Paccheri con ragu bianco

Paccheri al ragù biancoLa neve di questi giorni ha coperto ogni cosa, rendendo tutto decisamente soffice e permettendoci morbide indulgenze a causa del cattivo tempo: via libera a camini, cioccolate calde, libri e candele con un sottofondo jazz.

Al di là dei disguidi che la neve ha portato, dobbiamo ammettere che quella coltre perfetta è come la coperta di Linus, come un piatto comodo da cucinare.
Allora iniziamo la settimana proprio con un comfort food del Marchesato: paccheri con ragù bianco.
Da preparare sempre in dosi generose e da accompagnare ad altrettanti calici consistenti.

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I sogni che diventano progetti e un vino che parla del Piceno

Porto San Giorgio

Oggi vi vogliamo raccontare di un vino e, per incuriosirvi, abbiamo deciso di partire da questa foto.
Perché la bottiglia in questione ci piace prima raccontarla attraverso suggestioni, immagini, ricordi che siano facilmente riconducibili a un linguaggio universale comprensibile a tutti.
Crediamo fortemente che gli incontri (di lavoro o personali) debbano iniziare con il rumore di un cavatappi che cigola davanti alla resistenza del sughero e si debbano concludere con calici vuoti e sorrisi sinceri.

Bevendo gli uomini migliorano:
fanno buoni affari,
vincono le cause,
son felici
e sostengono gli amici.
-Aristofane-

Pensate per un istante. Qual è il motivo per cui vi ricordate di alcuni vini e non di altri? Forse per i momenti che avete vissuto intorno a quella bottiglia? E consigliandola ad un amico, inconsciamente, riportate alla mente l’aroma del vitigno o di quel bacio dato come arrivederci?

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Tagliatelle al Farro, con Fave in Porchetta, su crema di formaggio fuso: #‎labellezzaintavola‬ secondo Letizia

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A volte le ricette nascono nei momenti più impensati. Di solito mi succede quando apro il frigo e devo inventarmi qualcosa al volo, altre quando assaggio le proposte degli chef , a volte quando occorre alleggerire i piatti della tradizione. Questa l’ho pensata mentre Giammarco mi faceva lo shampoo e decantavamo le lodi dei prodotti Davines, naturali e sostenibili, alleati imprescindibili per la cura dei miei biondi.

Davines mi ha definitivamente catturata quando ho scoperto che una linea dei loro prodotti, per me tra le più efficaci, utilizza come materia prima alcuni prodotti Italiani tutelati da Slowfood, dai semi di Lenticchia di Villalba, all’oliva Minuta di Sicilia, fino alla Mandorla di Noto.

Qui, ricordo di aver pensato, si parla di salvaguardia del territorio e cura dei capelli, due cose che in genere bistrattiamo parecchio.

Tornando a noi, le Fave in Porchetta sono parte della tradizione culinaria marchigiana, appaiono sulle tavole in primavera per salutarci con il caldo dell’estate: la proposta ideale per partecipare a #davineslabellezzaintavola, offrendo una variante “primo piatto”, veloce e gustosa.

LeMarchesedelGusto_Davineslabellezzaintavola

Per le fave:
Di solito ne faccio sempre in abbondanza, considerato poi che sono le ultime della stagione, ne ho sgranate una quarantina per poi congelare quelle avanzate e potermele godere anche tra qualche giorno. Per cui, nel mio caso, ho fatto soffriggere quattro spicchi d’aglio, ma ne può bastare uno se cucinate una porzione per due. Appena rosolato, versate le fave condite con il finocchietto selvatico, aroma obbligatorio per questo tipo di ricetta. Dopo tre o quattro minuti, abbassate la fiamma, togliete l’aglio, regolate il sale e il pepe e lasciare andare per un’altra decina. Per completare, una spruzzata di vino bianco a fiamma alta e il gioco è fatto.

Per la crema:
Ho scelto il formaggio svizzero per la raclette, facile da fondere, ma va benissimo anche un pecorino fresco… anzi, fave e pecorino sono uno degli abbinamenti da pic-nic del Primo Maggio che più preferisco. Scaldate il latte e, prima che sobbollisca, aggiungete il formaggio tagliato a dadini. Non sono bravissima a raccontare le dosi esatte, lavoro molto “a occhio”, tendenzialmente preferisco iniziare con poco latte per evitare che il tutto risulti troppo liquido. Sempre meglio poco che troppo, si aggiusta tutto molto più facilmente. Lasciate che il formaggio fonda, lavorando il composto con la frusta o, in alternativa, con un mestolo di legno. Infine aggiungete il pepe, quando vedete che la crema ha raggiunto la densità desiderata. All’occorrenza, per restringere, usate un po’ di fecola di patate setacciata. Servono pochi minuti, al massimo 10/15, anche qui in base alle quantità.

Davineslabellezzaintavola_LeMarchesedelGusto

Cuocete le tagliatelle al farro e saltate allegramente tutto insieme, pasta, fave e crema. Se invece si vuole presentare il piatto vestito a festa, basterà adagiare un paio di cucchiai di crema sul fondo del piatto, per poi arrotolare sopra la nostra tagliatella con la fava. Il tocco in più? Un’idea di finocchietto a crudo al lato del piatto.

Mise en place: Le Maioliche by Tablecloths

Pesto di pisellini, lime e basilico

di Dorina Palombi

PISELLINI

Eccolo finalmente, il tempo dei pisellini.
Il tempo di giornate sempre più lunghe; di aria calda rigenerata da una brezza lontana, dal volto che si abbandona ai raggi del sole come le api al miele.

Ricordo mia zia, il volto sereno, seduta al tavolo nel primo pomeriggio di tarda primavera con una gesta di legno e il grembiule ancora annodato.
La cucina in penombra, proprio come ora che sto scrivendo.
Sulla superficie di marmo lunghi e turgidi gambi verdi, sodi a nascondere un prezioso tesoro.
Mia zia premeva appena le dita a una delle due estremità; un suono preciso e sordo a indicare l’angolo in cui la “carcassa” si lasciava andare.
Poi le unghie a percorrere quel bordo che lentamente si apriva e permetteva al mio sguardo curioso di intrufolarsi all’interno.

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La Casciotta di Urbino

di Dorina Palombi

Casciotta d'Urbino

Il formaggio è quell’alimento che tappa i buchi quando l’ora di cena non è poi così lontana. E’ quel tagliere che subito fa convivialità tra le risate degli amici e il rumore di una bottiglia che viene aperta; è quell’apostrofo rosa tra la crescia sfogliata e il prosciutto di Carpegna.
Le Marche hanno uno dei formaggi più buoni del mondola Casciotta di Urbino, con quella “s” che si intrufola monella, simbolo di un dialetto orgoglioso e divertente e un marchio di distinzione da tutte le altre caciotte.

La prima apparizione ufficiale in un documento fu nel 1545 (Commento alle costituzioni del Ducato di Urbino) ma fu con i Duchi di Montefeltro prima e la famiglia Della Rovere che la casciotta divenne un prodotto di rilievo. Venne consigliato infatti di utilizzare per la produzione latte di pecore locali, migliore di quello delle pecore maremmane, dimezzando anche le tasse su trasporto e transito delle pecore. Piccole accortezze che portarono a un netto miglioramento del prodotto e, nel 1996, al riconoscimento di Denominazione di Origine Protetta

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Nella botte piccola c’è… una Marchesa! Cronache di una due giorni Sibillina.

Ilmarchese&lolivaascolana

Nella botte piccola c’è il vino buono, questo si sa da generazioni. E da generazioni è la risposta al proverbio Altezza mezza bellezza, nella gara ancestrale tra donne minute e spilungone. Ogni uomo che si rispetti, poi, vorrebbe la botte piena e la moglie ubriaca, anche perchè se le donne sono Marchese, hai voglia a spendere per farle ubriacare… I più mediatori, invece, danno un colpo al cerchio e uno alla botte, detto tipico di quell’ italianità un po ruffiana, un po democristiana, un po paciera.

Mai nessuno però si era messo in testa di dormirci dentro. O meglio, di installare due confortevoli botti nel cortile di casa e trasformarle in un soggiorno romantico, goliardico, suggestivo, mangereccio e comodo. Mai nessuno prima di Norma Piconi, alias la bella Signora che a Roccafluvione possiede il Rifugio dei Marsi, B&B ai piedi dei Monti Sibillini: stanze arredate in stile rustico-chic, bagno turco… e due botti per le coppie più originali, una adibita a giaciglio, l’altra a salottino+servizi. 

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Let it Slow: lenticchie docet (e una zuppetta speciale)

di Dorina Palombi

Le Marchese del Gusto

Ammettiamo da subito che non siamo diventate Marchese a furia di mangiare lenticchie, anche perché rimaniamo sempre senza servitù.
Ma da brave amanti delle cose fatte bene vogliamo raccontarvi perché le amiamo tanto, perché ve le proponiamo anche lontane dai periodi non proprio natalizi ( vi ricordate i falafel di Letizia?) e perché le abbiamo scelte pure come protagoniste indiscusse della tavola, accantonando per un attimo cotechino e zampone.
La leggenda dei soldi ha un’origine antica e fondata: in epoca romana infatti, le lenticchie venivano regalate in una scarsella, borsello di pelle per contenere i denari, con la speranza che il contenuto di questa borsa si sarebbe presto trasformato in un bottino più ricco.

La nostra lenticchia ha un’infinità di benefici e dovrebbe essere spesso protagonista della tavola.
Innanzi tutto è bene scegliere le confezioni di lenticchie secche, preferendole a quella in scatola.
I valori nutritivi delle lenticchie secche sono altissime, a differenza delle confezioni in scatola, e richiedono solo un minimo di accortezza in più.
Ok, quelle in scatola sono più veloci, ma se belle si vuole apparire, a qualche compromesso bisogna cedere.

Lenticchia delle Marchese del Gusto

Le lenticchie hanno un alto valore nutritivo e contengono circa il 25% di proteine, il 53% di carboidrati e il 2% di olii vegetali. Sono anche ricche di fosforo, ferro e vitamine del gruppo B.
Inoltre hanno anche un alto contenuto proteico, una buona quantità di zuccheri e una scarsa quantità di grassi, oltre ad essere ricche di vitamine, sali minerali e fibre. Sono molto indicate nella prevenzione dell’arteriosclerosi poiché i pochi grassi in esse contenute sono di tipo insaturo.
La grande quantità di fibre le rendono molto importanti e utili per il funzionamento dell’apparato intestinale e per tenere sotto controllo il livello del colesterolo. Ma non è tutto: le lenticchie contengono anche soflavoni, sostanze che “puliscono” l’organismo.
Gli esperti consigliano di consumarle soprattutto in virtù delle loro proprietà antiossidanti che agiscono positivamente sugli inquinanti a cui tutti siamo soggetti. Le lenticchie sono anche molto ricche di tiamina, utile per migliorare i processi di memorizzazione, mentre il contenuto consistente di vitamina PP fa sì che esse abbiano anche la proprietà di fungere da potente equilibratore del sistema nervoso, con azione antidepressiva e antipsicotica. Infine, sono molto indicate per tutti coloro che necessitano di ferro, mentre sono assolutamente controindicate nei soggetti iperuricemici.

Quali scegliere per un pranzetto decisamente sextainable in perfetto stile Marchese?

Noi abbiamo scelto tre tipologie: lenticchia dell’altopiano di Colfiorito (perchè nasce tra Umbria e Marche), abbinata a lenticchia verde di Altamura e lenticchia rossa; il fusion ci piace sempre un po’ ma le radici sono qualcosa di importante per noi.
Le Marchese del Gusto

Il regalo quindi da fare a chi amiamo?
Un bel sacchetto di tela con all’interno queste tre tipologie di lenticchie.
Un consiglio importante: nessuna delle tre lenticchie prevede l’ammollo ma se le lenticchie rosse e verdi hanno lo stesso tempo di cottura (una ventina di minuti), quelle di Colfiorito devono essere cotte per circa 40 minuti.
Tenetele separate in modo da permettere un utilizzo diverso delle tre tipologia a seconda della fantasia del giorno.
L’idea in più: un bigliettino scritto a mano con i migliori auguri e questa ricetta da provare per una coccola speciale.

Zuppetta di lenticchie

ZUPPETTA DI LENTICCHIE MULTICOLOR

Ingredienti per 5 persone

100 g di lenticchie rosse
100 g di lenticchie verdi di Altamura
250 g di lenticchie di Colfiorito
1 gambo di sedano
1 cipolla
1 carota
rosmarino, salvia e alloro
un paio di fettine di lardo
700 ml di brodo di pollo
olio di tenera ascolana quanto basta

Scalda due cucchiai di olio e aggiungi le fettine di lardo. Falle sciogliere dolcemente. Nel frattempo porta a ebollizione il brodo.
Aggiungi al lardo ormai sciolto il trito di sedano carota e cipolla e fallo cuocere per un paio di minuti.
Ora versa le lenticchie di Colfiorito, rimestale per un minuto poi aggiungi il brodo fino a coprirle abbondantemente (non serve quindi tutto!) e il mazzetto di aromi.
Falle cuocere per 30 minuti a fuoco basso. Ti consiglio di controllarle dopo 15 minuti in modo da tenere d’occhio il livello del brodo che non deve asciugarsi completamente.
Trascorsa la prima mezz’ora aggiungi le lenticchie rosse e verdi, regola nuovamente con il brodo rimasto e cuoci per altri 15/20 minuti. Se serve regola di sale. Togli gli aromi e servi con un filo di olio e dei crostoni di pane.