Cresc tajat con uova e farina Senatore Cappelli

Lo sappiamo che sembra un nome difficile e starete già storcendo il naso (a meno che non siate del pesarese e allora nulla vi spaventa).
Invece, i cresc tajat non sono altro che un tipo di pasta tipico delle Marche che viene preparato nella zona di Pesaro.
Il nome significa crescia tagliata per la forma e la consistenza che questa pasta ottiene a lavorazione finita.
Hanno l’aspetto dei maltagliati e una consistenza splendidamente rustica che accoglie sughi generosi e succulenti.

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Iervicella: un grano da Marchese

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Quando si parla di grano ci si immagina una dorata campagna marchigiana appena mossa dal vento caldo; le giornate lunghe e piene di luce, quando le mietitrebbie tagliano le fronde alte come tanti motoscafi in un mare prezioso e si lavora fino a che non arriva l’umidità della notte.
Si da il caso, però, che nel nostro girovagare degli ultimi mesi, periodo accattivante tanto per gli incontri che siamo riuscite a fare, quanto per le nostre vite al singolare sempre più in evoluzione, il grano è sempre tornato a farla da padrone. Sia per la ricerca costante di prodotti genuini, che per le battaglie sul prezzo di vendita, ora ai minimi storici, che per un certo museo che abbiamo visitato, quasi per caso, durante uno dei nostri fruttuosissimi tour enogastronomici.
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Il senso delle Marchese per il benessere

di Dorina PalombiLe Marchese del gusto

Il benessere è qualcosa di personale, di privato.
Ognuno trova la pace interiore in diversi modi: nello sport, nelle uscite con gli amici, nel caos di un concerto o nella pace di una casa silenziosa.

Per quest’anno mi sono fatta una promessa: stare bene con me stessa, prendermi cura di me e del tempo che ho a disposizione per coccolarmi.
Ognuno dovrebbe farsi un regalo del genere.
Bisognerebbe avere attaccato al frigorifero una lista: cose che rimettono in pace con il mondo, che riportano il respiro al giusto ritmo: un bicchiere di vino, un tè con le amiche, un libro comodamente sdraiate sul divano, una cena speciale a due, un bagno profumato, una passeggiata al mare, una camminata in mezzo al verde.

Personalmente, quando ho bisogno di staccare dalla routine, entro in cucina, annodo il grembiule e creo il mio ambiente perfetto.
Le luci restano spente, al di fuori di quella della cappa.
Accendo la mia candela preferita e lascio che la musica avvolga il buio.
Avete mai cucinato con Chet Baker? Dovreste.
Poi apro il vino, lo lascio respirare qualche minuto.
Il mio è una Lacrima di Morro; mi sto coccolando d’altronde.
Scelgo un maglione comodo come un abbraccio e caldo come uno sguardo indiscreto. Poi jeans rubati dall’armadio di lui e piedi scalzi (ma con lo smalto rosso of course).

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La spiga che va bene: Il grano Saragolla

di Letizia Federici

Le Marchese del Gusto

Mentre finiamo di digerire il Natale e mettiamo le mani in pasta per il vicinissimo Carnevale, pensiamo anche un po al nostro equilibrio. E al grano.
Si, quell’elemento che tanto caratterizza l’italianità e che viene spesso svilito e snaturato da una politica economica dettata dalle signore Multinazionali e le loro delocalizzazioni produttive.
Qualche giorno fa se n’è parlato durante una trasmissione molto interessante dal nome “Veleni nel piatto”, dove la biologa e nutrizionista Anna Villarini, camminando tra gli scaffali di un supermercato, spiegava come fosse importante saper leggere le etichette, per le quali ci vorrebbe una laurea e un 12/10 di diottrie, ma che, una volta scavallata la difficoltà, forniscono informazioni importantissime.

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