Re Norcino – San Ginesio

La prima volta che abbiamo lavorato insieme a Re Norcino è stato in occasione del battesimo delle Marchese nel Gusto; proprio a casa, nelle Marche.
Quello che vedete in foto era il concetto che volevamo trasmettere: il cibo è piacere, divertimento, convivialità; qualcosa da prendere con le mani, sporcandosi per il gusto di leccarsi poi le dita.
Qualcosa che trasmettesse il senso di appartenenza a un luogo già dal profumo che emana dallo scartoccino, infilato insieme alla spesa del giorno.

Ecco perché ora, a Milano, ci siamo prese a cuore “i nostri amici norcini” con il desiderio di tendere la mano in questo momento complicato che no, non è ancora passato.

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Azienda vinicola Coppacchioli – Cupi di Visso

Non smetteremmo mai di raccontarlo, il vino pecorino.
Diversi sono stati gli articoli sul nostro sito e diversi i risultati in bottiglia con un comune denominatore: la freschezza.
Eccolo di nuovo, il nostro principe azzurro dei territori tra Ascoli e Macerata, con la sua tenacia e l’attaccamento alle radici.
Un vino coraggioso, quasi dimenticato e ora orgoglio della terra che dall’Adriatico va ad abbracciare i Sibillini.

Oggi vi parliamo di chi, il vino pecorino, lo produce a 1000 metri di altezza a Cupi di Visso (il vino pecorino più alto delle Marche).
3 lettere racchiudono il simbolo dell’azienda vinicola Coppacchioli: GLG ossia Gaia, Lucio e Ginevra, ultima generazione di una famiglia legata al territorio e alle tradizioni che ha deciso di riscoprire una viticoltura eroica e recuperare le vecchie viti ancora esistenti, lasciarle modellare dalle stagioni, protette dai venti freddi di montagna, consegnando poi il Primodicupi alla nostra tavola in una elegante bottiglia fregiata dal bassorilievo del santuario di Macereto “Offerta dell’Uva”

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Paccheri con ragu bianco

Paccheri al ragù biancoLa neve di questi giorni ha coperto ogni cosa, rendendo tutto decisamente soffice e permettendoci morbide indulgenze a causa del cattivo tempo: via libera a camini, cioccolate calde, libri e candele con un sottofondo jazz.

Al di là dei disguidi che la neve ha portato, dobbiamo ammettere che quella coltre perfetta è come la coperta di Linus, come un piatto comodo da cucinare.
Allora iniziamo la settimana proprio con un comfort food del Marchesato: paccheri con ragù bianco.
Da preparare sempre in dosi generose e da accompagnare ad altrettanti calici consistenti.

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La storica Cantina Quaresima e i suoi eterni ragazzi in vigna

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Sono stati miei fedeli alleati durante la Festa dell’Uva di quest’anno, sarà un po’ per la vicinanza dello stand al portone di casa Federici, un po’ per il sorriso coinvolgente di chi pensa “Mi sembra di conoscerti ma non sono sicuro, nel dubbio saluto… e pure due volte”, un po’ perché la loro bollicina ha saputo intervallare ore di agonismo a suon di Verdicchi ruspanti, che solo una buona percentuale di sangue cuprense riesce a sostenere.
Se sono viva e vegeta, insomma, lo devo anche un po’ a Fabrizio Quaresima, volto scanzonato di un eterno ragazzo innamorato delle poesie in vigna, fedele alle storie di casa, di quelle contadine e sincere.

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Diamo spazio ai giovani: Casalfarneto lo fa davvero

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Si parla spesso di come poter dare spazio ai giovani, di incentivarli a scoprire il territorio di appartenenza e cercare di trattenere le fughe dei migliori potenziali. E’ un discorso, questo, che ascoltiamo ripetutamente dai telegiornali, dalle istituzioni e dalle autorità politiche: creare nuove leve migliori di chi le ha precedute, all’insegna del progresso e del recupero delle tradizioni in chiave dinamica, per respirare il territorio in ogni sua forma. Credo che la nostra regione inizi ad investire in questo senso, specie grazie a qualche azienda illuminata, che impegna le proprie risorse per il futuro della comunità.

Casalfarneto, che noi ben conosciamo, l’ha detto e l’ha fatto, realizzando un’iniziativa unica nel suo genere dal nome Il Vino nel Piatto.

45 studenti delle quinte classi dell’Istituto Panzini di Senigallia, provenienti dagli indirizzi Servizi di sala e di vendita e Cucina, hanno lavorato per tutto l’anno scolastico all’elaborazione di due menù, uno di carne e uno di pesce, in abbinamento ai principali vini dell’azienda, Crisio, Cimaio e Grancasale. A guidarli, i docenti Luigino Bruni, Alessandro Rosselli e Massimo Castignani, supportati dal Gruppo Togni, dallo staff in cantina, a partire dal prezioso enologo Danilo Solustri, e dal loro ufficio stampa capitanato da Donatella Vici, che si dimostra ogni volta più lungimirante.

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Lo scorso 31 Maggio si è tenuto l’evento conclusivo, dove i ragazzi hanno servito tutta l’esperienza incamerata nei mesi di ricerca, dando prova di grande coinvolgimento e maturità. Qualche esempio? Vincisgrassi al ragù bianco del cortile con pecorino e spinaci e Alici gratinate ripiene di ricotta e pecorino. Oltre alle creazioni dei giovani, una ricetta di Mauro Uliassi, uno degli orgogli regionali in fatto di alta cucina, che ha dato il buon esempio con il suo Loaker di fegato grasso di anitra e nocciole, con shot di kir royal.

Paolo Togni, presente ed entusiasta, si è detto fiero di aver contribuito a creare dei veri e propri ambasciatori della nostra enogastronomia, consapevoli dei prodotti da lavorare, veri sperimentatori della materia prima. L’obiettivo, ha dichiarato alle telecamere di TV Centro Marche, è aiutare i giovani nella loro personale evoluzione, perché diventino non meri esecutori, ma fieri consiglieri, perché possano comunicare e testimoniare ai loro futuri clienti la passione, il lavoro, i successi delle filiere agricole marchigiane.

Non solo, aggiungerei che un ragazzo entusiasta di ciò che ha saputo rielaborare dagli insegnamenti ricevuti vale più di uno spot pubblicitario in prima serata: è così che nasce il giusto passaparola, quello dettato dall’adrenalina, quello che brilla di orgoglio per il territorio di appartenenza.

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Una nuova idea di accoglienza, quindi, un piccolo passo in più verso un’agricoltura che si apre ai servizi, che educa senza mettersi in cattedra ma condivide la conoscenza, che insegna senza riserve. In un mondo in cui le generazioni affermate sembrano intimorite degli astri nascenti e il passaggio di nozioni pare sempre avvenire in maniera tetra o pressapochista, 10 punti a questa cantina che ha saputo aprire le porte ad una diversa prospettiva di apprendimento.

Confesso, solo quando mi imbatto in occasioni del genere, mi viene davvero voglia di tornare a scuola!

 

 

Moreno e il caffè: il lato gustoso della dipendenza

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Non c’è niente di più conviviale del caffè, forse soltanto il vino unisce e accoglie con la stessa intensità. Tuttavia il caffè ha dalla sua l’essere trasversale e radicato profondamente da generazioni e generazioni. “Ci vediamo per un caffè” ormai equivale ad un invito ad uscire, tanto quanto rimmel è diventato un sinonimo di mascara, perdonate la digressione femminile.

E’ per questo che, all’interno del congresso di cucina più famoso d’Italia, una sala dedicata non poteva proprio mancare. E se all’atmosfera festosa e caotica, piena di abbracci e di incontri, ricca di curiosità, brindisi, rimpatriate e interventi innovativi di Identità Golose, ci uniamo il tocco di marchigianità che non può mai mancare, il gioco è fatto.

Il lunedì, io Dorina e il nostro amico Jacopo ci siamo accaparrati tre posti in sala blu e ci siamo goduti uno show di un successo garantito: quando si parla di Moreno, affabulatore divertente e artista generoso, non ci sono dubbi.

E, se siete già a conoscenza della mia fede cedroniana al limite del religioso, potete avvicinarvi a capire cosa abbiano provato le mie papille danzerine di fronte ai suoi abbinamenti al gusto di caffè.

Come al solito, niente è mai banale, specie quando, come in questo caso, il confine tra il dolce e il salato si fa labile. Come al solito non sembra di mangiare, ma piuttosto ci si fa prendere per mano per andare a giocare. Come al solito, chiudendo gli occhi al primo boccone, sembra di cadere nel Paese delle Meraviglie, a testa all’ingiù, precipitando insieme a tutti i preconcetti culinari.

Chi lo dice che il tiramisù è un dolce? Alga Nori, polvere di cacao o polvere di stelle? Posso avere un pre-dessert al carciofo? E improvvisamente, non sai più come ti chiami.

Siete pronti? Allacciate le cinture.

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Innanzitutto c’è un fungo. Si sa, nel Paese delle Meraviglie è pieno e ti fanno diventare alto o basso quanto vuoi. Carrol deve aver avuto una premonizione, quando scriveva il capitolo del Brucaliffo. Si perchè il fungo, di nome Konbucha, viene lasciato fermentare in ben quattro diverse miscele di caffè, a conferire l’inebriante tocco alcolico che regala un particolare brio.

Un caffè corretto dall’indole esotica e delicata, tanto per capirci.

E questa è solo la prima contaminazione, poi c’è il resto del viaggio. Proprio così, perchè il ragazzo si è inventato un tiramisù così perfettamente salato da sembrare dolce…

Mousse di carote, avvolte nella pellicola e poi cotte nel microonde, unite a crema inglese e panna; biscotto di alga per la parte solida della struttura; una capasanta nel ruolo della consueta gelatina al Borghetti, elemento storico del suo classico tiramisù; a chiudere, una salsa thai e la polvere di alga nori, che fa il verso al cacao.

Non è da tutti pensarlo, tantomeno realizzarlo. Assagiarlo è stato un privilegio, visto come sgomitavano in sala per accaparrarsene un pezzetto. Ma se per caso, alla festa di Non-Compleanno del Cappellaio Matto, volessimo portare un pre-dessert, Moreno consiglia il Carciofo centrifugato, accompagnato da gelato alle arachidi e cremoso al caffè.

Datemi un pizzicotto e ditemi che non sto sognando: nuove frontiere del caffè, arriviamo!

Ecco cosa esce dal cilindro del Mago…

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Loris Romiti, classe 1983, figlio del famoso Mago di Morro d’Alba e attualmente titolare e rivoluzionario gestore dello storico locale marchigiano, decide di tuffarsi a capofitto nell’atmosfera natalizia e approdare a Jesi. Con un temporary shop pieno di strabilianti delizie.

Letizia si è incuriosita, ha voluto arruolarsi ed è pronta a rimboccarsi le maniche per l’imminente apertura, sabato 14 Novembre.

Intanto l’ha intervistato per voi.

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Loris, come nasce l’idea?

Da qualche anno, come tante realtà legate all’enogastronomia, ho deciso di sviluppare un’offerta natalizia. Il gioco era inizialmente facile per me, perchè sceglievo di inserire in questi cadeaux le materie prime che utilizzavo per la mia cucina e i prodotti che uscivano dal mio laboratorio, come i genuini ragù di mia madre.

I cosiddetti cesti di Natale sono un simbolo ormai tradizionale, che spesso però si riduce ad un’offerta scadente, dove il volume la vince sul gusto. Sin dall’inizio la mia visione è stata differente, ho cercato di parlare con i miei clienti, educare il loro palato, convincendoli che fosse meglio, a parità di prezzo, un formato più contenuto ma di maggior qualità enogastronomica.

La cosa ha funzionato, così ho deciso di allargare la piazza e protenderla sino al centro abitato vicino, più “cittadino” e più popoloso, Jesi. L’avventura mi ha preso la mano 🙂

Come sono stati scelti i produttori partner?

Sono una persona istintiva e molto diretta, escludo sempre le materie prime che il mio palato non approva. Gentilmente ma senza mezzi termini, ho declinato offerte molto vantaggiose, sia per il ristorante che per il temporary shop, ma che non raggiungevano, a mio avviso, l’eccellenza.

Nel gusto e nella qualità non ci sono mezze misure. Sono cresciuto con la tradizione, ho sviluppato i miei sensi attraverso i viaggi, la pratica, gli esperimenti e sfrutto quotidianamente questo prezioso bagaglio, cercando di migliorare me e la mia attività ogni giorno.

I prodotti che troverete in Corso Matteotti 38 a Jesi sono quelli che farei mangiare alle mie tre bambine senza remora (ecco… per il vino aspetterei qualche anno, ma rientra tutto nella stessa dottrina); sono prodotti che ho incontrato lungo la mia strada nel tempo e che mi hanno colpito al cuore, dietro ai quali conosci e riconosci la passione di chi li fa e il rispetto per la terra da cui sorgono.

Il temporary Shop del Mago: un negozio ecologico e solidale…

Esattamente, sto allestendo proprio in questi giorni I miei 35 metri quadrati con espositori, scaffali e bancone interamente realizzati con materiali di recupero. L’azienda a cui mi sono affidato è di Mantova, si chiama Palm Design e da lavoro a ragazzi disabili. Sarebbe stato certamente più facile appoggiarsi ad altri partner, più a portata di mano… ma, al di là dello stile e della qualità dell’arredamento da loro proposto, ho voluto aiutare chi ne ha più bisogno, a modo mio. Preferendo dare lavoro e soddisfazione a questi ragazzi piuttosto che una semplice donazione in beneficenza. Credo che riporre fiducia in persone come loro, che la società purtroppo mette ai margini, sia il più bel regalo di Natale che si possa fare.

Un nuovo concetto di Cesto Natalizio

Ho deciso di dare una sferzata d’energia al vecchio cesto in vimini. Mi sono affidato a dei professionisti che si sono occupati del restyling del logo, del design dei pacchi e dei dettagli accessori. Il tocco chic in un contenitore al naturale, unito alla sostanza eccellente del contenuto, mi rendono molto fiero del prodotto finale nel suo insieme. Il buono è per tutti e vorrei che fosse sempre più presente sulle nostre tavole. Una bell’idea da regalare, a prezzi accessibili … ma non voglio svelare di più, pochi giorni e potremo toccare con mano!

Non lo dite a Loris, ma noi non resistiamo…ecco in anteprima la lista dei produttori riuniti sotto il cilindro del Mago! Che il Natale abbia inizio…

Az. Vicari – AZ. Cà Liptra- Az Marotti Campi- Az. Fatt. il Coroncino- Az. Fatt. San Lorenzo- Az. Pievalta – Az.Bucci – Az. Colle Stefano – La Monacesca – Az. Lucchetti – F.lli Badiali – Az. Romagnoli – Az. Mancinelli – Az. Colonnara – Birra Kuka – Az. Malacari – Paoletti Bibite – Edizione limitata Salumificio San Vito – Pasta Mancini – Distilleria Silvio Meletti – Quacquarini – La Bona Usanza – Az. Agricola Bartolacci – Az. Agricola Colle Nobile – Az. Agricola Cau & Spada – Mencarelli Cioccolato – Lalli Pasticceria – Giorgio Poeta – La Pasta di Aldo –T&C Tartufi – Pasticceria Lombardi – Panettoni di Cugnoli e Vitaloni …

e infine in esposizione i famosi bracciali 4-chetta del sarto Luca Paolorossi, fedele difensore dell’artigianato, imprenditore sempre pronto a tendere la mano.