Anisetta Rosati e le Marchese in farmacia

anisettarosati-lemarchesedelgusto

Maltignano, Ascoli Piceno.
Correva l’anno 1861 quando nacque Umberto Rosati, da un’antica e nobile famiglia di lontane origini lombarde. Insomma, come le migliori storie, partiamo con il C’era una volta che tanto ci piace, narrando di una personalità dalle spiccate doti chimiche ed imprenditoriali.
Umberto, infatti, si laureò in Farmacia presso la Regia Università degli Studi di Camerino, diventando ben presto il proprietario dell’ Antica Farmacia Morganti in Piazza Arringo ad Ascoli Piceno, rendendola in poco tempo un luogo di riferimento, dallo spiccato buon gusto.

Continua a leggere

Il museo del cappello di Montappone

Il museo del cappello di montappone

Ah, la vanità femminile!
Che bella cosa poterla esprimere attraverso gli accessori, potersi raccontare ma anche nascondere e diventare misteriose.
E chi racconta una donna meglio del suo cappello?
Un accessorio che si sta riprendendo il giusto posto nel guardaroba femminile, un po’ troppo trascurato negli anni passati o, erroneamente, utilizzato solo per proteggere dal sole cocente della campagna nei pomeriggi di lavoro.

Le Marchese del Gusto

Ma noi Marchese ben sappiamo che dietro la leggerezza si cela sempre qualcosa di più profondo e siamo andate al Museo del Cappello di Montappone (FM) ad approfondire il discorso.
Insieme ad Amerino Clementi abbiamo fatto un bellissimo viaggio partendo da una fascina di iervicella.
Orgoglio del fermano questo grano ha la peculiarità di avere un gambo lungo e flessuoso; la parte commestibile viene utilizzata per fare i maccheroncini di Campofilone mentre il resto viene raccolto, selezionato e intrecciato da mani esperte fino al risultato finale: il cappello fatto e finito.

Continua a leggere

Iervicella: un grano da Marchese

lemarchesedelgusto-iervicella-grano

Quando si parla di grano ci si immagina una dorata campagna marchigiana appena mossa dal vento caldo; le giornate lunghe e piene di luce, quando le mietitrebbie tagliano le fronde alte come tanti motoscafi in un mare prezioso e si lavora fino a che non arriva l’umidità della notte.
Si da il caso, però, che nel nostro girovagare degli ultimi mesi, periodo accattivante tanto per gli incontri che siamo riuscite a fare, quanto per le nostre vite al singolare sempre più in evoluzione, il grano è sempre tornato a farla da padrone. Sia per la ricerca costante di prodotti genuini, che per le battaglie sul prezzo di vendita, ora ai minimi storici, che per un certo museo che abbiamo visitato, quasi per caso, durante uno dei nostri fruttuosissimi tour enogastronomici.
Continua a leggere

Tagliatelle al Farro, con Fave in Porchetta, su crema di formaggio fuso: #‎labellezzaintavola‬ secondo Letizia

Labellezzaintavola_Davines_leMarchesedelGusto

A volte le ricette nascono nei momenti più impensati. Di solito mi succede quando apro il frigo e devo inventarmi qualcosa al volo, altre quando assaggio le proposte degli chef , a volte quando occorre alleggerire i piatti della tradizione. Questa l’ho pensata mentre Giammarco mi faceva lo shampoo e decantavamo le lodi dei prodotti Davines, naturali e sostenibili, alleati imprescindibili per la cura dei miei biondi.

Davines mi ha definitivamente catturata quando ho scoperto che una linea dei loro prodotti, per me tra le più efficaci, utilizza come materia prima alcuni prodotti Italiani tutelati da Slowfood, dai semi di Lenticchia di Villalba, all’oliva Minuta di Sicilia, fino alla Mandorla di Noto.

Qui, ricordo di aver pensato, si parla di salvaguardia del territorio e cura dei capelli, due cose che in genere bistrattiamo parecchio.

Tornando a noi, le Fave in Porchetta sono parte della tradizione culinaria marchigiana, appaiono sulle tavole in primavera per salutarci con il caldo dell’estate: la proposta ideale per partecipare a #davineslabellezzaintavola, offrendo una variante “primo piatto”, veloce e gustosa.

LeMarchesedelGusto_Davineslabellezzaintavola

Per le fave:
Di solito ne faccio sempre in abbondanza, considerato poi che sono le ultime della stagione, ne ho sgranate una quarantina per poi congelare quelle avanzate e potermele godere anche tra qualche giorno. Per cui, nel mio caso, ho fatto soffriggere quattro spicchi d’aglio, ma ne può bastare uno se cucinate una porzione per due. Appena rosolato, versate le fave condite con il finocchietto selvatico, aroma obbligatorio per questo tipo di ricetta. Dopo tre o quattro minuti, abbassate la fiamma, togliete l’aglio, regolate il sale e il pepe e lasciare andare per un’altra decina. Per completare, una spruzzata di vino bianco a fiamma alta e il gioco è fatto.

Per la crema:
Ho scelto il formaggio svizzero per la raclette, facile da fondere, ma va benissimo anche un pecorino fresco… anzi, fave e pecorino sono uno degli abbinamenti da pic-nic del Primo Maggio che più preferisco. Scaldate il latte e, prima che sobbollisca, aggiungete il formaggio tagliato a dadini. Non sono bravissima a raccontare le dosi esatte, lavoro molto “a occhio”, tendenzialmente preferisco iniziare con poco latte per evitare che il tutto risulti troppo liquido. Sempre meglio poco che troppo, si aggiusta tutto molto più facilmente. Lasciate che il formaggio fonda, lavorando il composto con la frusta o, in alternativa, con un mestolo di legno. Infine aggiungete il pepe, quando vedete che la crema ha raggiunto la densità desiderata. All’occorrenza, per restringere, usate un po’ di fecola di patate setacciata. Servono pochi minuti, al massimo 10/15, anche qui in base alle quantità.

Davineslabellezzaintavola_LeMarchesedelGusto

Cuocete le tagliatelle al farro e saltate allegramente tutto insieme, pasta, fave e crema. Se invece si vuole presentare il piatto vestito a festa, basterà adagiare un paio di cucchiai di crema sul fondo del piatto, per poi arrotolare sopra la nostra tagliatella con la fava. Il tocco in più? Un’idea di finocchietto a crudo al lato del piatto.

Mise en place: Le Maioliche by Tablecloths

Rosso zafferano

Ci riprovo! Eh sì perché non posso mica darla vinta all’allegrotta e panciuta famiglia di cinghiali che ad inizio estate ha pensato bene di far cena con i miei bulbi di zafferano…quelli che avevo selezionato con tanta cura la scorsa estate e che dopo qualche mese mi hanno regalato un misero (lo sapete vero che per ottenere un grammo di stimmi sono necessari 250 fiori e tanto lavoro certosino?!?!) ma come non considerarlo straordinario raccolto.

Riposti i tacchi da Marchesa (del Gusto), eccomi in versione easy (eh sì perché anche le Marchese indossano le infradito…) nel mio orticello a piantare i bulbi.

le marchese del gusto semina zafferano colline marchigiane

bulbi di zafferano marche Quest’anno, pensassero i famelici cinghiali di replicare il banchetto messo a punto nel mio orto, dovremmo  almeno salvare il raccolto e i bulbi per la prossima estate perché il recinto c’è (grazie alle mani d’oro del papà tuttofare) ed è pure elettrificato.

Titolo provocatorio? Tutt’altro…ma per favore appelliamo le cose così come sono. Per chi è abituato ad utilizzare lo zafferano in bustine (che altro non è che curcuma, di provenienza peraltro sconosciuta, addizionata con una piccola % di zafferano) la sua associazione con il giallo è alquanto scontata. Per i puristi, lo zafferano è solo in stimmi che altro non sono se

i pistilli dei fiori del Crocus Sativus raccolti nelle prime ore del mattino ed estratti con molta cautela per non sgualcirli prima che le corolle si aprano ed essiccati quindi lentamente, facendo in modo che si disidratino senza arrivare però al loro punto di rottura.

zafferano campagna marchigiana

(i bulbi in attesa di essere ricoperti di terra)

Facile capirne a questo punto il suo prezzo stratosferico. La sua quotazione oscilla dai 10.000 ai 13.000 € al kilo anche se poi in cucina ne bastano porzioni di grammo motivo per il quale tutti possiamo permetterci di acquistare gli stimmi dimenticandoci per sempre delle (non poi così economiche) bustine.

Parlando di zafferano, l’associazione con quello abruzzese di Navelli oppure con il sardo di San Gavino Monreale è quasi immediata. Pochi invece sanno che il territorio marchigiano ben di presta a questo tipo di coltivazione e che negli ultimi anni, complice anche la crisi e la riscoperta del mondo agricolo, diversi giovani imprenditori si sono affacciati a questo settore rendendo possibile l’acquisto e la selezione di bulbi marchigiani.

Lo zafferano è termosolubile ma al tempo stesso termolabile…rilascia cioè il suo aroma e il suo meraviglioso colore a contatto con un liquido caldo, a patto che non lo sia troppo. Gli stimmi vanno pertanto immersi in acqua/brodo tiepido qualche ora prima di essere utilizzati in cucina.

Lo scorso anno i miei stimmi sono finiti in vasetto ed hanno regalato profumo e tono ambrato ad un’inaspettata confettura di pere. Chissà quali idee in cucina nasceranno dal prossimo raccolto…stay tuned!

confettura-pere-e-zafferano fabrica del gusto

La Pesca Saturnia. Spagna vs Marche

di Dorina Palombi.

Sono appena tornata da Valencia, terra di arance, tinto de Verano e Fideuà. Una settimana all’insegna del buon cibo, del sole e della ricerca del vino migliore.
Ma, avendo affittato una casetta in un quartiere di pescatori, anche settimana all’insegna dei giri al mercato.

Mercat de Cabanyal

Dovete sapere che adoro i mercati. Ne amo i profumi, i colori, il vociare delle persone che si consultano per portare a casa il pesce più fresco o il prosciutto più saporito.
Io mi perdo tra di loro e mi sento a casa.

Mercat

C’è però sempre qualcosa che attira la mia attenzione. Può essere ogni genere di alimento, solitamente del luogo: un pimentòn, un queso azul o un jamòn..
Questa volta no.
La mia mente è stata riacciuffata da una pesca.

Era proprio lei, sono sicura. Ne ho subito immaginato la succosità, quella dolcezza succherina (ma non stucchevole) al palato, quella goccia sbarazzina da leccare furtivamente sul labbro o cancellare con la mano.
E la buccia, velluto sulla lingua.
Quello era, nella mia memoria, l’ultimo trascorso amoroso con la Pesca Saturnia, fiore all’occhiello dell’azienda tutta marchigiana, con sede a Civitanova Marche, di Marco Eleuteri.

Pesca Saturnia

Questa però era la rivale spagnola ed ero davvero curiosa di farne un confronto. Ed ecco quindi i 3 punti salienti della disfida della pesca platicarpa:

  1. In Spagna la produzione è davvero superiore rispetto a quella marchigiana, molto più selettiva nella vendita (industria vs artigianato);
  2. Esternamente sembrano molto simili. La pesca spagnola però perde completamente la sfida olfattiva. Ha infatti pochissimo profumo e, nonostante sia zuccherina non vince il confronto con l’aroma della Pesca Saturnia che è decisamente più persistente;
  3. Nonostante il giusto punto di maturazione, il gusto della pesca spagnola non convince appieno. Al palato infatti il grado zuccherino non è invitante  nonostante sia presente. Non è stucchevole, questo è certo, ma non ha un gusto completamente appagante. Si mangia una fetta ma si desidera di più.

Quindi, per tirare le somme, la coltivazione controllata, il clima differente, la minore umidità e il territorio collinare sono punti basilari che rendono la Pesca Saturnia vincitrice assoluta del gusto e del profumo.
Proprio come una donna che ti rapisce al primo incontro con il suo profumo dolce e avvolgente, con la sua pelle di seta e il suo bacio che si fissa indelebile nella memoria.

Nelle Marche, il territorio, non rende belle solo le persone..