Donatella e la magia delle Marchese Api. Ovviamente Made in Marche.

lemarchesedelgusto

Inizia così la mia giornata… un cielo azzurro, l’aria fresca, un vento leggero… si, è giunta l’ora della raccolta del miele. Le api mi hanno stregato fin dal primo momento in cui le ho viste. Avrò avuto 7, forse 8 anni, durante le vacanze estive passate con i nonni, proprio nel cuore dei Monti Sibillini. Mio nonno paterno possedeva una fila di casette colorate e così un giorno, a mani nude e senza alcuna protezione, sollevò il coperchio di un’ arnia. Conosceva bene le sue api, lui. Sembrava quasi che si capissero al volo e parlassero senza timori. Fu un momento emozionante e ricordo ancora l’attimo in cui le vidi, là, attraverso un vetro. Così frenetiche e organizzate!

La passione di mio nonno è stata diligentemente tramandata, mio padre ha mantenuto le casette e oggi, insieme a lui, porto avanti questa “missione” prendendoci cura di queste meravigliose creature. Abbiamo solo poche arnie e il miele ricavato basta appena per la famiglia, tuttavia, poco o tanto che sia, non ne potrei mai farne a meno. Molto spesso mi capita di realizzare quanto poco la gente conosca di loro ed è difficile parlare delle api se non si hanno a disposizione ore di tempo. Per oggi mi limiterò ad alcune nozioni popolari e a qualche curiosità.

Ma quante api ci sono in una “famiglia”? Parliamo di un numero che oscilla tra le 50.000 e le 60.000. Durante la stagione produttiva un’ape operaia vive circa 30 giorni mentre l’ape regina arriva anche a 5 anni… non so se mi spiego.

E quanto “viaggiano”? Per produrre un chilo di miele un’ape copre una distanza pari a quattro 4 volte il giro della Terra. E probabilmente va anche oltre. Non sono meravigliosamente speciali?

Che c’entrano le Marche con l’apicoltura? Vi dico solo un nome, il nome di un marchigiano e per la precisione, mia cara Marchesa Letizia un tuo concittadino, il professore Alessandro Chiappetti nato a Jesi nel 1842. E’ considerato il pioniere dell’apicoltura marchigiana perchè introdusse nella nostra regione l’arnia nazionale, chiamata appunto “marchigiana”. Ma non solo. Fondò, diresse e scrisse quasi tutto da solo, per otto anni, il periodico Le Api e i Fiori, firmando i suoi articoli con lo pseudonimo di Melisso d’Esi.

Un assaggio di storia… Il miele è tutt’altro che un prodotto moderno. Potremmo quasi dire che esiste da sempre e che l’uomo, sin dagli albori, si sia sempre interessato alla frenetica e oserei dire magica attività di queste signorine. Ce lo testimonia L’uomo di Bicorp, pittura paleolitica scoperta nel 1921, nella Grotta del Ragno in provincia di Valencia.

apicultura_02_big

Il miele, in effetti, è stato protagonista indiscusso nella cucina del passato come correttore della sapidità grazie alla pungente dolcezza, come ottimo legante per le salse grazie alla sua consistenza, come conservante naturale, ma anche come ingrediente dolcificante e fermentante da utilizzare per il pane e per alcune bevande. Nel tardo 500 l’uso di questo ingrediente era largamente diffuso in cucina, ma non solo: era fondamentale in molte preparazioni di farmacopea, per le sue proprietà nutritive e l’alta digeribilità. Aimè con l’industrializzazione arrivò lo zucchero a sostituirlo: più economico e più pratico da conservare e per molti anni il miele è stato declassato a qualcosa di antico e poco fruibile. Fortunatamente stiamo rivivendo un rinascimento culinario e tanti grandiosi alimenti dei nostri nonni, o addirittura dei nostri avi, stanno passando dalla soffitta alla cucina. E tra questi c’è il mio nettare preferito.

Ma il miele… cos’è? E’ l’unico alimento che arriva direttamente sulle nostre tavole senza bisogno di alcuna trasformazione, l’unico che si possa definire 100% naturale. La sua definizione legale è questa: è il prodotto alimentare che le api domestiche producono dal nettare dei fiori o dalle secrezioni provenienti da parti vive della pianta o che si trovano sulle stesse (melata), che esse bottinano, trasformano, combinano con sostanze specifiche proprie e lasciano maturare nei favi dell’alveareE’ un prodotto contemporaneamente di origine vegetale ed animale.

Le Marchese consigliano di acquistare il miele nostrano, inutile dirvi che quello marchigiano è ottimo. Prediligete i produttori locali, andate a trovarli, visitate i loro apiari… e abbandonatevi al fascino di questo miracolo della natura!! Nel frattempo la vostra Marchesa Donatella si prepara a leggere “La custode del miele e delle api“, in libreria dal 17 settembre e collegato ad un favoloso concorso promosso da Vanity Fair “Adotta un’arnia e vinci il miele prodotto dalle tue api”; e mentre finisce di smielare vi aspetta per riscoprire insieme un’antica ricetta marchigiana, che ha tra i suoi ingredienti il dolce miele. Da non perdere!

lemarchesedelgusto1

Le Marche Sextainable: SlowtravelMarche

di Dorina Palombi

LetiSlow

Oggi si parte e si viaggia. Siete pronti?
Da buone Marchese abbiamo scelto delle auto speciali, eleganti, fuori dall’ordinario per mostrarvi un lato delle Marche più lento, rilassato e indimenticabile.
Vi facciamo conoscere SlowtravelMarche attraverso Laura Capomagi, la voce femminile di questo dinamico gruppo di ragazzi (nato con Luca Cesaroni e Lorenzo Zampetti), tra consigli fashion and food per quel che riguarda il viaggiare in auto, e qualche meta che vale la pena scoprire se avete voglia di vivere le Marche con tranquillità e suggestione.

“Nel viaggio c’è un certo sapore di libertà, di semplicità… un certo fascino dell’orizzonte senza limiti, del percorso senza ritorno, delle notte senza tetto, della vita senza superfluo.”

SlowtravelMarcheSenigallia

Continua a leggere

Pane e salame (di Fabriano)

di Silvia Gregori

La nostra settimana on the road prosegue nell’entroterra marchigiano. Avremmo potuto scegliere di tuffarci (e rinfrescarci, vista la calura di questi giorni) nelle acque blu del Conero ed invece decidiamo di percorrere l’ultimo lembo della Marca d’Ancona al confine con l’Umbria, alla ricerca di suggestioni medioevali e paesaggi collinari mozzafiato.

Palazzo-Podestà-Fabriano

(Fabriano – Palazzo del Podestà – Foto di Andrea Bevilacqua)

Ci lasciamo la Gola della Rossa alle spalle ed entriamo a Fabriano, conosciuta in tutto il mondo come la città della carta e nominata nel 2014 Città Creativa dell’Unesco.

Continua a leggere

Street food, birra e amicizia

di Ramona Ragaini.Ramona streetfood

Lo street food, o meglio il cibo da strada (della serie “parla come mangi”) è l’ultima moda nel mondo gastronomico.
Di origini antichissime, oggi, non c’è regione , città o paesello che non proponga la sua festa a base di street food.

Dai piatti “da strada” di chef stellati al nostro cartoccio di olive all’ascolana, dal “pani cà meusa” tipico palermitano al campano “’o per e ‘o musso”, dal panino col lampredotto alla piadina romagnola ,insomma… di tutto un po’, ma il comun denominatore resta, comunque, la voglia di divertirsi, di cibo immediato , di “passeggiare” mangiando, tutto innaffiato ,perché no, da una bella e fresca birra!

Continua a leggere

La crescia, il vero street food delle Marche

di Donatella Bartolomei

Quando dici crescia, nelle Marche, dici veramente tanto…

crescia
Praticamente si tratta di una focaccia che  cambia forma, sapore e ingredienti a seconda della zona in cui ci troviamo.

Per tradizione veniva cotta nel forno a legna quando si faceva il pane, oppure sulla griglia o ancora meglio sotto la brace.
Si puliva bene bene il pavimento del focolare, ci si metteva la crescia, poi sopra un vecchio coperchio di ferro e sopra a questo la brace.
Ammettiamolo,  con questo metodo si ottiene un risultato straordinario.

Continua a leggere

Le Marche da passeggio. Inizia la settimana dello street food

di Dorina Palombi

Niente è più social del cibo.
Il cibo parla di produttori, di territorio, di storie e di tempo.
E’ qualcosa da condividere, qualcosa per cui “share is care” è il motto più azzeccato.
E condividere il cibo, per noi Marchese, è condividerne non solo le ricette ma, soprattutto, la cultura e l’informazione.

Questa settimana la condivisione enogastronomica toccherà la strada.
Certo, il termine street food è anche fin troppo utilizzato, e ciò che fa moda e tendenza, a noi, non fa impazzire completamente.
Ma vogliamo farvi vivere il cibo da strada in un modo un po’ diverso,  farvi vedere le Marche da passeggio e farvi sorridere notando come le avete ogni giorno sotto gli occhi.

Continua a leggere

Fabriano si colora di rosa: Magnalonga e biscottini all’anice

 

di Donatella Bartolomei

Il mio rosa parla della mia città, della sua gente, dei suoi profumi.
E’ il rosa delle magliette e del maialino sponsor ufficiale della Magnalonga fabrianese appena conclusasi, che si è svolta il 2 giugno lungo l’Antica Via Romea della Marca.

MAGNALONGA-2015

Che si combina durante questa giornata che potrebbe essere immagine profilo dell’hashtag  #tranquillamentemarche? 
Si passeggia lungo il percorso tracciato dai pellegrini, armati di stomaco vivace e animo votato alla bellezza.
Si parte con un numero e un bicchiere appeso al collo.
Si cammina dimenticando la fretta (perchè sarà la lentezza la filosofia della giornata) godendo della natura, facendo tappe enogastronomiche e scoprendo un po’ di più i prodotti tipici.
Si respira.
Si beve.
Si mangia.
Si riporta anima e cuore alla giusta musica.

Protagonisti di questa magnifica giornata  un cielo che più azzurro non si può, prati verdi, rotoloni di fieno, tanti cappellini colorati, chiacchiere e canti allegri, birra , panini con la braciola, gnocchi alla papera, gelato e biscotteria secca.

La magnalonga fabrianese

Una giornata lunghissima e impegnativa (prima e durante) ma piena di soddisfazioni quando alla fine del percorso, i partecipanti ormai sazi, trovano i biscottini della Fabrica del Gusto, li assaporano e chiedono pure il bis.
Le marchese in rosa

Pochi ingredienti per realizzare dei biscottini che sono tipici della cucina delle nonne, sempre attente all’economia domestica e che, con solo farina, vino e olio, riuscivano a fare cose spettacolari.
Una particolarità di questi biscotti è la totale assenza di uova e latticini, che li rende perfetti per intolleranti al lattosio e vegani.

Io ho utilizzato delle eccellenze marchigiane:

A parte il profumo che vi sorprenderà, questi biscottini sono molto friabili, si conservano a lungo se tenuti in un barattolo o scatola di latta a chiusura ermetica….
Ogni volta che li preparo mi viene in mente il mio nonno paterno che si chiamava Donato (ecco perché io mi chiamo Donatella): era solito tenerli in tasca avvolti in un tovagliolino di carta, come fossero un tesoro.

Biscottini all'anice e vino

BISCOTTINI ALL’OLIO DI OLIVA E ANICE

Ingredienti:

250 gr. di zucchero semolato
1/2 bustina di lievito chimico
semi di anice a piacere
zucchero di canna per spolverare

Procedimento:

Prima di tutto vi devo dire che io amo molto il sapore dell’anice ma i miei bimbi non sopportano i semini in bocca, quindi per ovviare a ciò metto in infusione l’anice nel vino per circa 12 ore, e poi se necessario, a malincuore, li elimino.
In una ciotola versiamo l’olio, il vino in cui avrete messo a bagno l’anice, e lo zucchero, mescoliamo un pò e poi aggiungiamo la farina, poca per volta, in modo da non creare grumi.
In breve tempo si formerà l’impasto, copritelo con pellicola e lasciatelo riposare per 30 min. Nel frattempo preriscaldiamo il forno a 170 gradi.

Trascorso il tempo di riposo, su una spianatoia iniziamo a fare delle palline del peso di circa 20 gr. con l’indice facciamo un foro nel centro che allargheremo facendo delle ciambelline.
Passatele nello zucchero di canna, sistematele su una teglia con carta oleata e infornate per 25-30 min. circa.