Il vino pecorino di Arquata del Tronto

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Vi abbiamo già raccontato della nostra visita ad Arquata del Tronto, di come l’abbiamo trovata dopo il terremoto che l’ha distrutta ad agosto e della grande volontà di guardare positivamente al futuro.

Oggi vi portiamo nuovamente tra i Sibillini con una delle risorse agroalimentari del territorio: il vino pecorino.
Un prodotto che noi Marchese amiamo particolarmente e che desideriamo farvi conoscere attraverso un excursus storico che parte dai monaci benedettini e arriva alle tavole apparecchiate per il pranzo.

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La storica Cantina Quaresima e i suoi eterni ragazzi in vigna

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Sono stati miei fedeli alleati durante la Festa dell’Uva di quest’anno, sarà un po’ per la vicinanza dello stand al portone di casa Federici, un po’ per il sorriso coinvolgente di chi pensa “Mi sembra di conoscerti ma non sono sicuro, nel dubbio saluto… e pure due volte”, un po’ perché la loro bollicina ha saputo intervallare ore di agonismo a suon di Verdicchi ruspanti, che solo una buona percentuale di sangue cuprense riesce a sostenere.
Se sono viva e vegeta, insomma, lo devo anche un po’ a Fabrizio Quaresima, volto scanzonato di un eterno ragazzo innamorato delle poesie in vigna, fedele alle storie di casa, di quelle contadine e sincere.

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I sogni che diventano progetti e un vino che parla del Piceno

Porto San Giorgio

Oggi vi vogliamo raccontare di un vino e, per incuriosirvi, abbiamo deciso di partire da questa foto.
Perché la bottiglia in questione ci piace prima raccontarla attraverso suggestioni, immagini, ricordi che siano facilmente riconducibili a un linguaggio universale comprensibile a tutti.
Crediamo fortemente che gli incontri (di lavoro o personali) debbano iniziare con il rumore di un cavatappi che cigola davanti alla resistenza del sughero e si debbano concludere con calici vuoti e sorrisi sinceri.

Bevendo gli uomini migliorano:
fanno buoni affari,
vincono le cause,
son felici
e sostengono gli amici.
-Aristofane-

Pensate per un istante. Qual è il motivo per cui vi ricordate di alcuni vini e non di altri? Forse per i momenti che avete vissuto intorno a quella bottiglia? E consigliandola ad un amico, inconsciamente, riportate alla mente l’aroma del vitigno o di quel bacio dato come arrivederci?

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Bianchello del Metauro

di Dorina Palombi

Bianchello del Metauro

“Mai cedere, rubare, ingannare o bere… ma se devi cedere fallo fra le braccia della persona che ami; se devi rubare ruba il tempo che vuoi per te; se devi ingannare, inganna la morte… e se devi bere inebriati dei momenti che ti tolgono il respiro.”

Questa è una delle citazioni che preferisco ed è perfetta, a mio avviso, per raccontarvi il vino di oggi e l’abbinamento che ho scelto per lui.
Il tema? La leggerezza.

Vi capita mai di vivere le cose in maniera più frivola dal punto di vista altrui?
Di trovare comunque il bicchiere mezzo pieno?
Di uscire dai casini, e respirare a pieni polmoni?
Eccola, allora la leggerezza.
Mai come in questo periodo cerco di focalizzarmi su di essa e trovare la positività.
E la immagino come un vino bianco, come qualcosa che fa sorridere e scalda l’animo, facendolo volare per qualche ora.

..se devi bere inebriati dei momenti che ti tolgono il respiro

Il Bianchello del Metauro è proprio il vino che incorpora in sé questa frase: leggero, perfetto per ogni occasione, semplice alla beva, socievole e conviviale.
Forse, e dico forse, vino minore della nostra regione -rispetto a Verdicchio o Pecorino- ma non meno di terroir.
Rappresenta infatti un vino DOC della Provincia di Pesaro e Urbino, prodotto in una realtà geografica che dall’Adriatico arriva ad abbracciare la dolcezza dell’entroterra, donando al calice una sapidità che si sposa con fiori bianchi e frutta estiva.

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Peruzzi: una bollicina veneta tra le colline marchigiane

di Letizia Federici

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Oggi vi raccontiamo una storia di bollicine e contaminazioni, parole che nel Marchesato vanno davvero alla grande.
E’ la storia di una donna -anche questo ci piace molto-  non tanto per partito preso, quanto per la naturale capacità di trasmettere passione che la genetica ci ha regalato (non me ne vogliano i maschietti): per la caparbia e la capacità di organizzare la propria vita in maniera trasversale, per la fierezza che brilla negli occhi di chi ce la fa nonostante le troppe cose da fare, per la femminilità che regala poesia al racconto.

Una sera al Gallo Rosso mi sono innamorata della sua storia, un blend veneto-marchigiano come i suoi prodotti, durante una cena che ha lasciato il segno. Non a caso il suo spumante dava il via alle danze.
Lei si chiama Liana Peruzzi, è nata a Vicenza e cresciuta nelle colline limitrofe, e questo è un assaggio di quello che ci ha raccontato per Le Marchese del Gusto.

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Ci racconti come una Veneta arriva nelle Marche

I miei genitori acquistarono una piccola proprietà nelle Marche nel 1979 e durante le vacanze ne approfittavo per raggiungerli e dar loro una mano in vigna e in cantina. Per me era aria di vacanza, lavoravo in zona Varese che, seppur bellissima, non riuscivo a godermi. Ai tempi lavoravo come direttrice tecnica di una media impresa del settore alta moda: il ritmo concitato della città, lo stress delle scadenze e la vita chiusa in una quotidianità che mi andava stretta.
Un giorno di primavera del 1997 telefonai a mio padre dichiarando che era mia intenzione dare le dimissioni e iniziare un nuovo percorso. Dopo il lungo periodo di preavviso obbligatorio, il 24 Dicembre, con una nebbia che si tagliava col coltello, partii a bordo di un furgone prestato da mio fratello, carico della mia vita precedente diretta a Monte Roberto.
Avevo 39 anni e tanta voglia di qualcosa di nuovo.

Il vino è anche il riflesso del territorio: cosa c’è di veneto e cosa di marchigiano nei vini Peruzzi?

Di marchigiano ci sono il terroir ed il vitigno, il Verdicchio, che i miei hanno scelto di piantare nei due ettari che ancora coltivo, mentre veneta è stata la scelta di utilizzare quest’uva per farne uno Spumante Metodo Classico.
E, cosa non da poco, abbiamo costruito localmente tutta la filiera, dalla coltivazione dell’uva alla vendita diretta, quando i pochi produttori di bollicine presenti sul territorio mandavano ancora il vino a spumantizzare al nord.
La sfida è stata creare tutto questo in un territorio particolare, in cui il Verdicchio veniva considerato un vino da consumare velocemente.

Un pregio e un difetto del suo territorio d’adozione

Il bello delle colline marchigiane?
Il clima e la vicinanza sia al mare che ai monti. E’ una regione ancora abbastanza selvaggia, come piace a me, dove i paesi si distinguono l’uno dall’altro, mentre ormai al nord sono spesso collegati da infinite periferie che ne affievoliscono le singole identità.
Al contrario, dopo anni che vivo qui, non riesco ad identificare un neo alla mia nuova casa, quantomeno che non si possa anche trovare altrove.

L’abbinamento che lei preferisce tra un vino e una ricetta Marchigiana

Domanda difficile, mi piace sperimentare. Trovo che spesso il bere bene dipenda più da chi condivide con te la bottiglia che da cosa c’è nel piatto. Se proprio devo fare un esempio, trovo che il mio Metodo Calssico del 2011 sia perfetto con le Olive Ascolane di Case Rosse.

 

Dopo aver assaggiato ciò che produce e ascoltato con trasporto le sue parole, mi viene seriamente il dubbio che sia anche lei una Marchesa… 😉

Il presidio del Caffè del Teatro

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Il calice di vino a fine giornata, di quelli accompagnati dal sospirone di stanchezza e sollievo o quello della pausa prima di cena, quando la serata davanti al pc è ancora lunga. Le chiacchierate su problemi da risolvere o quelle frivole da bar, i confronti con gli amici, le risate a squarciagola, il giro che questa volta pago io e il prossimo ci pensi tu.
La certezza di poter passare di la e c’è sempre qualcuno con cui scambiare due parole, il saluto accogliente di Mirko, il proprietario, che senza neanche chiederlo ti prepara un calice di Vigna delle Oche, “il solito”.
Sono sedici anni che questo luogo si prende cura di noi, tanti amici del mio gruppo hanno lavorato dietro questo bancone e tanti barman sono poi diventati amici. Ci si trova sempre li, è l’appuntamento fisso, è quel luogo ormai così parte delle nostre vite, che non c’è neanche bisogno di specificarlo.
Per questo il nostro ritrovarci agli stessi sgabelli di legno accanto all’entrata noi lo chiamiamo Il Presidio: siamo parte dell’arredamento, ci piace dire, e ci piace pensare che la nostra presenza regali un po di colore all’atmosfera. Senza contare poi i compleanni, i capodanni, le vigilie di Natale, i weekend lunghi in cui si decide di restare a casa… sono sempre inaugurati al Caffè del Teatro, in Piazza della Repubblica a Jesi.
Quindi oggi chiudo il becco e apro il mio album dei ricordi, perché ci sono certe cose che solo la fotografia riesce a passare, persino quella dei selfie a tarda ora.

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Le Marche a braccia aperte: FILODIVINO

di Letizia Federici

Le Marche sono quel territorio ancora un po’ incompreso, fatto di accoglienza discreta, di eccellenze racchiuse in cantina, di sapori contrastanti dai gustosi abbinamenti. Sono il territorio del mare cristallino e delle spiagge gonfie di ombrelloni, delle colline dolci e poi ispide e rocciose, che portano in montagna; dei laghi ghiacciati e dei caldi campi di grano, dei profumi che accolgono senza invadere l’intimità dei sensi.

Come ogni bellezza, non può che essere ricca di contrasto, sfaccettata e in parte misteriosa.

Abbiamo sempre detto, nel Marchesato, che la differenza arricchisce e permette di scoprire anche nuovi lati del quotidiano… e non parliamo semplicemente di paesaggio.

Credits: Fotogenia
Credits: Fotogenia

Con l’articolo di oggi vogliamo raccontare una realtà a tutti gli effetti marchigiana, plasmata dalle menti creative di quattro soci che, fino qualche anno fa, poco avevano a che fare con la nostra regione. Loro si chiamano Alberto, Gian Mario, Francesco e Paolo, si sono conosciuti in tempi non sospetti lavorando per la stessa azienda nel milanese, che produceva un filo. Si sono trovati, insieme hanno creato un management giovane e brillante, intraprendente e sognatore. Hanno superato diverse battaglie facendo squadra, sono diventati amici veri e si sono scoperti appassionati amatori di vino.

Credits: DauiHappyDrawing per Filodivino
Credits: DauiHappyDrawing
per Filodivino

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