Ciambellone alle nocciole e cioccolato

Alzi la mano chi non associa le prime ore del mattino al profumo di una tazza di caffè (e varianti) abbinata a una soffice e profumata fetta di ciambellone?
Inutile quindi dire che quando Molino Petrucci ci ha inviato diverse farine da provare, non avevamo dubbi sulla preparazione abbinata alla farina per dolci.

Perché alla fine, le ricette tradizionali sono tanto semplici quanto preziose. L’importante è avere ingredienti di prima qualità.
Abbiamo quindi pensato di abbinare alla farina di Molino Petrucci, granella di nocciole piemontesi per un tocco croccante e gocce di cioccolato fondente che non hanno bisogno mai di una motivazione.
Una preparazione talmente facile che può prevedere dei piccoli aiutanti; per la colazione della settimana, se resiste tanto a lungo.

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Pasta Luzi, i legumi come non li avete mai visti

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Ci si chiede spesso quale pasta sia meglio acquistare e ogni volta che si ha in mano la lista della spesa il dubbio ci assale: ad oggi, infatti, il problema dei grani che non fanno bene, delle farine eccessivamente raffinate e delle modificazioni genetiche è giunto anche alle orecchie del più distratto.
Quello che manca è spesso una guida, che sia un negoziante di riferimento che sappia ciò che vende e che offra prodotti con una certa filosofia e una certa etica o semplicemente un amico che ne sa di più e che sappia consigliare le alternative buone e sane. Manca, insomma, un’informazione che penetri, perché un messaggio così fondamentale non venga ignorato in mezzo ai volantini pubblicitari.
Allora oggi io ed Eleonora, in visita nelle nostre splendide Marche, facciamo le veci del consigliere e vi proponiamo un’alternativa ancora più diversa, e ancora più intrigante perché non di semplice pasta si tratta.

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Avevamo già parlato di un cereale buono e giusto, materia prima di una pasta che fa bene al palato e al fisco, oggi però pensiamo ad un blend, passatemi il termine. Si perché l’apoteosi del gusto, la sorprendente tenuta e il sapore bilanciato il signor Luzi lo ottiene dal mix di cereali e legumi.

Da generazioni la famiglia Luzi coltiva terreni nel centro Italia, sviluppando produzioni di cereali e legumi locali e seguendo i dettami di un’agricoltura sostenibile, nel rispetto dell’ambiente in cui si inseriscono, con l’obiettivo di produrre alimenti sani, prevalentemente integrali perciò ricchi dei principi nutritivi che la raffinazione dimentica lungo la sua tortuosa strada, nonché legati alla tradizione contadina marchigiana.

E così, dopo averne sentito parlare da Cibio, uno di quei negozi da prendere come punto di riferimento per volersi davvero bene, e dopo aver notato che, rispetto alle campagne di Serra de Conti dove stavamo passeggiando, l’azienda Luzi dista solo una mezz’ora…
Gianluigi Luzi ci ha accolte a braccia aperte, nonostante lo scarso preavviso e, in men che non si dica, ci ha immerse nel racconto delle terre circostanti, al confine tra la Provincia di Ancona e quella di Pesaro-Urbino.
Lo ammetto, ho vissuto un flash back, questo mio andare a “scovare” un prodotto che mi piace mi ha improvvisamente catapultata indietro di due anni, a quando frequentavo il Master dell’Università di Scienze Gastronomiche a Pollenzo, e la mia vita era circondata da persone appassionate, produttori caparbi e frutti della natura gustosi e dai mille benefici.

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E allora li, mentre Gianluigi ci parlava in maniera pacata e consapevole, osservavo i suoi occhi che brillavano, che raccontavano la stessa storia in parallelo, fatta di sacrifici, soddisfazione e passione ardente. Ho pensato, guardando la mia Eleonora uscire felicissima con una campionatura di prodotti Luzi, che ho fatto proprio bene a tornare a casa e trasportare qui lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di scoprire, sebbene sia più difficile, tante persone ancora non mi capiscano e la fatica ancora non sia affatto ripagata.

Quindi, nell’attesa di una ricettina di pasta a tutto legume, consiglio vivamente di dare un occhio al sito Luzi Food e immergersi nella varietà di offerte, dai nomi a volte proprio stuzzicanti. I miei preferiti? Tutto e niente e Solo Legumi…

 

Cinque consigli gourmet per affrontare la primavera

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La primavera: i fiori che sbocciano, le giornate che diventano più lunghe, il meteo più clemente. Si certo, ma anche il cambio di stagione, incubo di ogni donna; le allergie più svariate che ti pestano il viso che neanche un boxer; e la sonnolenza, che se uno potesse poltrire, dormirebbe fino all’aperitivo.
Ora, ammesso e non concesso che si possa rimandare il cambio armadi, che si riesca a trovare un antistaminico potente e senza controindicazioni… la sonnolenza, nelle Marche, passa da sé, basta decidere dove andare a cena. Noi Marchese, che vediamo sempre il bicchiere mezzo pieno, corriamo ai ripari e vi forniamo una brevissima ma molto molto intensa lista di idee, per sconfiggere i malanni di stagione.

Se la maledetta primavera deve inevitabilmente arrivare, meglio coglierne il lato gourmet.

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Nella botte piccola c’è… una Marchesa! Cronache di una due giorni Sibillina.

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Nella botte piccola c’è il vino buono, questo si sa da generazioni. E da generazioni è la risposta al proverbio Altezza mezza bellezza, nella gara ancestrale tra donne minute e spilungone. Ogni uomo che si rispetti, poi, vorrebbe la botte piena e la moglie ubriaca, anche perchè se le donne sono Marchese, hai voglia a spendere per farle ubriacare… I più mediatori, invece, danno un colpo al cerchio e uno alla botte, detto tipico di quell’ italianità un po ruffiana, un po democristiana, un po paciera.

Mai nessuno però si era messo in testa di dormirci dentro. O meglio, di installare due confortevoli botti nel cortile di casa e trasformarle in un soggiorno romantico, goliardico, suggestivo, mangereccio e comodo. Mai nessuno prima di Norma Piconi, alias la bella Signora che a Roccafluvione possiede il Rifugio dei Marsi, B&B ai piedi dei Monti Sibillini: stanze arredate in stile rustico-chic, bagno turco… e due botti per le coppie più originali, una adibita a giaciglio, l’altra a salottino+servizi. 

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Un Bucci tira l’altro

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Le campagne tagliate dall’Arceviese, la famosa via che collega l’entroterra al mare di Senigallia, è tempestata di pietre preziose. Una delle più luminose di sempre, con i suoi 400 ettari di fertilità, è l’azienda Agricola Fratelli Bucci, che molti conoscono come Cantina Bucci.

Ampelio Bucci, la colonna portante della famiglia, il Professore, pietra miliare della vite qui in zona e la cui fama è diffusa ben oltre le Marche, è un mito vivente. Un uomo aperto, di mondo, morbido come le sue colline, come disse un giorno Farinetti, e allo stesso tempo solido, che difende la biodiversità delle sue terre e le conosce. Uno che ti guarda dall’alto della sua statura e dritto negli occhi, dicendoti di dargli del tu. In quel modo fermo e delizioso, che non ammette repliche.

E’ proprio così che l’ho conosciuto, a Milano, durante Identità Golose di qualche anno fa. Tramite un amico comune, ci siamo ritrovati a dividere un piatto di risotto gourmet con in mano una bollicina. Era la pausa pranzo e io l’ho divisa con il Professore, mio vicino di terreni, personaggio imprescindibile di quel meraviglioso mondo racchiuso sotto il nome di Verdicchio. Che occasione e che orgoglio.

Il suo vino, lo so, ha imparato da lui la capacità d’invecchiare. E, citando Scanzi, “proprio la capacità d’invecchiare, teoricamente un ossimoro per i bianchi, è spesso ciò che distingue un vino normale da un altro ambizioso”. A mio avviso, lo stesso avviene per donne e uomini speciali, che danno il meglio di loro stessi in età matura e consapevole, sapendo sfruttare le stagioni che scorrono.

Si chiama Ampelio come suo padre, anarchico anticlericale, il quale era convinto non esistesse un Sant’Ampelio e quindi il nome potesse essere tramandato al figlio, assieme alla libertà di pensiero. Insomma Nomen Omen, anche se Ampelio non nasce come agronomo ma come uomo di marketing legato perlopiù alla moda.

“Curioso partire dalla moda – quanto di più glamour- per concepirne un vino – quanto di più contadino- ma è così che a volte accade.” [Scanzi]. Come dire: le strade del Verdicchio sono infinite, ed è una fortuna che quest’uomo abbia deciso di dire la sua in proposito.

E’ un uomo concreto, dal raffinato intelletto, sapientemente accompagnato dalla robustezza di carattere e dal buon senso mezzadrile. E’ il prodotto delle sue origini e delle sue scelte, è la rappresentazione delle strade percorse, come ognuno di noi. A differenza del fatto che, una delle strade da lui percorse, ha creato uno dei prodotti più fieri e premiati dell’entroterra marchigiano.

AmpelioBucciQuando Bucci padre decise di acquistare i terreni, la cantina era già presente, risalente agli anni 30 e così, in sostanza, è rimasta, a sostegno dell’efficienza più che del lustro.

Ecco qui il Marchigiano, originale al 100%, un poeta che realizza, niente voli pindarici.

Cantina che, ad oggi, produce 4 vini: Bucci, Verdicchio Classico dei Castelli di Jesi, un Signor prodotto; Villa Bucci Riserva, il mio primo Verdicchio serio, elegante, il mio primo amore, raro perchè prodotto solo in annate particolarmente positive; Pongelli, Rosso Piceno beverino e facile, ma non per questo da sottovalutare e infine Villa Bucci Rosso, anch’esso prodotto in annate favorevoli, un Rosso Piceno giustamente ambizioso.

C’è gente a cui succede con le ciliegie. A me con i Villa Bucci.

Lo street food da Pianura: un carrettino e i pesciolini fritti

di Eleonora de MarchiPianura padana
Che dire: il cibo di strada, accompagnato da una bevanda, appartiene alla nostra tradizione dal Nord al Sud dell ‘Italia.
Ai mercatini, alle fiere, a tutti gli appuntamenti sportivi nei centri storici e davanti alle discoteche troviamo delle bancarelle più o meno provvisorie ma anche furgoncini e carretti ambulanti attrezzati per l’occasione.

Il cibo di strada, ora chiamato all’inglese street food, è cultura, tradizione e qualità ; diverso da provincia a provincia, in alcune parti d’Italia più sentito, ma sempre una grande filosofia del rompi digiuno.

 

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