Le polpette vegetariane per una domenica light

Domenica soffice nel marchesato.
Fatta di risvegli lenti, colazioni lunghe, finestre aperte sulle verdi colline che tra poco si scalderanno di un morbido giallo.
Domenica fatta di famiglia e dei pranzi insieme che già al venerdì sono un miraggio.

Oggi, sempre in collaborazione con Molino Petrucci, vi proponiamo un caposaldo della cucina domenicale (non si dovrebbe creare un capitolo speciale nei libri di cucina per i pranzi della domenica?): le polpette al sugo ma in versione vegetariana
Ad accompagnare ogni boccone un sincero bicchiere di Rosso Piceno e la sofficità che solo casa può regalare.
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Veggie burger del Molino Petrucci

Avete presente la zuppa arquatana di Molino Petrucci che abbiamo preparato nello scorso post, quando il tempo era ancora incerto e ci serviva un ritorno a casa confortante come un abbraccio?

Ora, visto che ci piace un sacco cambiare punto di vista  abbiamo pensato di trasformare la zuppa in un veggie burger.
Questo perché la zuppa arquatana, contenendo farro perlato, orzo perlato, avena decorticata, miglio decorticato, lenticchia rossa e gialla ben si presta a sostituire la  carne macinata nel nostro impasto senza farci sentire la mancanza delle proteine animali.
Oltretutto questa è una ricetta perfetta per “riciclare” quel po’ di zuppa che potrebbe rimanere dal giorno prima.

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La zuppa arquatana di Molino Petrucci

Arquata del Tronto è uno dei luoghi a cui siamo più legate nel Marchesato.
Il profondo abbraccio che ci ha accolto a dicembre è uno dei simboli di forza e caparbietà che ci piace ricordare.
Continueremo a parlarvene nei prossimi articoli, delle evoluzioni del post terremoto ma anche dei simboli di un luogo che è importante mantenere vivi nella memoria.

Oggi però ci spostiamo di pochissimo e andiamo a Trisungo, frazione di Arquata, posizionata sulla riva destra del fiume Tronto.
Non vogliamo ancora raccontarvi la storia di Molino Petrucci; per quella dovrete attendere ancora un pochino.
Ma dal Molino oggi arriva un carico di energia grazie a uno dei suoi prodotti di punta: la zuppa arquatana

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Signore te ne ringrazi: la sinfonia di Michele Biagiola

Signore te ne ringrazi

Si dice che ogni ristorante sia un teatro e, aperte le porte agli ospiti, lo spettacolo vada in scena.
Il ristorante di Michele Biagiola a Montecosaro, al contrario, è una sala da concerto.
Sedetevi comodi, e guardate in direzione del palco.
Qualche borbottio, qualche sorrisetto, poi il silenzio.
La cucina a vista permette di scorgere ogni singolo movimento ed espressione del volto.
Lo chef Biagiola guarda in sala, poi si volta e il concerto ha inizio.

Maurizio Paradisi

Quell’aria romantica svanisce, scompare la sensibilità ed entra in scena la potenza, il controllo, la tenacia.
Ed eccolo, il Maestro.
Se dovessimo sceglierne uno a paragone, sarebbe di certo Vivaldi.
Provate, intanto che leggete, ad accendere di sottofondo “L’Autunno”.
Le mani scorrono a fornire indicazione agli altri componenti del gruppo: padelle, mestoli, fruste prendono il posto di fiati, violini e arpe.
Ed è sinfonia, allegria, malinconia, sussulto.
Perché non è un assolo ma un insieme di emozioni, di mani, di esperienze, di menti e Biagiola non smette mai di sottolineare l’importanza di questa unione profonda tra lui e il suo gruppo.

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Tagliatelle al Farro, con Fave in Porchetta, su crema di formaggio fuso: #‎labellezzaintavola‬ secondo Letizia

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A volte le ricette nascono nei momenti più impensati. Di solito mi succede quando apro il frigo e devo inventarmi qualcosa al volo, altre quando assaggio le proposte degli chef , a volte quando occorre alleggerire i piatti della tradizione. Questa l’ho pensata mentre Giammarco mi faceva lo shampoo e decantavamo le lodi dei prodotti Davines, naturali e sostenibili, alleati imprescindibili per la cura dei miei biondi.

Davines mi ha definitivamente catturata quando ho scoperto che una linea dei loro prodotti, per me tra le più efficaci, utilizza come materia prima alcuni prodotti Italiani tutelati da Slowfood, dai semi di Lenticchia di Villalba, all’oliva Minuta di Sicilia, fino alla Mandorla di Noto.

Qui, ricordo di aver pensato, si parla di salvaguardia del territorio e cura dei capelli, due cose che in genere bistrattiamo parecchio.

Tornando a noi, le Fave in Porchetta sono parte della tradizione culinaria marchigiana, appaiono sulle tavole in primavera per salutarci con il caldo dell’estate: la proposta ideale per partecipare a #davineslabellezzaintavola, offrendo una variante “primo piatto”, veloce e gustosa.

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Per le fave:
Di solito ne faccio sempre in abbondanza, considerato poi che sono le ultime della stagione, ne ho sgranate una quarantina per poi congelare quelle avanzate e potermele godere anche tra qualche giorno. Per cui, nel mio caso, ho fatto soffriggere quattro spicchi d’aglio, ma ne può bastare uno se cucinate una porzione per due. Appena rosolato, versate le fave condite con il finocchietto selvatico, aroma obbligatorio per questo tipo di ricetta. Dopo tre o quattro minuti, abbassate la fiamma, togliete l’aglio, regolate il sale e il pepe e lasciare andare per un’altra decina. Per completare, una spruzzata di vino bianco a fiamma alta e il gioco è fatto.

Per la crema:
Ho scelto il formaggio svizzero per la raclette, facile da fondere, ma va benissimo anche un pecorino fresco… anzi, fave e pecorino sono uno degli abbinamenti da pic-nic del Primo Maggio che più preferisco. Scaldate il latte e, prima che sobbollisca, aggiungete il formaggio tagliato a dadini. Non sono bravissima a raccontare le dosi esatte, lavoro molto “a occhio”, tendenzialmente preferisco iniziare con poco latte per evitare che il tutto risulti troppo liquido. Sempre meglio poco che troppo, si aggiusta tutto molto più facilmente. Lasciate che il formaggio fonda, lavorando il composto con la frusta o, in alternativa, con un mestolo di legno. Infine aggiungete il pepe, quando vedete che la crema ha raggiunto la densità desiderata. All’occorrenza, per restringere, usate un po’ di fecola di patate setacciata. Servono pochi minuti, al massimo 10/15, anche qui in base alle quantità.

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Cuocete le tagliatelle al farro e saltate allegramente tutto insieme, pasta, fave e crema. Se invece si vuole presentare il piatto vestito a festa, basterà adagiare un paio di cucchiai di crema sul fondo del piatto, per poi arrotolare sopra la nostra tagliatella con la fava. Il tocco in più? Un’idea di finocchietto a crudo al lato del piatto.

Mise en place: Le Maioliche by Tablecloths

Rinasciamo Detox?

di Dorina Palombi

Le Marchese del Gusto

Passata la piccola parentesi pasquale, rieccoci a tutto sprint con una ricetta detox (dai, lo sappiamo che ci sentiamo tutti gonfi tra un bagordo e l’altro) e, complice la primavera, oggi vogliamo proporvi un piatto freschissimo, leggero e a impegno minimo
I protagonisti principali sono finocchi e carciofi. Lo sentite già il sapore freschissimo in bocca?

Intanto ecco perché ci piacciono e abbiamo pensato a un mix tra i due.
I carciofi  hanno pochissime calorie, sono molto gustosi ed hanno molte fibre, oltre ad una buona quantità di calcio, fosforo, magnesio, ferro e potassio.
Sono dotati di proprietà regolatrici dell’appetito, vantano un effetto diuretico e sono consigliati per risolvere problemi di colesterolo, diabete, ipertensione, sovrappeso e cellulite.
Sono anche molto apprezzati per le caratteristiche toniche e disintossicanti, per la capacità di stimolare il fegato, contribuire alla purificazione del sangue, fortificare il cuore, dissolvere i calcoli.

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Torta pasqualina con bietole e uova di quaglia

di Dorina Palombi

Torta pasqualina con le coste

Domenica si avvicina e con lei la Pasqua. Tempo di scampagnate, tavolate rumorose, sole sulla pelle, dolce far niente elevato all’ennesima potenza e pancia piena, pienissima!!

La domenica e il pranzo all’italiana hanno la loro massima espressione proprio nella Pasqua.
Quindi, per il menù vi veniamo in soccorso noi Marchese con una tradizione rivisitata, facilitata, con un pizzico di fusion interregionale che ci piace tanto.

La nostra base di partenza è il calendario di Marzo e la protagonista di oggi la bietola.
La Pasqua per me, ligure d’adozione, significa solo una cosa: torta pasqualina.

Inutile dire che ho preso la tradizione ligure, l’ho messa su un bel trenino per le Marche e l’ho rivisitata un po’, complice il poco tempo che abbiamo noi Marchese senza servitù.
Niente strati su strati di pasta come facevano le donne genovesi di una volta, che riuscivano addirittura ad arrivare a 33 strati per rendere gloria agli anni di Cristo.
Niente prescinseua, la cagliata tipica ligure a metà tra lo yogurt e la ricotta, ma vera ricotta di pecora made in Marche.
Niente uova classiche ma uova di quaglia, per una ricetta davvero sextainable.
Ma la bieta si, quella l’ho tenuta!
Se lo desiderate potete sostituirla con gli spinaci o con i carciofi per un risultato ancora più fresco (in Liguria usano il carciofo spinoso violetto della piana di Albenga).

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