Summer is a state of mind.

Torniamo a parlare del Signore te ne ringrazi in quella che, siamo convinte, sia la sua stagione di massima espressione: l’estate. 
D’altronde è proprio nel caldo luglio dello scorso anno che il ristorante di Michele Biagiola ha visto il suo battesimo.
Vi avevamo lasciato le nostre emozioni autunnali nell’ultima visita a ottobre. Vi ricordate le foglie croccanti sotto i piedi e l’aria di raccoglimento che l’autunno porta con sé?

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Un’estate dopo: la nuova birra di MenoAmara

Sono tornati, i ragazzi di MenoAmara!
Li avevamo lasciati lo scorso anno sul molo di San Benedetto del Tronto con la loro Birra Lancetta.
Ve la ricordate, con quel bellissimo packaging old school  raffigurante il volto del marinaio?
Quest’anno il nostro lupo di mare ha trovato un fedele alleato in un bulldog francese, di tutto punto vestito e tatuato con l’ancora simbolo di Alessio, Fabrizio e Valter.
Eccolo il nuovo protagonista della Birra Caña: una birra diversa dalla precedente, una amber ale meno amara e dal gusto deciso, ambrata nel colore e perfetta in abbinamenti più consistenti: che sgorghi nel bicchiere ad accompagnare grigliate, fritto misto ascolano, tagliatelle con ragù di carne bianca o magari un bel pesce al forno carico di aromi.

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Pesaro: fare, vedere, mangiare.

Pesaro è bellissima.
Una città vivibile, accessibile, da scoprire passo dopo passo.
E’ fatta talmente bene che per girarla ti basta una giornata, alternando cultura, cibo e dolce far niente.
Prendi il treno da qualsiasi parte delle Marche e fermati poco prima che la nostra bella regione finisca.
Noi ti aspettiamo in stazione per prenderti virtualmente per mano e portarti in giro per Pesaro con la nostra mini guida fotografica di cose da fare, vedere, mangiare.

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Bianchello del Metauro

di Dorina Palombi

Bianchello del Metauro

“Mai cedere, rubare, ingannare o bere… ma se devi cedere fallo fra le braccia della persona che ami; se devi rubare ruba il tempo che vuoi per te; se devi ingannare, inganna la morte… e se devi bere inebriati dei momenti che ti tolgono il respiro.”

Questa è una delle citazioni che preferisco ed è perfetta, a mio avviso, per raccontarvi il vino di oggi e l’abbinamento che ho scelto per lui.
Il tema? La leggerezza.

Vi capita mai di vivere le cose in maniera più frivola dal punto di vista altrui?
Di trovare comunque il bicchiere mezzo pieno?
Di uscire dai casini, e respirare a pieni polmoni?
Eccola, allora la leggerezza.
Mai come in questo periodo cerco di focalizzarmi su di essa e trovare la positività.
E la immagino come un vino bianco, come qualcosa che fa sorridere e scalda l’animo, facendolo volare per qualche ora.

..se devi bere inebriati dei momenti che ti tolgono il respiro

Il Bianchello del Metauro è proprio il vino che incorpora in sé questa frase: leggero, perfetto per ogni occasione, semplice alla beva, socievole e conviviale.
Forse, e dico forse, vino minore della nostra regione -rispetto a Verdicchio o Pecorino- ma non meno di terroir.
Rappresenta infatti un vino DOC della Provincia di Pesaro e Urbino, prodotto in una realtà geografica che dall’Adriatico arriva ad abbracciare la dolcezza dell’entroterra, donando al calice una sapidità che si sposa con fiori bianchi e frutta estiva.

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Cosa vuol dire essere Sextainable

di Dorina Palombi

Sextainable

Sextainable è un concetto nuovo (magari meno per chi ci segue dagli esordi) ma che subito mi è entrato sottopelle.
Eravamo a Identità Golose, io e Letizia, davanti ad un bicchiere di Berlucchi, appena conosciute ma già con mille idee per la testa e un progetto nuovo che riempiva gli occhi e gonfiava il cuore.
Proprio lì, un anno fa, sono nate le Marchese del Gusto.

“Saremo Sextainable” mi disse. E io le credetti immediatamente.
Perché tra tutte e due, sexy, davvero non ci sentiamo.
Ma Sextainable sì,  un sacco!
Ma che significa, vi chiederete?
Dividendo questa parola in due, avrete sexy e sustainable: seducente e sostenibile.
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Il cocktail nell’orto

di Letizia Federici

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Mi sono sempre piaciuti i locali all’aperto, specie quelli con un grande giardino per grigliare: la bollicina prima del pasto, quel cucinare che non finisce mai, la sazietà che arriva lentamente e il digestivo finale a chiudere il cerchio con un po di sonnolenza e tanta soddisfazione.

Persino d’inverno ci sono situazioni in cui gli ambienti chiusi proprio non mi vanno giù. L’aria aperta mette appetito, “fa salute” come dicevano le nonne, favorisce gli incontri e distende la mente.
Qualsiasi sia il cielo sopra di te, insomma, sempre meglio non chiuderlo alla vista.

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Tagliatelle al Farro, con Fave in Porchetta, su crema di formaggio fuso: #‎labellezzaintavola‬ secondo Letizia

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A volte le ricette nascono nei momenti più impensati. Di solito mi succede quando apro il frigo e devo inventarmi qualcosa al volo, altre quando assaggio le proposte degli chef , a volte quando occorre alleggerire i piatti della tradizione. Questa l’ho pensata mentre Giammarco mi faceva lo shampoo e decantavamo le lodi dei prodotti Davines, naturali e sostenibili, alleati imprescindibili per la cura dei miei biondi.

Davines mi ha definitivamente catturata quando ho scoperto che una linea dei loro prodotti, per me tra le più efficaci, utilizza come materia prima alcuni prodotti Italiani tutelati da Slowfood, dai semi di Lenticchia di Villalba, all’oliva Minuta di Sicilia, fino alla Mandorla di Noto.

Qui, ricordo di aver pensato, si parla di salvaguardia del territorio e cura dei capelli, due cose che in genere bistrattiamo parecchio.

Tornando a noi, le Fave in Porchetta sono parte della tradizione culinaria marchigiana, appaiono sulle tavole in primavera per salutarci con il caldo dell’estate: la proposta ideale per partecipare a #davineslabellezzaintavola, offrendo una variante “primo piatto”, veloce e gustosa.

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Per le fave:
Di solito ne faccio sempre in abbondanza, considerato poi che sono le ultime della stagione, ne ho sgranate una quarantina per poi congelare quelle avanzate e potermele godere anche tra qualche giorno. Per cui, nel mio caso, ho fatto soffriggere quattro spicchi d’aglio, ma ne può bastare uno se cucinate una porzione per due. Appena rosolato, versate le fave condite con il finocchietto selvatico, aroma obbligatorio per questo tipo di ricetta. Dopo tre o quattro minuti, abbassate la fiamma, togliete l’aglio, regolate il sale e il pepe e lasciare andare per un’altra decina. Per completare, una spruzzata di vino bianco a fiamma alta e il gioco è fatto.

Per la crema:
Ho scelto il formaggio svizzero per la raclette, facile da fondere, ma va benissimo anche un pecorino fresco… anzi, fave e pecorino sono uno degli abbinamenti da pic-nic del Primo Maggio che più preferisco. Scaldate il latte e, prima che sobbollisca, aggiungete il formaggio tagliato a dadini. Non sono bravissima a raccontare le dosi esatte, lavoro molto “a occhio”, tendenzialmente preferisco iniziare con poco latte per evitare che il tutto risulti troppo liquido. Sempre meglio poco che troppo, si aggiusta tutto molto più facilmente. Lasciate che il formaggio fonda, lavorando il composto con la frusta o, in alternativa, con un mestolo di legno. Infine aggiungete il pepe, quando vedete che la crema ha raggiunto la densità desiderata. All’occorrenza, per restringere, usate un po’ di fecola di patate setacciata. Servono pochi minuti, al massimo 10/15, anche qui in base alle quantità.

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Cuocete le tagliatelle al farro e saltate allegramente tutto insieme, pasta, fave e crema. Se invece si vuole presentare il piatto vestito a festa, basterà adagiare un paio di cucchiai di crema sul fondo del piatto, per poi arrotolare sopra la nostra tagliatella con la fava. Il tocco in più? Un’idea di finocchietto a crudo al lato del piatto.

Mise en place: Le Maioliche by Tablecloths