Re Norcino – San Ginesio

La prima volta che abbiamo lavorato insieme a Re Norcino è stato in occasione del battesimo delle Marchese nel Gusto; proprio a casa, nelle Marche.
Quello che vedete in foto era il concetto che volevamo trasmettere: il cibo è piacere, divertimento, convivialità; qualcosa da prendere con le mani, sporcandosi per il gusto di leccarsi poi le dita.
Qualcosa che trasmettesse il senso di appartenenza a un luogo già dal profumo che emana dallo scartoccino, infilato insieme alla spesa del giorno.

Ecco perché ora, a Milano, ci siamo prese a cuore “i nostri amici norcini” con il desiderio di tendere la mano in questo momento complicato che no, non è ancora passato.

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Azienda vinicola Coppacchioli – Cupi di Visso

Non smetteremmo mai di raccontarlo, il vino pecorino.
Diversi sono stati gli articoli sul nostro sito e diversi i risultati in bottiglia con un comune denominatore: la freschezza.
Eccolo di nuovo, il nostro principe azzurro dei territori tra Ascoli e Macerata, con la sua tenacia e l’attaccamento alle radici.
Un vino coraggioso, quasi dimenticato e ora orgoglio della terra che dall’Adriatico va ad abbracciare i Sibillini.

Oggi vi parliamo di chi, il vino pecorino, lo produce a 1000 metri di altezza a Cupi di Visso (il vino pecorino più alto delle Marche).
3 lettere racchiudono il simbolo dell’azienda vinicola Coppacchioli: GLG ossia Gaia, Lucio e Ginevra, ultima generazione di una famiglia legata al territorio e alle tradizioni che ha deciso di riscoprire una viticoltura eroica e recuperare le vecchie viti ancora esistenti, lasciarle modellare dalle stagioni, protette dai venti freddi di montagna, consegnando poi il Primodicupi alla nostra tavola in una elegante bottiglia fregiata dal bassorilievo del santuario di Macereto “Offerta dell’Uva”

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Anisetta Rosati e le Marchese in farmacia

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Maltignano, Ascoli Piceno.
Correva l’anno 1861 quando nacque Umberto Rosati, da un’antica e nobile famiglia di lontane origini lombarde. Insomma, come le migliori storie, partiamo con il C’era una volta che tanto ci piace, narrando di una personalità dalle spiccate doti chimiche ed imprenditoriali.
Umberto, infatti, si laureò in Farmacia presso la Regia Università degli Studi di Camerino, diventando ben presto il proprietario dell’ Antica Farmacia Morganti in Piazza Arringo ad Ascoli Piceno, rendendola in poco tempo un luogo di riferimento, dallo spiccato buon gusto.

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Il museo del cappello di Montappone

Il museo del cappello di montappone

Ah, la vanità femminile!
Che bella cosa poterla esprimere attraverso gli accessori, potersi raccontare ma anche nascondere e diventare misteriose.
E chi racconta una donna meglio del suo cappello?
Un accessorio che si sta riprendendo il giusto posto nel guardaroba femminile, un po’ troppo trascurato negli anni passati o, erroneamente, utilizzato solo per proteggere dal sole cocente della campagna nei pomeriggi di lavoro.

Le Marchese del Gusto

Ma noi Marchese ben sappiamo che dietro la leggerezza si cela sempre qualcosa di più profondo e siamo andate al Museo del Cappello di Montappone (FM) ad approfondire il discorso.
Insieme ad Amerino Clementi abbiamo fatto un bellissimo viaggio partendo da una fascina di iervicella.
Orgoglio del fermano questo grano ha la peculiarità di avere un gambo lungo e flessuoso; la parte commestibile viene utilizzata per fare i maccheroncini di Campofilone mentre il resto viene raccolto, selezionato e intrecciato da mani esperte fino al risultato finale: il cappello fatto e finito.

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Iervicella: un grano da Marchese

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Quando si parla di grano ci si immagina una dorata campagna marchigiana appena mossa dal vento caldo; le giornate lunghe e piene di luce, quando le mietitrebbie tagliano le fronde alte come tanti motoscafi in un mare prezioso e si lavora fino a che non arriva l’umidità della notte.
Si da il caso, però, che nel nostro girovagare degli ultimi mesi, periodo accattivante tanto per gli incontri che siamo riuscite a fare, quanto per le nostre vite al singolare sempre più in evoluzione, il grano è sempre tornato a farla da padrone. Sia per la ricerca costante di prodotti genuini, che per le battaglie sul prezzo di vendita, ora ai minimi storici, che per un certo museo che abbiamo visitato, quasi per caso, durante uno dei nostri fruttuosissimi tour enogastronomici.
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Tagliatelle al Farro, con Fave in Porchetta, su crema di formaggio fuso: #‎labellezzaintavola‬ secondo Letizia

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A volte le ricette nascono nei momenti più impensati. Di solito mi succede quando apro il frigo e devo inventarmi qualcosa al volo, altre quando assaggio le proposte degli chef , a volte quando occorre alleggerire i piatti della tradizione. Questa l’ho pensata mentre Giammarco mi faceva lo shampoo e decantavamo le lodi dei prodotti Davines, naturali e sostenibili, alleati imprescindibili per la cura dei miei biondi.

Davines mi ha definitivamente catturata quando ho scoperto che una linea dei loro prodotti, per me tra le più efficaci, utilizza come materia prima alcuni prodotti Italiani tutelati da Slowfood, dai semi di Lenticchia di Villalba, all’oliva Minuta di Sicilia, fino alla Mandorla di Noto.

Qui, ricordo di aver pensato, si parla di salvaguardia del territorio e cura dei capelli, due cose che in genere bistrattiamo parecchio.

Tornando a noi, le Fave in Porchetta sono parte della tradizione culinaria marchigiana, appaiono sulle tavole in primavera per salutarci con il caldo dell’estate: la proposta ideale per partecipare a #davineslabellezzaintavola, offrendo una variante “primo piatto”, veloce e gustosa.

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Per le fave:
Di solito ne faccio sempre in abbondanza, considerato poi che sono le ultime della stagione, ne ho sgranate una quarantina per poi congelare quelle avanzate e potermele godere anche tra qualche giorno. Per cui, nel mio caso, ho fatto soffriggere quattro spicchi d’aglio, ma ne può bastare uno se cucinate una porzione per due. Appena rosolato, versate le fave condite con il finocchietto selvatico, aroma obbligatorio per questo tipo di ricetta. Dopo tre o quattro minuti, abbassate la fiamma, togliete l’aglio, regolate il sale e il pepe e lasciare andare per un’altra decina. Per completare, una spruzzata di vino bianco a fiamma alta e il gioco è fatto.

Per la crema:
Ho scelto il formaggio svizzero per la raclette, facile da fondere, ma va benissimo anche un pecorino fresco… anzi, fave e pecorino sono uno degli abbinamenti da pic-nic del Primo Maggio che più preferisco. Scaldate il latte e, prima che sobbollisca, aggiungete il formaggio tagliato a dadini. Non sono bravissima a raccontare le dosi esatte, lavoro molto “a occhio”, tendenzialmente preferisco iniziare con poco latte per evitare che il tutto risulti troppo liquido. Sempre meglio poco che troppo, si aggiusta tutto molto più facilmente. Lasciate che il formaggio fonda, lavorando il composto con la frusta o, in alternativa, con un mestolo di legno. Infine aggiungete il pepe, quando vedete che la crema ha raggiunto la densità desiderata. All’occorrenza, per restringere, usate un po’ di fecola di patate setacciata. Servono pochi minuti, al massimo 10/15, anche qui in base alle quantità.

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Cuocete le tagliatelle al farro e saltate allegramente tutto insieme, pasta, fave e crema. Se invece si vuole presentare il piatto vestito a festa, basterà adagiare un paio di cucchiai di crema sul fondo del piatto, per poi arrotolare sopra la nostra tagliatella con la fava. Il tocco in più? Un’idea di finocchietto a crudo al lato del piatto.

Mise en place: Le Maioliche by Tablecloths