Donato (ecco perché io mi chiamo Donatella): era solito tenerli in tasca avvolti in un tovagliolino di carta, come fossero un tesoro.

Biscottini all'anice e vino

BISCOTTINI ALL’OLIO DI OLIVA E ANICE

Ingredienti:

250 gr. di zucchero semolato
1/2 bustina di lievito chimico
semi di anice a piacere
zucchero di canna per spolverare

Procedimento:

Prima di tutto vi devo dire che io amo molto il sapore dell’anice ma i miei bimbi non sopportano i semini in bocca, quindi per ovviare a ciò metto in infusione l’anice nel vino per circa 12 ore, e poi se necessario, a malincuore, li elimino.
In una ciotola versiamo l’olio, il vino in cui avrete messo a bagno l’anice, e lo zucchero, mescoliamo un pò e poi aggiungiamo la farina, poca per volta, in modo da non creare grumi.
In breve tempo si formerà l’impasto, copritelo con pellicola e lasciatelo riposare per 30 min. Nel frattempo preriscaldiamo il forno a 170 gradi.

Trascorso il tempo di riposo, su una spianatoia iniziamo a fare delle palline del peso di circa 20 gr. con l’indice facciamo un foro nel centro che allargheremo facendo delle ciambelline.
Passatele nello zucchero di canna, sistematele su una teglia con carta oleata e infornate per 25-30 min. circa.